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Sabato 23 Settembre 2017

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10 gennaio

Lettere al Direttore

IL CASO

Cremona ritrova speranza con Galimberti

Gentile direttore
ho letto l’editoriale da lei scritto il giorno 8 gennaio e non ho potuto non collegarlo con le pagelle, pubblicate il giorno precedente, che valutavano l’operato della giunta Galimberti, sostanzialmente promossa dal giornale che lei dirige. (...) E’ importante tener conto nella procedura valutativa delle condizioni e delle conoscenze del punto di partenza. Come era Cremona prima dell'amministrazione Galimberti? A me pare una città che aveva perso la speranza di futuro, poco o per nulla consapevole delle molteplici potenzialità di cui è portatrice (...). Dopo soli due anni di amministrazione Galimberti mi sembra che per i cremonesi sia possibile sperare in un futuro. Tre mi sembrano le direttrici indicate e messe in atto e che potranno dare, come lei scrive, risultati a breve e lungo termine.
La prima è il recupero della memoria di ciò che Cremona ha rappresentato nel mondo e il rilancio (vedi mostra Janello Torriani, restauro dell'armadio del Platina e del San Francesco di Caravaggio, valorizzazione dell’arte liutaria, università del restauro). La seconda è il risanamento di strutture e istituzioni sull’orlo del crollo (ad es. Aem, edilizia scolastica) e la creazione di reti territoriali, anche per la promozione della città. La terza è sicuramente l'innovazione e sviluppo (...). La creazione di un polo tecnologico ne è testimonianza o il lavoro sull’agroalimentare.
Una comunità che impara a conoscere la propria storia (...) può cominciare a guardare al futuro con speranza (...). Però, come ella scrive nel suo editoriale, è indispensabile che i cremonesi vivano la loro città, non l’abbandonino. Perché ciò sia possibile è necessario che si liberino dalla convinzione di non contare nulla e di essere una comunità in decadenza. (...)
Luisa Tinelli
(Stagno Lombardo)

Lei ripone massima fiducia nelle misure adottate dalla giunta Galimberti per il rilancio della città. Mi auguro che i fatti le diano ragione. Il mio editoriale esprime critiche ma non boccia sindaco e assessori. C’è tempo per riparare.

L'INTERVENTO

Immigrati non risorsa ma un peso per il paese

Povertà e immigrazione: le due emergenze del secolo hanno inevitabilmente dominato gli interventi di fine anno del premier Gentiloni e del presidente Mattarella. Si tratta, com’è noto, di occasioni tradizionalmente riservate alla scoperta dell’acqua calda. Il primo ha dunque ammesso che la povertà esiste, eccome. Il secondo ha riconosciuto che l’immigrazione esiste, eccome. Nulla di nuovo, insomma, in quel che si dice. Il nuovo cova invece in quel che non si dice. Immigrazione e povertà italiana stanno infatti da tempo intrecciandosi e quel che ne risulta, in assenza di ragionevoli correttivi, appare fatalmente destinato alla rotta di collisione coi fondamenti stessi della nostra Repubblica. Che ancora è, o ama credersi, una democrazia fondata sul lavoro. Lavoro: la prima constatazione è che non c’è. Stime attendibili ci dicono che sarà abbattuto di un ulteriore 30-40% dal rapido avanzare dell'automazione. La futura richiesta verterà insomma su quello altamente professionalizzato. In quale senso si possa ancora definire un’incontrollata immigrazione ‘risorsa economica del futuro’ è dunque domanda ispirata al comune buon senso piuttosto che a presunto pregiudizio xenofobo. Democrazia: è evidente che il Paese soffre di forzato digiuno elettorale e usa ogni occasione - vedi recente referendum - per dire quel che pensa. E in quel che pensa, e teme, ancora una volta campeggiano povertà e immigrazione, specie riguardo al futuro di medio e lungo termine.
Mentre la politica ripiega su una navigazione a vista che tacitamente elude ogni domanda ‘forte’ riguardo alla rotta, la gente, magari a pelle, certe domande comincia a porsele. La quota ereditaria di debito pubblico che già grava su ogni nuovo nato, impallinandone il futuro decollo, dovrà infatti sempre più pesantemente fare i conti col mantenimento perpetuo di generazioni di immigrati. Persone che per varie ragioni non sono in grado di raggiungere l’autosufficienza economica e che, tuttavia, sono e saranno inamovibili. C’è l’indisponibilità dei paesi di provenienza a riaccoglierli. C’è soprattutto una diffusa condiscendenza istituzionale che rende inoperante di fatto l’unica valvola di cui il sistema dispone per non collassare: cioè una rigorosa distinzione fra diritto dei rifugiati e non diritto dei non rifugiati. E questo è, nella percezione collettiva, il punto cruciale. Alimenta infatti la sensazione che lo Stato sia più scrupoloso nella pratica della bontà ‘esterna’ che nella pratica della giustizia sociale ‘interna’ concedendo di più ai figli acquisiti che alla discendenza diretta. Il che pericolosamente mina le basi del rapporto fiduciario fra governati e governanti. C’è poi il capitolo delle divergenze e diffidenze reciproche che, a causa indiretta della pressione migratoria, stanno maturando all’interno stesso del tessuto sociale, reso meno coeso e più reattivo dalla crisi. Lungo il nebuloso confine che separa carità autentica da carità speculativa sta, infatti, accadendo di tutto. E’ infinita la catena delle furbizie speculative e parassitarie che la storica inventiva italica è in grado di suggerire a chi vede nell’accoglienza dei migranti un pozzo senza fondo di inattese risorse per cooperative improvvisate, albergatori decotti, proprietari d’alloggi di modesti scrupoli e robusti appetiti... tutti passati, armi e bagagli, a carico delle pubbliche finanze. La conclusione è inevitabile: in Italia chi predica la carità d’una indiscriminata accoglienza in gran parte dei casi ne dirotta i costi sulle spalle della collettività. Onori ma non oneri. Difficile immaginare, in tale quadro, una via d’uscita che non passi per un profondo ripensamento di filosofia e modalità del nostro modello di accoglienza. Urge puntare a un più equilibrato sistema misto, cioè pubblico-privato. Allo Stato restino le materie di competenza specifica come riconoscimenti, sicurezza, risposte di prima battuta, assistenza sanitaria ecc Circa il resto sarebbe ragionevole che il peso tenda a spostarsi in significativa percentuale sulla spontanea disponibilità dei privati. Senza contare ovviamente una più ‘sistemica’ mobilitazione delle considerevoli risorse immobiliari e finanziarie della Chiesa. Chi lodevolmente si arruola sotto il vessillo della carità sappia, insomma, evangelicamente caricarla sulle proprie spalle. Mentre chi è di diverso sentire e sospetta che al declinante modello di democrazia industriale stiamo sostituendo uno sterminato parcheggio di pubblici assistiti, più interessati al reddito di cittadinanza che a un nuovo piano industriale, può legittimamente reclamare uno Stato un po’ meno ‘buono’ con gli ultimi arrivati e un po’ più ‘giusto’ con i propri cittadini. Ma è improbabile che il 2017 esaudisca la richiesta. Come diceva Victor Hugo: «Essere buoni è facile. Il difficile è essere giusti».
Ada Ferrari

