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Martedì 06 Dicembre 2016

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Dishonored 2 - recensione PC

Dishonored 2 - recensione PC
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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A Dunwall non c’è mai un attimo di respiro… in realtà ce n’è stato, per un certo periodo, ma una regola d’oro di questi lidi è sicuramente che i regnanti nella serie Dishonored 2 non godono di buona salute.

Tutto il team di Arkane Studios deve aver letto molte recensioni, ascoltato e letto il feedback dei vari giocatori e seppure il primo Dishonored fosse un curiosissimo esperimento, infine riuscito, ma comunque reo di numerose magagne, è assolutamente assodato che la voglia di fare meglio, anzi, di prendere ciò che di buono già c’era ed elevarlo a potenza, abbia portato questo risultato.

IL CUORE E L’ANIMA
La piccola Emily ormai non è più tanto piccola. La giovane donna che testimonia l’avanzare del clessidra di ben quindici anni, di evidente pace e prosperità per il regno, è saldamente sul trono che precedentemente apparteneva alla madre. Corvo Attano, l’eroe che abbiamo impersonato, accusato di omicidio e infine scagionato, anche per aver risolto tutti i problemi causati dai veri assassini, non perde mai d’occhio Emily, ben sapendo che la situazione che lo ha visto protagonista potrebbe ripresentarsi. Per questo motivo, in tutto questo tempo e sicuramente non in modo troppo tenero, ha addestrato la giovane governatrice, così da essere in grado di affrontare qualsiasi minaccia. E infatti, questa non solo si presenterà allo scanno reale, ma lo farà inaspettatamente proprio durante la giornata commemorativa della scomparsa dell’imperatrice assassinata, con le fattezze di una sconosciuta Delilah Copperspoon e che ben presto avremo modo di conoscere. L’espediente è fondamentale, anche per gettare il giocatore in azione nel più breve tempo possibile, lasciando che il corpo della narrazione si possa inspessire a fronte delle situazioni offerte dal gameplay stesso e non relegando questa funzione ad inoperosi filmati. La crudele tiranna, a capo della congiura, aveva in realtà ramificato le proprie spie in ogni ruolo del regno, con un vero e proprio esercito, che andrà a sostituirsi a quello attualmente insediato e che di fatto si dovrà combattere per riportare la pace. Questo fatto inoltre è anche il motivo che porterà il giocatore a dover scegliere, da subito, se tornare a vestire i panni di Corvo o quelli di Emily. La scelta che verrà effettuata dal giocatore avrà ripercussioni nettissime sul fronte della storia, oltre alle interazioni con gli “npc”.

IL MONDO AI TUOI PIEDI
Come da tradizione, naturalmente, questo è, come ho detto all’inizio, uno “stealth” game, ma ciò non toglie che i nuovi poteri e le nuove armi permettano a chi dovesse interpretare uno degli eroi a disposizione, di fregarsene bellamente di tutto e di tutti e di procedere come un panzer fino all’epilogo. Questa possibilità offerta è di fatto  non solo un easy mode, ma anche il modo migliore per evidenziare eventuali lacune dal punto di vista dell’IA. Le guardie infatti si muovono sempre come automi, senza interrogarsi troppo di ciò che esula dal loro ristretto campo visivo e senza mai alzare lo sguardo per nessun motivo al mondo. Certo questo comportamento robotico potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ma è anche vero che se vorrete tarare il gameplay su alte difficoltà, capirete che la geografia più o meno ampia delle mappe e il posizionamento di eventuali nemici, renderà le allerte generale quasi immediate, con l’obbligo di dover caricare in continuazione un precedente punto di salvataggio, fino a quando non riuscirete a fare breccia nelle ronde. Certo questo non rende mai frustrante il gioco, anche perché le situazioni sono molto varie, così come le nuove aree in cui ci muoveremo, che cambieranno da zona a zona in modo repentino ed esteticamente diverso. Il tutto con la cornice surreale e desolante di costruzioni steampunk con invenzioni, macchine e robot che sembrano uscire dalla fantasia di un ottocento distopico e futuristico.

GUAI IN PARADISO
Visivamente meraviglioso, il cambio di motore grafico che passa dall’arcinoto Unreal Engine all’ID Tech non ha portato in dote una differenza abissale, sotto il profilo visivo, anche se è fuori discussione che il numero di poligoni a video e di effetti particellari sia più corposo, pastoso e migliore, ma nulla che possa stravolgere rispetto al passato o anche rispetto all’attuale concorrenza, con colori pastello che spesso coprono texture e superfici non sempre ad alta risoluzione e in alcuni casi un po’ piatte. In tantissimi hanno anche lamentato su PC il problema della velocità limitata anche su macchine ultra moderne, ma io posso testimoniare che la mia GTX 970, con tutti i dettagli ad ultra, ha fatto più che dignitosamente il proprio lavoro, con un numero di fps ben superiori ai 30 e un leggero effetto di “stuttering” e questo all’inizio, prima ancora della corsa ai ripari con le prime patch e driver vari. I problemi ci sono anche, come ho sottolineato, nell’IA, soprattutto perché vi accorgerete molto presto che in tante zone non ci sono troppe possibilità offerte per deviare troppo dal percorso, ma si dovrà principalmente trovare l’unica via, anche se non per questo si perde troppo nel piacere di gioco.

CONSIDERAZIONI FINALI
Forse non il gioco “stealth” definitivo, anche perché ormai questo genere ha talmente tante sfumature e declinazioni che non avrebbe senso fare troppi (inutili) paragoni, ma certamente lo è tra quei titoli ai quali si aggiunge la parola “fps” alla tipologia di giochi in cui si deve “agire senza essere scoperti”. Il primo titolo della serie riusciva solo in parte in questo compito, lasciando aperti troppi buchi e bachi, zone in cui tutta questa cura crollava come una città steampunk di carte. Non è perfetto e nessuno lo pretendeva, eppure il tempo guadagnato dall’uso di un motore grafico potenziato, che cambia “cuore”, ma lascia invariato lo stile, di certo non eccellente o iper-moderno (ma anche poco ottimizzato, mannaggia), ha comunque forse permesso ad Arkane Studios di concentrarsi maggiormente sulla storia, sui contenuti e su una giocabilità nettamente migliore del numero uno.

23 Novembre 2016

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