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Martedì 06 Dicembre 2016

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Battlefield 1 - versione testata PS4

Battlefield 1 - versione testata PS4
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Battlefield torna, ma abbandona i tempi moderni per riportarci ad una guerra ancora precedente di quella del primo capitolo, ma non per questo meno violenta.

Quando si vuole far ripartire un brand, generalmente, si toglie il numero e si lascia solo il nome. In questo caso EA ha pensato bene di distinguere il proprio Battlefield da qualsiasi altro, nella propria storia, perché quell’ “1” davanti non è nemmeno una sorta di remake del primo capitolo -che come i più ricorderanno era del 2002 ed era ambientato nel 1942- ma si torna ancora più indietro. La Grande Guerra, la Seconda Guerra Mondiale, il teatro storico di un conflitto noto per essere psicologico, con i soldati che affondano nel fango delle trincee, nelle peggiori condizioni igieniche possibile, con i nervi a fior di pelle, attendendo la prossima bomba, il gas mortale o l’ultimo sibilo di un proiettile, per portare pace in quell’inferno, che il grande poeta Wilfred Owen ha saputo descrivere, vivendolo in prima persona.

BATTAGLIE DI CAMPAGNA
L’annosa questione della campagna single player, dalla quale non si può uscire per non scontentare i fan, salvo riuscire a farlo con Titanfall -che comunque anche lui la presenterà quest’anno- a mio avviso è quasi sempre sembrata un’inutile forzatura, anche in considerazione del fatto che in tantissimi la snobberanno, per buttarsi nella modalità competitiva. Stavolta mi devo ricredere, ed è bello andare contro un proprio preconcetto, perché l’idea di queste missioni non è esattamente quella di mettervi nei panni di eroi con un certo carisma da rispettare, anzi è l’esatto opposto, ovvero diventare osservatori di varie sequenze, ma tutto smussando gli aspetti più drammatici e puntando il tutto alla grandiosità ed eroicità di quei momenti. Le storie sono ben cinque diverse, nessuna spiccherà o decollerà mai dal punto di vista di una trama particolarmente articolata e ben caratterizzata, il nostro unico compito è quello di seguire le indicazioni e portare a termine gli obiettivi. Ci sono i velivoli, i veicoli, si combatte a piedi e a cavallo ma per tutta la durata del gioco, che non supera le sette ore non ci sono mai momenti di climax o qualcosa che ricorderete e porterete con voi, quando infine avrete terminato di giocarlo per passare ad altro il prossimo anno.

Il riconoscibilissimo “Frostbite”, motore che regala, dal punto di vista tecnico, uno splendido punto di vista dell’azione, con una grande distruttibilità degli ambienti non è solo il cuore pulsante della grafica ad alto impatto visivo, è anche la principale ragione per la quale vi sentirete visceralmente coinvolti negli eventi. Le esplosioni, il fango che si solleva da terra per immergervi, gli scorci degli scontri al calar della sera o in pieno giorno, passando dalle Dolomiti al deserto, è di sicuro molto esaltante e vi dimenticherete molto presto della trama a tratti farraginosa a tratti inconsistente… e poi diciamocelo, c’è anche il tank Mark V, nonno di quel Mark VIII che abbiamo visto in Indiana Jones ed è davvero bello da sfruttare.

IN TANTI È MEGLIO
Una nota più dolente, per i fan EA, è legata al fatto che ormai i vari Battlefield, questo compreso, uniti a Battlefront… siano ormai diventati un unico pastiche in cui si cambia il vestito di uno, per indossarne un altro, ma la sostanza non cambia mai. Quando infatti salirete su un mezzo aereo non troverete enormi differenze rispetto a un caccia dei tempi moderni o di un X-Wing ed è una cosa un po’ triste, perché considerando la bellezza artistica con la quale viene elaborato il tutto, sarebbe bello poter godere di molta più profondità nel campo dell’elaborazione di ciascun velivolo, con i pro e i contro che questo comporta. Se la parte più ovvia, nel gioco competitivo, sia il fatto che le critiche al modo di giocare di Battlefield 3 siano state accolte, per l’esagerato obbligo di precisione di certi colpi da lontano e l’uso di canne ed ottiche ad hoc per migliorare le cose, la soluzione poteva comunque essere diversa dalla trasformazione ibrida di questo titolo e Battlefront in una versione alternativa di Call of Duty, la logica era solo quella di mantenere l’immediatezza e qui c’è tutta, ma sarebbe stato meglio vedere un po’ più di carattere in campo.

Questa accessibilità trova però molti lati positivi, considerando che in campo si muoveranno fino a 64 giocatori, ed è una cosa veramente immensa da vedere, da saggiare e da vivere. Sentirete il sibilo dei proiettili, mentre sopra le vostre teste si combatteranno enormi battaglie aeree che proveranno anche ad eliminare il fronte opposto con lo sganciamento di terribili bombe che devasteranno il suolo. Tra le varie modalità (ci sono quelle classiche che arcinote) è importante sottolineare quella di “Operazioni” che di fatto è la perfetta evoluzione di quella “Rush” che abbiamo goduto in Battlefield 3 ed è effettivamente un’idea molto interessante ed originale, anche in considerazione del fatto che uno scontro qui potrebbe durare un tempo medio di circa 40 minuti, non certo bruscolini, ma che permette di far gustare al giocatore la bellezza e la complessità di uno scontro, con tutta una serie di possibilità, di mezzi, di mappe da imparare e di approcci alle battaglie che merita da sola il prezzo del biglietto e che certamente vi potrebbe impegnare per parecchi mesi -salvo considerare comunque il concetto di estrema sintesi e di immediatezza per l’uso di qualsiasi cosa sia a disposizione nelle mappe. Tornano anche in questo caso le classi, ciascuna con una propria logica e come per Battlefront anche le “super-classi”, ovvero dei temibili “berserker” che avranno armi peculiari e una netta resistenza in più ai colpi nemici. Non esiste più (o è stato ridotto al punto da non essermi mai accorto della cosa) la gittata di alcuni fucili che non va oltre certe distanze, in compenso accadono ancora i colpi a vuoto, in quanto esiste un sistema a percentuale dei proiettili sparati, che prendono potenziali inclinazioni diverse o bersagli mancati, una cosa che andrebbe ancora un po’ limata, a mio avviso, ma comunque nulla che limiti troppo il piacere di gioco.

CONSIDERAZIONI FINALI
EA si è impegnata parecchio per portarci il nuovo Battlefield. Non lo giocherete di certo per la veridicità storica o l’accuratezza con la quale un’arma colpisce un bersaglio, ma fa comunque centro con un sistema “emozionale” che ricrea alla perfezione la sensazione di trovarsi esattamente in quei luoghi e in quei momenti, esaltando della guerra la parte più epica. I risvolti negativi, se vogliamo, si possono riscontrare nel fatto che in generale Electronic Arts stia appiattendo in parte questi titoli competitivi, avvicinandoli un po’ tutti tra loro; se pensate che Star Wars: Battlefront e questo abbiano parecchio in comune, vi renderete conto che forse occorrerebbe ricalibrare il concetto di esperienza, detto ciò è il trionfalismo del guerriero e non mi spiace affatto.

23 Ottobre 2016

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