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Martedì 17 Ottobre 2017

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18 marzo

Lettere al Direttore

IL CASO
Scarsa pulizia al cimitero e con i piccioni serve l’ombrello

Egregio direttore,
vorrei evidenziare la situazione di pulizia del nostro cimitero, ieri ho fatto visita ai miei defunti in un androne del cimitero e per poter entrare ho dovuto fare il salto della cavallina per non pestare i prodotti dei piccioni, purtroppo mi ero dimenticato di portare l’ombrello. È mai possibile che i servizi ai cittadini siano di ben lunga inferiore ai tributi che il comune chiede agli stessi. Non voglio entrare nella gestione del personale addetto alle pulizie del cimitero ma penso che servirebbe un controllo maggiore.
Ettore Cavalleri
(Cremona)

Il cimitero cittadino è un luogo molto frequentato e registro tante lamentele in questo senso. Mi auguro che l’amministrazione comunale spieghi e soprattutto intervenga.

L’INTERVENTO
Globalizzazione
I populismi sono la nuova ‘resistenza’

Grazie a un talentoso giovanotto c’è da qualche giorno la ‘prova provata’ di quel che in fondo sapevamo da un pezzo. Le nostre navi non si limitano a soccorrere i migranti in acque nazionali o internazionali. Li prelevano in acque libiche, praticamente a domicilio, fornendo così prezioso supporto a quegli stessi scafisti che le nostre istituzioni minacciano poi di pene esemplari nelle loro periodiche esibizioni muscolari. È una scontata verità, ma ci porta dritto a un curioso paradosso. L’argomento comunemente invocato riguardo alla questione profughi è infatti la doverosa fedeltà ai valori della civiltà europea. Spiegazione apparente. Resta infatti da dimostrare cos’abbia in comune coi ‘doverosi valori’ un fenomeno in cui l’originaria componente umanitaria sta ormai degenerando in una gigantesca speculazione condotta sulla pelle delle nostre fasce sociali più deboli. Cos’è mai, dunque, questo famoso spirito dell’Occidente? È infinite cose ma, in prima battuta, è civiltà del diritto, della legalità, delle libertà personali. È soprattutto la civiltà in cui il lavoro ha conquistato nei secoli tutele e dignità crescenti fino a diventare nel sentire comune e nella cultura giuridica uno dei luoghi decisivi in cui uomini e donne si realizzano e costruiscono identità personali e collettive. Ma se dire Europa è dire questo, o almeno anche questo, la faccenda si complica. Si affaccia infatti un dubbio talmente vistoso da non poterlo proprio ignorare. La globalizzazione che stiamo sperimentando è davvero, come ci raccontano, un coerente stadio evolutivo dei principi più alti della nostra civiltà?

Oal contrario, è una specie di autonomo ‘gigantismo’ della sfera economica e finanziaria che, per imporsi e ridisegnare rapporti di forza su scala mondiale, esige il sacrificio di molti di quei valori? Circola al riguardo una intelligente provocazione: i famosi populismi altro non sono che la Resistenza del terzo millennio, la risposta di libertà che i popoli istintivamente oppongono alla natura intimamente totalitaria della globalizzazione. Si tratta ovviamente di un totalitarismo diverso da quello sperimentato nel ‘900, coi suoi eserciti, polizie segrete, riti e miti, folklori e orrori. Tuttavia del totalitarismo possiede alcuni attributi essenziali: cerca a forza uno spazio vitale, comprime spietatamente il costo del lavoro e la sua facoltà contrattuale buttando, coi flussi migratori, milioni di disperati a prezzo stracciato sulla bilancia del mercato. Presenta, in fine, il più sottile e diabolico degli attrezzi totalitari: una poderosa macchina propagandistica per plasmare il nuovo materiale umano, docile e indifferenziato, di cui ha bisogno. Lo schema è relativamente semplice, pochi burattinai e milioni di uomini e donne riformattati nella centrifuga di una poderosa omologazione planetaria: stesso cibo, stessi abiti, stesse fiction televisive, stesse rotte nel web, stesso analfabetismo di ritorno, stesse docili inclinazioni consumistiche, stessa aggressione perfettamente orchestrata ai luoghi fondanti di ogni costruzione identitaria: famiglia tradizionale, ceti, classi sociali, articolato universo dei corpi intermedi. Il quadro non rallegra.

