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Giovedì 22 Giugno 2017

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19 marzo

Lettere al Direttore

Ne parlo con...

TAGLI TROPPO PESANTI
IL PRONTO SOCCORSO È UNA CRITICITÀ DEL SSN
Gentile direttore,
in effetti il pronto soccorso è una della criticità del sistema sanitario nazionale (vedi articolo pag. 12 de ‘La Provincia’ del 16 marzo ‘5 ore per essere dimesso’). Per meglio capire dove il S.S.N. si sta muovendo, viene in aiuto uno studio fatto dalla Fondazione Gimbe (Evidence for heat) presidente Nino Cartabellotta e pubblicato sul mensile Altroconsumo di marzo. Per rispettare i L.E.A acronimo che sta per livelli minimi di assistenza, sono stati aggiunti 800 milioni di euro che porta la spesa sanitaria a 113 miliardi il 6.8% del Pil(nel 2011 era del 7%). Gli altri Paesi del G7, nello stesso periodo sono passati dal 7,9 all’8,2 per cento. Per il 2017 a carico dei cittadini (ticket vari) 60 milioni di euro. Dal 2010 sono stati fatti tagli alla spesa sanitaria pari a 35 miliardi di euro (20% ei quali erosi da sprechi cattive gestioni e corruzioni varie). Tutto questo ha comportato dal 2009 al 2014 una riduzione del 9% posti letto 18% di giornate degenza e 19% di tagli al personale sanitario (2010-13). Per le lunghe liste di attesa o costi troppo alti nel 2016 l’11% delle famiglie ha rinunciato volontariamente alle cure il 16% ha deciso di rimandarle per un totale dal 2014 di 11 milioni di persone. Dal 2009 al 2015 sono aumentati i del 77% i ticket sui farmaci del 41% ticket per prestazioni e 22% per spese visite mediche negli ospedali. Dalla ricerca emergeva che nel 2014 si sono spesi 33 miliardi di spesa privata (compreso penso anche le cliniche private). Ho cercato di fare sintesi di un articolo decisamente lungo. Dietro questi freddi numeri si declinano poi tutta una serie di difficolta di chi deve gestire l’operatività quotidiana del sistema sanitario nazionale. Mi permetta una banale battuta alla Sherlock Holmes: ‘Le impronte dell’assassino stanno nel taglio’.
Giancarlo Dati
(Castelleone)

CREMONA, IN VIA ERNO
OLMI ABBATTUTI IL COMUNE RISPONDA
Egregio direttore,
ho visto lo scempio compiuto dalle motoseghe in via Erno e riportato su Spazio Aperto nel giornale di ieri. Mi chiedo e le chiedo: erano tutte malate quelle piante? Mi sembra strano e comunque la sollecitazione del lettore merita una risposta convincente. A beneficio di chi non ha letto la lettera firmata da Silvio Osvaldo Casaleno ricordo che sono stati abbattuti olmi vecchissimi.
P. G.
(Cremona)

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Le foto dei lettori

Signor direttore, ho scattato questa fotografia in via de Stauris a Cremona ma avrei potuto farlo anche altrove. Se questo è il nuovo modello della raccolta differenziata siamo a posto! Betty Poli (Cremona)

