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Sabato 10 Dicembre 2016

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Carmageddon: max damage - recensione

Carmageddon: max damage - recensione
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Torna Max il folle, ma non quello della pellicola cinematografica. Un delirio di lamiere accartocciate e sangue in un'apocalisse che non si può che definire Carmageddon.

A volte per sdoganare qualcosa, soprattutto nei videogiochi, bisogna saper rischiare, saper osare e spesso beccarsi censure davvero assurde. E' questo sicuramente il caso di Carmageddon, gioco “automobilistico” ad opera di Interplay nel 1997. Di questo titolo si poteva dire tutto, il gameplay era un po' atipico per un racing game, le gare si trasformavano in una sorta di slot machine dove si sapeva chi partiva ma non chi avrebbe tagliato il traguardo. Ma la cosa che rese il titolo davvero unico, che seppe creare una spaccatura tra chi lo amava e chi lo odiava, fu senza dubbio l'introduzione di una insensata e quantomeno divertente vena di violenza e splatter. Uno dei principali obiettivi del gioco era infatti quello di investire il maggior numero di pedoni possibili. Massacrare a più non posso persone comuni, poliziotti, spogliarelliste ma anche disabili e vecchiette appoggiate al proprio deambulatore. Era un obiettivo talmente importante che durante le gare si potevano travare bonus per rendere i pedoni più lenti, ciechi e così via. A causa di questa caratteristica il gioco ottenne un'incredibile popolarità, ma la cosa aizzò anche una schiera di moralisti che costrinse gli sviluppatori a creare versioni censurate del titolo. Da noi, per esempio, era possibile investire alieni dal sangue verde, ma in fondo non è altrettanto violento investire povere creaturine che cercano di fare una passeggiata sul nostro pianeta?

A parte questo il titolo era ben realizzato ed originale, anche perché uscito in un periodo di giochi fin troppo uguali tra di loro. Stainless Game deve aver deciso che i tempi sono maturi per portare questo titolo ai giorni nostri, a quasi 20 anni dal capitolo originale, e di deliziare i giocatori di nuova generazione e le vecchie leve nostalgiche che hanno voglia di fare un tuffo nel passato. Ma come se la cava Carmageddon in un mondo videoludico dove ormai la violenza non fa più effetto e il sangue è diventato una pura formalità? Effettivamente si può dire piuttosto maluccio. Dopo alcuni caricamenti, a dire la verità, eccessivamente lunghi, ritroveremo tutto il mondo di corse, sangue e violenza demenziale che avevamo lasciato nel '97. Bisogna dire che il titolo non brilla certo dal punto di vista tecnico. Già dall'inizio vedremo palazzi piatti e squadrati con texture che si caricano all'improvviso e sono in più presenti diversi bug. Il motore grafico è piuttosto scadente, tanto che non sfigurerebbe su una Playstation 2, e gira a 30 frame al secondo, tra l'altro non semprte stabili, e l'aggiunta di alcuni effetti particellari non salvano la situazione. Anche i pedoni sono realizzati in maniera approssimativa, soprattutto dal punto di vista del gore. Si dividono in 2 massimo 3 pezzi e sono animati in maniera approssimativa. La cosa più divertente è sentire gli effetti sonori che accompagnano le loro morti. Parlando delle auto e della loro guidabilità le cose non migliorano.

Molto bello l'effetto di distruzione delle auto e altrettanto bella la maniera con cui si possono riparare in tempo reale durante la gara, spendendo punti guadagnati nei modi più svariati. Tuttavia i mezzi sono realizzati in maniera approssimativa e la fisica risulta essere piuttosto imbarazzante. In questo titolo si slitta che è un piacere e spesso vi sembrerà di avere delle saponette al posto delle ruote. Anche la colonna sonora è piuttosto deficitaria e sicuramente i programmatori avrebbero potuto inserire qualche traccia in più, e magari curarle meglio. La cosa che salva davvero questo titolo è il comparto online, in quanto poter usare tutti gli assurdi gadget e potenziamenti del gioco contro altri umani, risulta molto divertente. La modalità carriera in single player è piuttosto lunga e ricca di gare molto diversificate fra loro. Purtroppo i difetti elencati precedentemente rischiano di renderla, alla lunga, piuttosto noiosa e ripetitiva. Il problema di fondo è che la divertente e originale formula del titolo del '97, che univa massacri insensati con armi assurde come bolle di sapone giganti, ormai non funziona più e non hanno lo stesso appeal di tanti anni fa. Tirando le dovute conclusioni, Carmageddon è sempre Carmageddon, ma purtroppo è invecchiato male. Il livello di violenza a cui ci aveva abituato negli anni '90 è ormai superato, e il comparto tecnico e il gameplay, decisamente approssimativi, non lo hanno aiutato a farsi strada nel mercato moderno. Tra l'altro c'è anche da sottolineare un'intelligenza artificiale degli avversari piuttosto carente. Le uniche cose che salvano questo titolo dal baratro sono un multiplayer riuscito e divertente, e il fattore nostalgia che sicuramente la fa da padrone in questa produzione.

Articolo in collaborazione con Sergio Bulfari.

03 Agosto 2016

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