Gioco d’azzardo/1
Ritengo opportuna una verifica
Egregio direttore,
mi permetta di ringraziare il sig. Claudio Bianchessi per la cortese ed articolata risposta alla mia del 3.1.17. Mi preme solo esprimere ultimativamente due considerazioni.
1) Non sono certo il solo a pensare che occorre «contrastare il gioco d’azzardo patologico». Così si è espressa l’assessore regionale Viviana Beccalossi, anche perché il fenomeno investe le fasce più deboli della società: anziani, disoccupati ed ora anche i giovani.
2) Ribadisco che i valori postali, ossia i bolli (e non i valori bollati ed affini) sono una condizione concessoria di licenza per i tabaccai. Il «Capitolato d’oneri» (per ottenere e mantenere la licenza) all’art. 15 - obblighi speciali del rivenditore - recita testualmente: «Il rivenditore ha l’obbligo di tenere costantemente rifornita la rivendita: ... f) dei valori postali» ossia dei bolli. Quindi una verifica della situazione sarebbe opportuna.
Mario Barbieri
(Cremona)

Gioco d’azzardo/2
Lottomatica sul web fa pubblicità
Egregio direttore,
che dire della pubblicità di Lottomatica sulla vostra pagina web, visto che aborrisce tanto le macchinette o slot dei bar, presente anche ora mentre scrivo questa mail? Le Slot bar a 1 euro no mentre l'on line a 1.000 euro a sezione sì? Prima di fare la morale sarebbe bene pensarci ...
Eugenio
(Sissa Trecasali-Pr)

Non ho fatto la morale ai gestori ma allo Stato che lucra sul vizio. Quando (purtroppo mai) il gioco d’azzardo tornerà a essere illegale, anche noi rinunceremo, volentieri, alla pubblicità di Lottomatica.

Da Bresso a Cremona
Gli immigrati usino il Piedibus
Signor direttore,
ho letto ieri il vostro articolo sul costo per trasportare gli immigrati da Bresso a Cremona in autobus , ma perché non utilizzare il famoso Piedibus, il mezzo che i nostri bimbi utilizzano tutte le mattine di sole o di acqua che siano per andare e tornare da scuola? Ecologico e sopratutto economico.
Fabio Morresi
(Cremona)