Il cosiddetto populismo diventa dunque il luogo cumulativo degli anticorpi che milioni di uomini e donne legittimamente producono a difesa dei propri minacciati mondi vitali. È un complesso intreccio di ragione e sentimento, di intuito e ingenuità che spesso tuttavia confonde ciò che non va confuso, buttando tutto, malanno e potenziale rimedio, nell’unico calderone delle grandi criticità contemporanee: l’euro, l’impoverimento, il terrorismo, le insicurezze quotidiane, la pochezza delle classi dirigenti e di un’Europa che ci delude. Una sommatoria realistica ma pericolosamente sbrigativa che cavalca negazioni frontali senza porsi quelle domande intermedie che in genere conducono a meno istintive ma più affidabili verità. È vero, sappiamo purtroppo cos’è stata la vita con l’euro. Ma non sappiamo cosa sarebbe stata se l’ombrello della moneta unica non ci avesse protetti. Sappiamo che questa Unione europea è per ora una rissosa casa mal costruita che per restare in piedi esige cambiamenti profondi. Ma non sappiamo cosa ci aspetta se di colpo si sfascia. Di certo non un paradiso di ritorno in cui l’orologio della storia arretra di vent’anni insieme alle inclemenze della globalizzazione. Noi non sappiamo. La gran parte dei tasselli di questo complicatissimo mosaico tecnico ci sfugge. Questo è il punto nodale della questione. Scelte destinate a condizionarci per sempre rischiano di viaggiare sull’onda dell’emozione, del pregiudizio, del vago ‘sentito dire’. Grava la nebbia di una diffusa disinformazione che la classe dirigente non sa o non vuole dissolvere con una comunicazione credibile, senza retrogusto di calcolate e utilitaristiche verità di parte. In questo cruciale frangente i sistemi scontano l’impressionante vuoto di capacità mediativa e comunicativa dei ceti politici. Popoli ed élites non si parlano, ciascuno fermo sulla propria diffidente sponda, intento a nutrirsi della propria verità mentre la divaricazione che corre fra loro si trasforma nel baratro in cui la civiltà europea, o quel che ne resta, rischia di precipitare e rompersi le ossa.
Ada Ferrari

Ma non deve fare leggi?
Salva le ‘poltrone’
Il Parlamento esulta
Egregio direttore,
il Parlamento italiano esulta non per una legge buona che beneficia il cittadino e il Paese ma, per aver salvato due poltrone e tolto il giudizio alla giustizia. Finalmente, troviamo diversi partiti che si uniscono per amore proprio alla faccia dell’uguaglianza dei diritti dei cittadini. Togliere l’immunità parlamentare, togliere questo imbroglio!
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

Attenti a gridare al mostro
La vicenda di Pallino
insegna la prudenza
Egregio direttore,
la vicenda del bassotto Pallino, con le dita amputate dovrebbe insegnare a tutti, che quando non si ha la certezza dell’accaduto bisognerebbe ponderare con molta cautela le accuse e i vari sospetti. La vicenda stava assumendo toni grotteschi e clamore nazionale con l’intervento delle Iene. Spesso in questi casi attraverso Facebook e WhatsApp si creano dei gruppi a sostegno della tesi più inverosimile, fomentando, l’opinione pubblica, e come sempre senza indugio inizia la caccia alle streghe, con l’offerta addirittura di una taglia di 30.000 euro per l’individuazione del fantomatico colpevole. In questa vicenda la proprietaria ha fatto dichiarazioni poco attendibili, tipo il ritrovamento delle falangi dopo alcuni giorni, tra il materiale rigurgitato, il giornalista ha enfatizzato troppo l’accaduto, la prima veterinaria non ha controllato stranamente se tra il materiale rigurgitato del bassotto ci fossero tra i rifiuti le parti delle estremità delle zampette, e solo dopo alcuni giorni grazie ad una mirata tac effettuata dalla clinica veterinaria di Crema si è scoperta la verità che era già stata ventilata all’inizio della vicenda, che probabilmente si trattava di autolesionismo compiuto dallo stesso bassotto, ma che non poteva essere accettata da quell’opinione pubblica che cercava in prima pagina il mostro. La storia è finita bene ma immaginatevi per un istante se qualcuno avesse asserito che aveva visto nelle vicinanze della casa del bassotto qualcuno con fare sospetto e fosse stato identificato. Avremmo assistito ad una gogna mediatica di un innocente. Ho avuto nella mia vita quattro bassotti e conosco molto bene il comportamento di questi cani e posso garantire che se qualcuno entra nella proprietà il bassotto non si rifugia certamente in un angolo come è avvenuto nel caso di cui sopra.
Elia Sciacca
(Cremona)

Sulla prudenza ha perfettamente ragione ma le ricordo che l’articolo prospettava la vendetta come una delle ipotesi in campo.

