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Martedì 17 Luglio 2018

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The Legend of Zelda: Breath of the Wild - recensione Nintendo Switch

The Legend of Zelda: Breath of the Wild - recensione Nintendo Switch
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Lo attendevamo da tantissimo su Wii U, alla fine lo abbiamo apprezzato sulla sfortunata console Nintendo, che ha comunque chiuso con il “botto”, ma lo abbiamo amato alla follia sulla neonata Switch.

Nel pieno del suo sviluppo The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha richiesto un team che ha raggiunto il numero di quasi trecento elementi e un lavoro che ha portato costi elevati e anni di sviluppo, facendo però la scelta rischiosa di pubblicarlo come ultimo titolo dell’ammiraglia uscente Wii U - dotata di un pubblico che non è mai decollato troppo e quindi assumendosi la responsabilità di puntare sui numeri restanti - e bruciando la partenza di Switch con un gioco di lancio che faccia da traino alla nuova ibrida di casa Nintendo - con la possibilità di vendere poco a causa degli scarsi numeri iniziali.

Il risultato è stato invece un boom assoluto!

La versione Wii U è diventata quasi cult, nonostante il prezzo di copertina sia di dieci Euro inferiore alla controparte Switch, è andata quasi esaurita, con un bagarinaggio che ha portato questa versione a cifre stellari. Io ho avuto la versione “downloadable” per la nuova portatile/fissa della casa di Kyoto e di cui vi parlerò in questa recensione. Faccio una scelta molto personale, lo dico prima, vi parlerò del gioco in quasi tutti i suoi aspetti ma non lo farò nel modo più classico e tecnico, bensì come il titolo stesso invita a fare, ovvero il concetto di viaggio, così da farvi capire come e perché sia così speciale, tanto da diventare non solo uno dei migliori “Zelda” di sempre, ma anche uno degli RPG open world che diventerà metro di riferimento.

NUOVA VITA
Zelda e Link sono diventati, nel tempo, nel susseguirsi di numerosi produzioni, non più timidi protagonisti, alfa lui e omega lei di una singola, emozionante avventura, bensì spiriti guardiani pronti ad intervenire qualora nel mondo di Hyrule qualcosa vada storto. Vi dico subito che non rivelerò parti della trama che potrete scoprire giocando, soprattutto non vi svelerò se i due protagonisti si baceranno, almeno questa volta, ma posso confermarvi che molti dei canoni classici di tante altre produzioni, sono tornati (per quanto Link abbia mantenuto l’abitudine presa su Wii di essere destrorso e non mancino) e quindi potrete cercare le galline disperse nel villaggio anche in questa occasione.

Risvegliati da un sonno centenario, si scopre che Hyrule è presa in ostaggio da Ganon, ovvero una personificazione del male, indicata chiaramente come calamità, che ha devastato in modo diverso tutto il territorio, facendolo piombare nella paura ed evocando mostri diversi in base alle zone o in alcuni casi suscettibili dell’ora del giorno o della notte.

Il combat system è tutt’altro che banale e per quanto non si possa agganciare direttamente il nemico, ci pensa in automatico il sistema a fare il lock-on quando indossate lo scudo, anche se è la difficoltà non è bassissima quando doveste incontrare un gruppo di nemici, soprattutto i letali droidi meccanici guardiani, con il loro occhio laser che con una singola cannonata portano subito il gioco in game over. Una simpatica novità, che obbliga il giocatore a fare un’attenta cernita del proprio arsenale, è la precarietà delle armi e degli scudi, i quali si romperanno con l’utilizzo, archi compresi, quindi ci sarà sempre da fare una certa riflessione sul loot lasciato a terra dai nemici, o dal ritrovamento di scrigni, così da decidere cosa portarsi dietro e cosa abbandonare sul campo di battaglia.

IL PROFUMO DELLA LIBERTÀ
Ora vi racconto una parte della mia esperienza di gioco. Una volta completata la parte introduttiva vi viene regalata una “paravela”, con la quale lanciarsi dal dirupo che separa la prima zona di gioco e librarsi nel vuoto, atterrando nella vastissima pianura sottostante. Appena sceso ho fatto un incontro sgradito con un villaggio di maiali antropomorfi, lanciandomi subito contro di loro e… morendo all’istante. Le azioni, grazie ai numerosi salvataggi, possono essere studiate e ricaricate in caso di danno. Ho quindi teso il mio arco per eliminare la sentinella, che così non ha avuto modo di richiamare gli altri. Mi sono arrampicato sulla grotta, dalla forma di un teschio (e ci si può arrampicare praticamente ovunque, ad avere la stamina adeguata) e lanciato un’altra freccia contro una lampada appesa al soffitto che, cadendo, ha fatto esplodere i barili sottostanti e permettermi di eliminare i pochi sopravvissuti, sbloccando anche uno scrigno. Mi sono poi messo a correre per una collina, trovando un gruppo di cavalli selvaggi, ma nessuno dei quattro si è fatto avvicinare, fino a quando ne ho trovato uno (dopo quasi venti minuti di inseguimenti vari) più mansueto e dopo averlo confortato ho abbandonato qualunque bussola e voglia di seguire l’icona lampeggiante sulla mia mappa, Mi sono ritrovato così in una sorta di villaggio fantasma, con la possibilità di sfruttare le nuove abilità per sollevare massi e provare metterli in un vecchio pozzo e questo ha rivelato uno spirito che mi ha regalato un seme “korogu” (scoprendo in seguito che può essere barattato per varie cose tra cui ampliare l’inventario). Sempre correndo a perdifiato ho visto un gruppo di nemici, ma lì vicino c’era anche un masso su un’altura e la fisica è riprodotta benissimo, è bastata una spintarella e ho fatto strike con i malcapitati sotto fino a raggiungere uno dei santuari (ce ne sono 120) che a sua volta sblocca un dungeon in cui sfruttare le proprie abilità per superare gli ostacoli.

Non mancano i villaggi, gli sbloccabili, mille modi diversi di affrontare uno scontro… oppure correre alla fine, in meno di un’ora e mezza, perché la vera libertà è offrire la possibilità a chiunque di terminare l’avventura come e quando si vuole, in fondo era così anche con il primo Zelda e questo è un omaggio ai giocatori, agli appassionati e a tutti coloro che si sono voluti regalare una grandissima emozione.

CONSIDERAZIONI FINALI
Breath of the Wild ha la rara capacità di non essere una singola avventura, ma la frammentazione di tante esperienze che convogliano in un mondo unico, vivo e palpitante. Torna il senso profondo del rispetto della natura, di una Hyrule resa malsana dal male, eppure sempre verde e bellissima da esplorare e da ammirare. Se da una parte è vero che la mappa è effettivamente gigantesca - si noti che questo termine sia estremamente riduttivo - nella pratica si dimostra come ogni zona, anche la più piccola, abbia segreti e oggetti da rivelare, dungeon o mini-quest. Soffermarsi su difetti tecnici, come sporadici cali del frame rate o un motore grafico che si rivela chiaramente per non essere stato concepito su Switch, ha poco senso, perché nessuno di essi riesce ad intaccare anche solo minimamente questo viaggio in cui a chiunque chiediate un resoconto vi racconterà una storia diversa.

12 Marzo 2017