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L’ANALISI

SI CAMBIA SCRP, MA COSÌ POTRÀ SOPRAVVIVERE ECONOMICAMENTE?
Si cambia lo statuto di Scrp e si discute del piano industriale della società, ma non si pone la madre di tutte le domande: il nuovo soggetto potrà sopravvivere economicamente? E’ impossibile rispondere d’emblée sì o no. E anche dopo lunga riflessione è difficile giungere ad una conclusione.
Quanto costerà ai soci la nuova Scrp? La domanda metterebbe alle corde anche Nostradamus.
I dipendenti sono professionalmente preparati a sostenere i compiti che li aspetta dopo il restyling societario? Il dubbio è stato sollevato in maniera precisa e coraggiosa da Gianni Rossoni, sindaco di Offanengo, durante l’assemblea dei soci dell’8 febbraio scorso. Se la perplessità di Rossoni risultasse fondata quali prospettive si aprirebbero per gli attuali lavoratori? Verranno rimpiazzati con figure professionalmente più adatte ai bisogni alla nuova mission di Scrp o saranno riqualificati? Se si optasse per la sostituzione del personale dove verrà ricollocato quello in sovrannumero? In Scrp lavorano quattordici persone, quantità compatibile con il futuro ruolo della società, oppure eccessiva? Qualora quattordici dipendenti risultassero troppi si ritornerebbe all’interrogativo precedente: gli esuberi come verrebbero reimpiegati?
Quanti dei soci attuali si avvarranno del diritto di recesso? Non è questione da poco. Più comuni se ne andranno, più aumenteranno le spese per i restanti. E qui sta il cuore del problema: il rapporto costi/benefici per i singoli soci. Se il ruolo preminente della futura Scrp sarà di centrale unica di committenza (Cuc) con alcune funzioni ausiliarie, è lapalissiano che l’utilizzo di tali servizi non sarà omogeneo per tutti i soci. Si verificherebbe una sproporzione enorme tra la quantità e l’impegno finanziario degli appalti di Crema rispetto a quelli di un qualsiasi altro comunello di mille, duemila, tremila abitanti.
L’esperienza di Scrp come centrale unica di committenza non è stata tra le più brillanti. Il ballo della gara per l’appalto di igiene ambientale è iniziato da oltre tre anni, ma la musica non è ancora finita. Scrp è ancora in pista. Una maratona danzante da fare impallidire quella tragica di Non si uccidono così anche i cavalli?, regista Sydney Pollack, protagonista Jane Fonda. Senza contare la squadra di consulenti impiegati per allestirla. Un pool esterno da fare concorrenza al team impiegato dalla Nasa per progettare l’Apollo 11 che portò Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla luna.
E sorge il dubbio che le vicissitudini per la gara di igiene ambientale abbiano spinto alcuni comuni a rivolgersi a Brescia e Lodi come centrale di committenza per l’appalto di illuminazione pubblica.
I piccoli comuni che vantaggio traggono ad avere Scrp come centrale unica d’appalto? Nessuno vieta che, per gare di una certa consistenza, ricorrano ad altre centrali uniche di appalto collaudate e con tempi meno biblici per concludere il lavoro. Comunque per appalti di servizi e forniture i lillipuziani possono fare da sé fino a 40mila euro, mentre per i lavori è concesso loro di arrivare a 150mila. Oltre serve la Centrale unica di committenza. In una legislatura in quanti appalti oltre tale soglia si imbatte un piccolo Comune? Pochi. Pochissimi. In tre anni, al comune di Casale Cremasco Vidolasco, 1950 abitanti, non è mai accaduto.
Quale sarà il destino della controllata Consorzio.it e dei suoi otto dipendenti? Quale interesse hanno i piccoli comuni a mantenerla in vita? Nessuno. Un esempio? Il PagoPA, sistema per i pagamenti online e relativo tutti i comuni d’Italia. Poco più di un anno fa Consorzio.it si era offerto come partner tecnologico e aveva proposto per i Comuni fino a 2000 abitanti un costo annuo del servizio di 1500 euro che saliva 1800 euro per quelli tra 2001 e i 5000 abitanti. Si arrivava a 2000 euro per la fascia 5001- 8000 abitanti e si raggiungevano i 2700 euro per quelli nel gruppo 8001-15000 abitanti. Si passava a 3500 euro per comuni compresi tra 15001 ai 25000. Oltre i 25000 abitanti la tariffa era di 4500 euro. In soldoni ad un comune di 1500 abitanti il servizio sarebbe costato 1 euro per abitante. Ad uno di 3000 abitanti 0,6 euro. Ad uno di 10000 abitanti 0,27 euro. A Crema, 34000 abitanti 0,13 euro. Con Consorzio.it il comune di 1500 abitanti avrebbe pagato - per abitante - sette volte e mezzo di più della città. Quello di 3000 abitanti quattro volte e mezzo di più. Quello di 10 mila, due volte di più. Piccoli e mazziati.
La nuova Scrp potrà sopravvivere? Bella domanda, ma si eviti la fatica per rispondere. Tempo perso. Inutile anche l’Acutil fosforo al tempo dei nonni viagra del cervello. Non rimane che attendere l’illuminazione dello Spirito Santo e, per i piccoli Comuni, valutare il recesso. Pagare per chi? Per vedersi imposto con diktat sovietico – come è avvenuto - l’inserimento della pulizia dei mercati tra i servizi essenziali nella gara di igiene ambientale? No, grazie.
Antonio Grassi
(Sindaco di Casale Cremasco Vidolasco)

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Ladro ucciso nel Lodigiano
Solidarietà all’oste
La vittima resta lui
Egregio direttore,
sparare è stato un errore dettato dalla paura di essere aggredito in casa propria da quattro delinquenti, probabilmente non alla loro prima esperienza, e questo lo ha ammesso anche il signor Cattaneo, preoccupato della propria incolumità e dei suoi famigliari. Forse farsi massacrare da questi delinquenti, come spesso avviene, sarebbe stato più umano e corretto.
Forse i ladri sarebbero scappati se solo il signor Cattaneo avesse gridato ‘al ladro, al ladro’. Forse, probabilmente...
Parole vuote e incerte. Di certo rimane la continua violazione della proprietà privata messa continuamente in discussione da persone come il dottor Francesco Nuzzo (tra l’altro ex magistrato) e dal signor Domenico De Lorenzo.
Quanto avvenuto, il signor Cattaneo non se l’è certamente cercato ma, purtroppo, gli è capitato, suo malgrado. Dimenticavo, i lividi e le escoriazioni sul corpo mostrati in televisione sono forse una forma di autolesionismo del signor Cattaneo? Non è mai stata mia intenzione istigare alla violenza, come invece fanno certi ex-magistrati (vedi il sindaco di Napoli), ma esprimere piena solidarietà ad un onesto cittadino. Del resto mi sembra di essere in numerosa ed ottima compagnia.
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

E' un gesto di dignità
Seppellire i bimbi abortiti è importante
Signor direttore,
il seppellimento dei bambini abortiti nei cimiteri è un atto importante per dare loro dignità almeno nella morte, quella dignità che con una legge dello Stato e quindi con la nostra complicità gli abbiamo tolto in vita! Inoltre è importante anche a livello educativo e di formazione delle coscienze per il fatto stesso che se si seppellisce nei cimiteri qualcosa è perché quella cosa era un essere umano ed era viva. Non dimentichiamoci inoltre che seppellire i morti è una delle sette opere di Misericordia Corporale che rende onore ai figli di Dio, tempi dello spirito. Per chi non lo sapesse dal 2007 in Lombardia i bambini abortiti devono per legge essere seppelliti mentre nel resto d’Italia a meno che non esistano convenzioni tra Ospedali e Associazioni quali ‘Difendere la Vita con Maria’ di don Maurizio Gagliardini i bambini abortiti vengono inceneriti. (...) Restiamo umani, dobbiamo sentire su di noi il dolore di ciò che viene fatto ai nostri fratellini più piccoli e indifesi. (...)
celsi.giorgio@gmail.com