Il muro tra Usa e Messico
Il Vaticano si indigna
a senso unico: grave
Egregio direttore,
ho letto sul giornale ‘La Provincia’ che la Santa Sede è molto preoccupata per ‘il segnale che si da al mondo’ con la costruzione del muro tra Usa e Messico voluto dal presidente Donald Trump per frenare le migrazioni. Si augura inoltre che gli altri Paesi, anche in Europa, non seguano il suo esempio. Vorrei ricordare all’illuminato cardinal Peter Turkson, autore dell’articolo, che 1.000 km di muro tra Usa e Messico furono fatti costruire dall’amministrazione Clinton. Successivamente il muro fu prolungato dall’amministrazione Bush con il voto favorevole di 32 senatori democratici, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama. Rimane un mistero perché la Santa Sede così solerte in alcuni casi, in passato non ne abbia mai parlato. Il presidente Trump è stato eletto da poche settimane e non può aver costruito 2.000 km di muro. Questi giochetti caro cardinal Turkson, fanno male alla Chiesa, la gente non è stupida come lei crede, avanti di questo passo e la vostra credibilità toccherà livelli cosi bassi mai raggiunti prima.
Andrea Zecchini
(Camisano)

Io la penso così
La vita è un dono
La morte te lo toglie
Signor direttore,
vorrei sapere dal sociologo, che scrive nella sua lettera del 16 marzo che ‘la vita e la morte sono entrambi doni’, qual è il nome di questo benefattore. Non mi si risponda che è Dio perché questa sarebbe una risposta da preti, mentre io ne vorrei una più professionale. E poi, perché i doni non ci dovrebbero appartenere? Chi mai è andato a riprendersi un regalo senza vedersi sbattere la porta in faccia? E chi non proverebbe dolore quando il maleducato che ce lo ha fatto è venuto a riprenderselo?
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Provvedimenti stradali
Ordinanze tardive
ma multe anticipate
Signor direttore,
la Lega Nord sezione di Cremona preso atto che in data 10 marzo sono state esposte alcune ordinanze sulla circolazione stradale a copertura di provvedimenti segnaletici istituiti ben 18 mesi or sono presenterà una mozione in Consiglio comunale affinché l’amministrazione individui gli automobilisti indebitamente sanzionati e restituisca loro quanto impropriamente versato. In questo caso si parla della ztl modificata in via Umiliati e via S. Antonio del Fuoco dove la sosta era consentita fino al settembre 2015 a tutti i cittadini residenti in zona B e dopo quella data a tutti i possessori di permesso A e B. Vale la pena ricordare che ogni provvedimento stradale deve essere reso noto da idonea segnaletica preceduta da apposita ordinanza dirigenziale che si perfeziona con esposizione all'albo Pretorio, solo dopo il primo giorno di pubblicazione si può attuare il provvedimento. In questo caso i cartelli sono stati esposti 18 mesi prima dell'emissione dell'ordinanza. Poiché riteniamo che vi siano stati parecchi cittadini ingiustamente sanzionati chiediamo al Consiglio comunale di impegnare Sindaco e Giunta a restituire quanto ingiustamente introitato. Per evitare che si parli di svista che può capitare ricordiamo che è la terza volta che questo caso si verifica e che sono apparsi a tal proposito anche articoli sulla stampa già dal novembre 2015. Riteniamo invece che si tratti del solito pastrocchio viabilistico perpetrato da un'amministrazione con idee confuse in tema di mobilità, attuate da un assessore inadeguato che sta collezionando una serie di disastri di cui il sottopasso di via Brescia, le nuove linee bus, la viabilità della zona Po, sono solo le ultime drammatiche testimonianze. Capiamo le simpatie del sindaco per i cowboy e l'abbiamo molto apprezzato con in testa il loro tipico copricapo, gradiremmo però che questa propensione si manifestasse solo all'inaugurazione di una mostra di fumetti, ricreare un piccolo far west in ogni provvedimento stradale non è necessario.
Pietro Burgazzi
(Segretario Lega Nord di Cremona)

Un disguido via l’altro
A Sky c’è tanta offerta
Se vuoi contattarli...
Egregio direttore,
pensa che ti ripensa, uno decide dopo mille tentennamenti, di abbonarsi a Sky, almeno, uno pensa, un pò di meritato svago dopo tanti sacrifici, almeno mi godo quello che voglio e quando voglio! Orbene, sulla carta tutto ok, a parte qualche problema di antenna, a parte il decoder, vabbeh, uno dice, sono cose che possono anche capitare, ma e qui arriva la grande sorpresa se vuoi contattare Sky sei fregato!
1) Quasi impossibile contattarli, passi la tua giornata in attesa dell'operatore.
2) Il servizio è a pagamento e non esiste un numero verde di assistenza.
3) Allora uno si appropinqua al computer e pensa di poter risolvere il fattaccio per e-mail e qui veramente le cervellotiche menti di Sky ti mettono in difficoltà di scelta, poi ci arrivi e all’improvviso arriva la sorpresa... Oltre ai dati generici, al codice cliente ecc ecc uno deve fornire anche il codice fiscale, dato che è in possesso di Sky visto che sono un cliente!
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)