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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Mirror's Edge Catalyst - recensione PS4

Mirror's Edge Catalyst - recensione PS4
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Sono passati otto anni da quando abbiamo visto Faith per l’ultima volta, eppure lei non ha perso nulla del suo smalto e della sua atleticità, anzi sembra che il carcere l’abbia resa ancora più tonica e desiderosa di correre.

Nel 2008 il parkour è diventato giocabile ed in prima persona, con il controverso titolo EA che da un lato ha regalato qualche emozione, ma di certo è riuscito solo a metà, anche considerando che la durato complessiva del gioco e i pochissimi extra lo rendevano molto poco attraente ad essere ripreso in mano una volta completato. Rassicurando tutti che Asia Argento non sarà nuovamente presente a dare un pessimo contributo di una recitazione mediocre, alla nostra dinamica Faith, aggiungo che finalmente l’eroina sembra aver trovato una dimensione e una missione con basi un po’ più solide (ma non troppo!) che la portano ad esplorare il superficiale mondo di cristallo in cui è immersa.

Glass è una città algida, controllata da corporazioni che ne controllano ogni aspetto, pronte a reprimere qualsiasi scintilla di ribellione e le guardie -che richiamano da vicino l’estetica di quelle viste in Hunger Games- avranno il compito di fermare ogni focolaio di rivolta, se non fosse che la bella protagonista è in grado di sgusciare dalle loro mani in ogni direzione.

SALTO DELLA FEDE
Come già anticipato non si potranno controllare le armi, ciò non toglie che saremo in grado di spingere i nostri avversari a perderne il controllo, così da garantirci maggiore sicurezza nella fuga. Questa è una delle parti più deboli del tessuto di gioco, con azioni semplicistiche e con una resa di controlli poco credibile e quasi frustrante e per nulla realistica. Poco male comunque, non è questo lo scopo, il nostro obiettivo è infatti quello di muoverci e di farlo rapidamente e questo aspetto è stato reso anche più dinamico. Ci si deve orientare tra le superfici, scegliere una via piuttosto di un’altra, conoscere i propri limiti, sì, perché attraverso un albero degli attributi potremo potenziare la nostra runner così da permetterle diversi boost e dare a lei e a noi capacità superiori, frutto di un training basato sulla nostra volontà di raggiungere un perk piuttosto di un altro. Il comparto animazioni è splendido, non solo non troverete alcuna legnosità dovuta ad un movimento falso o non previsto, ma le movenze stesse sembrano adattarsi alla perfezione ad ogni situazione come se nulla fosse scriptato e per questo ancora più convincente. Sul fronte grafico, per quanto siamo comunque all’interno di zone piuttosto limitate, la resa a 60 fps in FullHD regalano un impatto visivo molto piacevole, anche se è sicuro che poteva essere fatto qualcosa di più sul fronte texture, che regalano tutte una sensazione di lucida plasticosità relegato a quasi tutte le superfici. La geniale scelta di segnare un punto di inizio ed uno di fine è geniale, in quanto proveremo noi stessi la sensazione di libertà dovuta alla scelta per raggiungere il termine del percorso nel modo più rapido, ma anche la possibilità di vagliare scelte differenti, così per capire come sarebbe andata in un altro modo. La possibilità di essere aiutati è ancora presente, anche se potrà comunque essere disabilitata, colorando di arancione-rosso le zone interessate che dovremo visitare o in altri casi vedremo una scia che ci porterà nella direzione corretta, per quanto avremo comunque la possibilità di fare liberamente le nostre scelte.


CONSIDERAZIONI FINALI
Se il primo Mirror’s Edge poteva godere del primato di un concept comunque meritorio di aver posto interessanti basi di un inedito titolo, non si può negare che da questo seguito le aspettative fossero più alte. Innegabilmente Catalyst è divertente, espande in modo intelligente la serie e diverte dall’inizio alla fine, pur considerando che la storia in realtà non decolla mai del tutto e di sicuro non convincerà coloro che hanno trovato già mediocre il primo capitolo. Il merito è sicuramente quello di aver offerto finalmente un piatto più ricco, ma era lecito aspettarsi qualcosa di più di un prototipo, anche tenendo in debita considerazione che questo è un progetto tripla A.

26 Giugno 2016

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