Discorsi di fine anno
Quanta retorica in quelle parole!
Egregio direttore,
come d’abitudine e quasi d’obbligo, ogni fine anno ci vengono propinati discorsi ben augurali, incoraggianti o meno, molto sentiti ed alcuni molto professionali, insomma ‘discorsi’ che lasciano ben poco alla immaginazione e ancor meno agli incoraggiamenti per poter migliorare il triste e faticoso percorso di questa difficile vita !! Le belle parole non mancano, e i buoni propositi si sprecano, ma vorrei tanto che qualche giornalista o qualche buontempone, si togliesse il gusto di rileggere e rivedere i discorsi di fine anno dei vari presidenti della Repubblica o di altri nomi altisonanti ... Forse cambieranno le virgole e i punto e virgola, ma il succo è sempre solo quello (...).
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

Detto in rima
Supercoppa, poco da stare Allegri
Egregio direttore,
c’è poco da star Allegri: Supercoppa 2015: Milan 6 - Juve 5. Contro Berlusca, Montella e compari per la Juventus furon cavoli amari.
P.F. Mari
(Cremona)

La creazione dell’uomo
Gli Elohim sono extraterrestri?
Signor direttore,
secondo alcuni gli Elohim citati nella Bibbia sarebbero extraterrestri il cui Dna è stato mescolato al Dna di un primate particolarmente compatibile per questa operazione genetica, facendolo evolvere in un ibrido, che oggi è chiamato homo sapiens... E se pur questo fosse vero, tolta la patina della teologia, rimarrebbe comunque una fase, un episodio nel principale testo del monoteismo in cui si dichiara espressamente l’esistenza di un Dio. Personalmente sono incline a distinguere la creazione degli spiriti fatti ad immagine di Dio, dalla creazione dell’uomo che deve avere avuto un percorso evolutivo. Per dire se sia dovuto agli extraterrestri, bisognerebbe chiarire scientificamente la loro esistenza. Se c’è stato un incrocio con gli extraterrestri, l’origine è riconducibile alla stessa Causa.
Claudio Maffei
(Cremona)

Fucili e trappole inefficaci
Cinghiali e nutrie metodi non cruenti
Signor direttore,
ancora una volta sentiamo parlare di uccisione di nutrie, di investimenti di migliaia di euro in cartucce e gabbie trappola per eliminare le nutrie dalle nostre campagne. Non se ne può più! Quante vittime sono state fatte in questa mattanza, messa in atto da decenni senza effettivi risultati? E ora si aggiungono pure i cinghiali: anche per loro in arrivo uccisioni promesse come soluzione al ‘sovrappopolamento’ e ai danni arrecati… e, considerate le munizioni utilizzate, questi interventi di caccia al cinghiale pongono dei problemi di sicurezza e pubblica incolumità che non possiamo ignorare, vista la quantità di morti e feriti tra umani e animali domestici che ogni stagione venatoria porta con sé... Per le nutrie come per i cinghiali, non abbiamo mai visto messi in atto e testati interventi alternativi come ad esempio recinti elettrificati, reti, sottopassi, dissuasori, shelter, reti di rinforzo degli argini, sterilizzazioni.
Associazione UNA
(Cremona)

Amarcord
Una nota a scuola per i film francesi
Signor direttore,
nei primi anni Cinquanta, quando frequentavo le medie ed apprendevo le prime nozioni di francese, erano di moda i film ‘noir’ (neri) francesi con i vari Gabin ecc., fra i quali ne spiccavano due: le Rififì e le Grisbì. Sul primo avevano fatto una canzone che diceva: Io sono un tipo un po’ complesso, mi piace molto andare a spasso. La notte prendo per il dì ed amo molto il rififì... Sull’altro la canzone diceva: L’oro non è nei tuoi gioielli, l’oro è nel sol dei tuoi capelli, l’oro non è che vil denaro se ad ognuno fa dir sempre sì. E’ soltanto per me le grisbì. Anche questo si confà al mio carattere essendo un idealista nato, incapace di dar valore ai soldi. Ma una cosa non sapevo: il significato dei due termini. Non trovandoli sul vocabolario, ebbi la malaugurata idea di chiederlo alla mia insegnante di francese che mi rispose in questi termini: Il dizionario ti dà la traduzione dei termini usati dalla società civile francese e non del gergo della malavita. E tu, dimmi, dove li hai sentiti? Glielo dissi e lei: Ma bravo! Vai a vedere certi film! Dammi il diario. Così mi presi una nota (...).
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Commenti all'articolo

  • sergio

    2017/01/12 - 09:09

    Vorrei porre una domanda alla associazione UNA: per voi il valore della vita di un animale è uguale al valore della vita di un uomo? Lo chiedo perché la mia tolleranza nei confronti del mondo animalista è ormai dipendente da questa risposta; troppe volte sento dire che l'uomo è il male del mondo e solo gli animali hanno diritto a vivere sulla terra. Il caso delle nutrie, generato dalla sconsiderata opera di animalisti, è esemplare. Se con le sterilizzazioni lo risolviamo, va bene (immagino che non servano delle punture). Mentre le proposte di recinzioni elettrificate o sottopassi (sarebbero quelli per fargli attraversare la strada indenni?) sono troppo costosi e non risolutivi. Partiamo da un terreno comune affermando che l'uomo viene prima e per il resto si farà tutto il possibile.

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