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Giovedì 20 Settembre 2018

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Dal 25 novembre 2017 all'8 aprile 2018 - Foro Boario - Modena

"MUTINA SPLENDIDISSIMA" - La città romana e la sua eredità

"MUTINA SPLENDIDISSIMA" -  La città romana e la sua eredità

dal 25/11/2017

al 08/04/2018

genere archeologia

Aggiungi al calendario http://www.laprovinciacr.it/cultura/cultura/182429/mutina-splendidissima-la-citta-romana-e-la-sua-eredita.html 20/09/2018 01:09:49 20/09/2018 01:09:49 40 "MUTINA SPLENDIDISSIMA" - La città romana e la sua eredità Via Bono Da Nonantola, 2, 41121 Modena MO, Italia false DD/MM/YYYY

Apre il 25 novembre al Foro Boario di Modena la mostra Mutina Splendidissima. L’evento espositivo rientra nell’ambito dell'omonimo programma dedicato alle celebrazioni dei 2200 anni dalla fondazione della città di Modena.
Definita da Cicerone "firmissima et splendidissima", Mutina, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, si trova sotto le strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica.
Progettata per i 2.200 anni dalla fondazione di Mutina romana, la mostra "MUTINA SPLENDIDISSIMA. La città romana e la sua eredità" illustra le attuali conoscenze sulla città romana –dalla fondazione allo splendore dell’età imperiale, fino al declino in età tardo antica– evidenziando l’importanza che l’eredità di quel passato ha esercitato sulla storia successiva della città di Modena, dal Medioevo alle soglie della contemporaneità.
La prima parte della mostra celebra la fondazione della città avvenuta nel 183 a.C. contestualmente a Parma - l’unica altra colonia di diritto romano dell’Italia settentrionale – e si propone di fare emergere l’importanza che Mutina ebbe nel più ampio quadro generale della storia della Repubblica, prima, e dell’Impero, poi. L’obiettivo è evidenziare il ruolo storico e socio-economico che ebbe la città incrociando aspetti storici, epigrafici e archeologici con dati geologici, paleobotanici e archeometrici.
Mutina: quale era la sua importanza strategica? Quale era la percezione che i contemporanei avevano della città? Quali erano le sue eccellenze economiche e cosa distingueva Mutina dal resto delle città romane? Quale era il suo capitale umano, cosa sappiamo della vita privata dei Mutinenses, del sentimento religioso e dei riti funerari, chi erano i suoi abitanti e quali i lussi che si concedevano?
In questa analisi sul ruolo la mostra privilegia il confronto con la “colonia gemella” di Parma, ad essa legata fin dalla sua fondazione. Propedeutiche sono le sezioni iniziali dedicate rispettivamente agli aspetti stratigrafici e idrogeologici che hanno fatto di Mutina una città sepolta e all’inquadramento storico-archeologico del periodo che immediatamente precedette l’arrivo dei Romani in Italia settentrionale.
L’ultima sezione, dedicata agli aspetti di continuità e discontinuità della città romana, serve a “traghettare” la storia di Mutina nel medioevo e nell’età moderna, collegando la fondazione romana alla seconda parte della mostra. 

La seconda parte della mostra sviluppa il tema dell’eredità di Mutina e dello stimolante rapporto della città con il suo passato sepolto, dimostrandone la continuità nel corso dei secoli e il ruolo significativo svolto nella costruzione dell’identità culturale e artistica cittadina, soprattutto in alcuni periodi, quali la costruzione del Duomo romanico ad opera di Lanfranco e Wiligelmo e dei Maestri Campionesi e il periodo rinascimentale con la decorazione della Sala del Fuoco ad opera di Nicolò dell’Abate, episodio che attesta la volontà da parte del governo cittadino di legittimare la propria autorità attraverso il richiamo alle gloriose origini romane della città.
Attraverso i documenti e le cronache cittadine, in particolare di Lancillotto e Spaccini, la mostra indaga l’evolversi del rapporto dei modenesi con un’eredità sempre presente a differenti livelli tra XIV e XVII secolo. Le sezioni che ruotano intorno alla figura di Muratori, analizzano il graduale affermarsi nel Seicento dell’idea di cura delle memorie come presupposto dell’erudizione settecentesca, fondamento a sua volta della nuova percezione delle antichità patrie come manifestazione concreta della storia di un popolo che sorregge nell’Ottocento la nascita del Museo Lapidario Estense voluto da Francesco IV d’Austria-Este.

A conclusione del percorso viene sviluppato il tema dell’affermazione dell’interesse scientifico per l’antichità, cui si collega la nascita del Museo Civico, e del rapporto con la romanità nel Novecento, con particolare attenzione agli scavi archeologici, incentivati anche al fine di favorire una partecipazione diretta di Modena alla mostra augustea del 1937, e alla realizzazione di opere e monumenti pubblici. Per la seconda parte del Novecento e l’attualità verrà soprattutto posta in rilievo l’attività di ricerca e di studio sulla città romana sepolta condotta dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in stretta collaborazione con i Musei Civici ed in relazione con il Piano Regolatore e la Carta Archeologica, precocemente impostata a Modena come “carta del rischio” tanto da fornire un esempio a livello nazionale. 

I reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, sono affiancati dalle ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) realizzate da Altair4 Multimedia e da coinvolgenti videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale.
Molte le novità presentate al pubblico per la prima volta, come le decorazioni parietali con scene figurate tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili per qualità a quelli provenienti da Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di elevato pregio artistico. Uno spazio è dedicato alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Modena: lucerne e laterizi, vino e quelle lane che erano tra le più pregiate e ricercate dell’impero, tanto da essere ricordate ancora nell’Editto dei prezzi, nel III secolo d.C.
Un’intera sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.
Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa; alluvioni e terremoti, che hanno profondamente mutato il paesaggio antico, soprattutto in coincidenza con la fine dell’impero romano e le invasioni barbariche. La sezione dedicata al periodo tardo-antico e all’alto-medioevo affronta in modo problematico il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera tra le due parti di una mostra che affronta con coraggio e spirito innovativo la sfida della continuità tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.
Il tema dell’eredità viene sviluppato nella seconda parte dell’esposizione evidenziando alcuni momenti particolarmente significativi, attraverso opere d’arte e documenti provenienti da diversi musei e biblioteche italiane, numerosi video e due ricostruzioni virtuali dedicate alle antichità esposte intorno al Duomo nel Rinascimento e alla perduta Galleria delle antichità di Francesco II in Palazzo ducale, anch’esse curate da Altair.
La costruzione del duomo romanico ad opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, nel quale il rapporto con l’antichità appare strettissimo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna. Il periodo rinascimentale è quello in cui più consapevole diventa il richiamo al glorioso passato romano della città, le cui vestigia sono pubblicamente esibite nei luoghi più significativi. Tra Sei e Settecento il tema si declina variamente tra passioni collezionistiche, richiamo ad un’antichità esemplare e nascita della grande tradizione erudita legata al nome di Muratori, che culmina nel primo Ottocento con la creazione del Museo Lapidario Estense. La precoce nascita di una cultura scientifico sperimentale a metà Ottocento e la fondazione del Museo Civico in epoca post-unitaria determinano approcci diversi al recupero della città sepolta fino al progressivo affermarsi nel corso del 900 di una coerente politica di tutela e valorizzazione.

Per info: www.mutinasplendidissima.it - mostra@mutinasplendidissima.it - 370 3234539

Biglietti: intero € 10; ridotto € 7 e 5 -  Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese