il network

Mercoledì 19 Dicembre 2018

Altre notizie da questa sezione


Shadow Tactics: Blades of the Shogun - recensione PC

Shadow Tactics: Blades of the Shogun - recensione PC
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

tutti i post dell'autore

Calendario dei post

Quando si parla di giochi tattici sicuramente vengono alla mente vari filoni di vari generi. Esiste la tipologia alla Fire Emblem, quella in stile Divinity: Original Sin o Wasteland 2 ecc. Shadow Tactics: Blades of the Shogun non appartiene a nessuno di questi, bensì a quella tipologia di tatticità propria della meravigliosa trilogia di Commandos che negli anni ‘90 aveva numerosi proseliti, soprattutto dal secondo in poi. Lo scopo è piuttosto semplice, ma non per questo banale e certamente non facile da raggiungere: esiste una mappa di gioco in cui il nemico si muove e controlla ogni zona del perimetro esterno e interno, il nostro selezionatissimo team deve conquistare l’obiettivo finale, certo del fatto che non godrà del vantaggio numerico, bensì dell’effetto sorpresa.

L’ARTE DELLA GUERRA
"Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere", diceva Sun Tzu (ammettendo che si chiamasse così), tra le massime raccolte nel suo libro, ed effettivamente non sempre saremo costretti ad ingaggiare battaglia e a volte potremo anche risparmiare la vita ai nostri nemici, ma che divertimento sarebbe? Sia che abbiate voglia di far bere alla vostra katana ogni litro di sangue nemico, sia che diventiate maestri dell’ombra e della mimesi, per raggiungere zone impervie senza che nessuno sappia che voi siate passati, la scelta è vostra. Cinque membri complessivi, non sempre li controllerete tutti e dovrete imparare le peculiarità di ciascuno se vorrete portare a casa la pellaccia. Conoscere il proprio nemico è importante, ma ancora di più, in questo caso, imparare a conoscere i propri amici. Se anche per voi, come me, la strage di poligoni resta uno spasso, non dovrete mai abbassare la guardia. Un corpo che non viene celato in un pozzo o un cespuglio o comunque viene rilevato da una pattuglia in perlustrazione farà scattare un allarme e questo comporterà un rastrellamento a tappeto delle zone limitrofe. La difficoltà normale offre un adeguatissimo livello di sfida, mai troppo frustrante, pur restando impegnativo, anche perché al contrario rischierebbe la banalità totale. Le zone da controllare e attraversare sono molteplici e ogni volta si dovrà avere l’accuratezza di ispezionare, provare e riprovare, per trovare la falla nella ronda dei nostri avversari e sguainare la spada nei tempi giusti.

UN MONDO DI SANGUE E COLORE
L’immagine di copertina sembra richiamare in modo fortissimo l’arte grafica di Divinity: Original Sin, con quel bianco e nero che si concede soltanto alla virata di un rosso vivo e sanguigno. Il gioco in sé ha invece un atipico cell shading, che non serve a mascherare texture più piatte, bensì i colori dai toni accesi di un’era ormai persa nelle nebbie del tempo, ma che riflette un variegato numero di corazze, castelli e arredi. Tornando al gameplay puro troverete un comando che prestissimo farete vostro, ovvero lo “shadow mode”. A poco infatti può servire la divisione dei compiti tra compagni di squadra, se poi nel momento più caldo vi trovate ad avere la fretta di imporre una specifica azione ad un personaggio e nell’istante successivo a fare lo stesso con un altro componente della squadra. Questa modalità vi permette di mettere il gioco in una sorta di stasi, nella quale vi sarà possibile imporre a ciascuna delle vostre controparti un’azione, che sarà salvata e portata a termine nello stesso momento, così da evitare che scattino allarmi e si riducano eventuali colpi subiti da parte dei cecchini.

Uno specifico tasto vi darà poi modo di evidenziare ogni tipologia di elemento a schermo con il quale interagire, così come la scelta vostra sarà quella di vedere il cono con il quale il nemico osserva davanti a sé, per quanto vi dica già io che se appena sarete su un livello superiore (esempio sul tetto di un edificio o al di sopra di un carro), resterete praticamente invisibili a chiunque -sia a livello inferiore- mentre sarete quasi sempre visibili da coloro che sono su un balcone o comunque in alto, rendendo questi ostili i primi da abbattere in ordine di importanza.

CONSIDERAZIONI FINALI
Effettivamente c’era davvero bisogno di un gioco come questo. Non credo che nessuno della vecchia guardia abbia mai dimenticato Commandos e affini, inoltre i membri del team sono davvero “cazzuti”, anche se capiterà, non di rado, che decidiate di impersonare maggiormente un elemento della squadra, piuttosto di un altro, solo per le abilità intrinseche di questi ultimi, perché non c’è nulla di più divertente di un ninja che cala dal cielo e affonda la katana nel collo del nemico. Sicuramente impegnativo, ma non proibitivo, lo scopo è di accontentare tutti e per questo Mimimi Productions è riuscita in pieno a raggiungere il proprio scopo.

11 Dicembre 2016