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Lunedì 21 Maggio 2018

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Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Far Cry 3 aveva portato il brand a nuove vette: un’isola da sogno dove passare le vacanze, un open world incredibilmente dettagliato, una storyline intrigante e drammatica, mille opzioni e personalizzazioni varie per affrontare i nemici.

La formula ha funzionato piuttosto bene, tant’è che abbiamo visto negli anni successivi una serie di rivisitazioni più o meno ispirate della stessa formula, sicuramente adatte a chi ama tantissimo il genere, ed è disposto a chiudere un’occhio su un salto evolutivo che, a dirla tutta, non c’è più stato sia in termini tecnici, sia su quelli contenutistici.

Il terzo capitolo però è stato davvero molto apprezzato, al punto che è pronto a tornare in grande spolvero anche sull’attuale generazione in versione “classic”, a dimostrazione che nessuno se ne è più dimenticato.

Ricordandoci però ancora così bene ciò che è accaduto a causa di Vaas e compagnia varia, è impossibile non immaginare quanto sia ancora vivo questo capitolo, anche perché nel caso di Far Cry 5, è stata mantenuta esattamente la stessa tipologia di elementi cardine, modificando qualcosa, incrementando alcuni aspetti, ma mantenendo inalterato lo scheletro centrale della struttura. La nuova “isola” in realtà non è un isola, anzi è un paesaggio rurale-alpino del Montana, a livello di ambientazione, ma nella realtà Hope County non esiste e aggiungiamo anche per fortuna, visti i risultati e le vicende che sono avvenute subito dopo. Un nuovo capo-pazzo-psicopatico e fondamentalista-religioso - si potrebbe quasi dire che ci sia un pizzico di attualità in questa scelta? - non controlla solo le vite di un numero impressionante di persone, ma ne possiede il “pensiero” e l’ideologia deviata, tanto da aver messo in piedi uno stato-fantoccio all’interno degli USA e con infiltrati ad ogni livello gerarchico, così da poter mantenere il suo “dominio”.

Nonostante il nostro alter ego sia un agente federale alle prime armi, ed iniziando insieme ad altri come sparute pecore in un branco di lupi, scopriremo molto presto che non siamo gli unici a lottare per la sopravvivenza e contro questo nuovo regime che si è auto-proclamato, ed è proprio grazie a questi ribelli, che potremo tentare di soverchiare la nuova minaccia.

Partendo da un minuscola isola-tutorial, potremo liberamente esplorare fin da subito le regioni confinanti, ciascuna in mano ad un gerarca, con lo scopo di abbattere i fedelissimi del leader Joseph Seed e il resto della sua cosiddetta “famiglia”. Avremo a disposizione vari approcci al combattimento, per quanto agire in modalità stealth sia fortemente consigliato, almeno all’inizio, soprattutto perché il nemico potrebbe ucciderci in tempi relativamente brevi. Grazie alla ramificazione delle abilità, che ci permette di incrementare vari bonus nelle guerriglie quotidiane e alla possibilità di sbloccare molte tipologie diverse di armi, nonché di mezzi di trasporto, la strada diventerà in discesa man-mano che il gioco prosegue lungo il cammino.

Fondamentale l’aspetto tecnico-estetico, con luci volumetriche  in tempo reale e un motore grafico in grado di rendere al meglio scene complesse, senza mai pesare troppo sulle risorse hardware, donando scene vive e particolarmente brillanti e ricche di colori.

CONSIDERAZIONI FINALI
Per quanto non spinga mai sull’acceleratore, se vi sono piaciuti i precedenti capitoli, non potrete restarne fuori. La formula è la stessa, la ricetta è ben rodata e ha un pubblico vastissimo, che per altro lo ha premiato come il titolo più venduto dell’intero brand, anche se ci sarebbe piaciuto che gli sviluppatori avessero spinto maggiormente sull’acceleratore delle innovazioni.

PRO
ottimo sotto il profilo estetico e tecnico
è sempre divertente fare i guerrafondai
meravigliosa colonna sonora

CONTRO
un po’ troppo “more of the same”
un po’ troppo ripetitivo
spinge poco a sperimentare

Voto: 8.5

20 Aprile 2018