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Martedì 06 Dicembre 2016

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Dark Souls III - recensione PC Steam

Dark Souls III - recensione PC Steam
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Dark Souls 3 è finalmente nelle mie mani e dopo un attento e lungo gameplay vi dico cosa ne penso del gioco Bandai Namco e From Software.

Una nuova esperienza, totalizzante, penalizzante, parzialmente castrante (in beta anche frustrante) ma comunque sempre, mostruosamente droga, Eros e Thanatos si fondono in una versione digitale per fanatici, nerd e masochisti.

Questa sopra è il primo pensiero che ho avuto quando sono tornato a giocare a Dark Souls per la terza volta. Decisamente il capitolo più complesso della serie; si muore più facilmente con i nemici “base” -che stavolta tornano in vita all’infinito, dopo ogni ricarica di falò- rispetto ai boss. Più vasto, si gira tantissimo, ma ogni area nasconde segreti, aree da scoprire, mini-boss di tutte le dimensioni, loot esclusivo… un’insalatona da mangiare tutta d’un fiato, da soli o con gli amici.

MORIRE NON È CHE L’INIZIO
Ma ormai il titolo lo conoscete, l’esperienza di cosa dover fare, per superare un punto ostico è fondamentale, ma anche stavolta c’è una sorpresa, anzi ce ne sono parecchie. Se dal fronte boss, almeno su quelli principali, non ci sono troppe difficoltà da superare, considerando che nel caso potete comunque contare sul co-op per abbattere i nemici di proporzioni gargantuesche, è nel mood delle varie zone che rischierete di perdere la vita molto più di quanto vi aspettereste.

Spesso infatti i nemici base sono talmente forti da essere paragonabili ai mini-boss, eppure questi non c’entrano -beninteso ci sono e di tutte le dimensioni e in gran numero- ma vi basterà anche solo un cavaliere ben corazzato per spegnere ogni entusiasmo ai giocatori della prima ora. I territori si dipanano in lunghezza, tendenzialmente, come nel secondo capitolo, non più quindi mini-zone iper complesse da padroneggiare con trappole dietro ogni angolo, ma ampie porzioni di terreno da esplorare, con molti segreti, muri invisibili e loot. A differenza però dal secondo episodio -a mio modesto avviso il meno riuscito nel ventaglio della serie Souls- in questo caso la personalizzazione delle vaste aree e la specificità e varietà dei nemici presenti, rendono questi livelli molto più interessanti, a livello di caratterizzazione sia ambientale, sia legata all’altissima variante di villain presenti, che sfrutteranno ogni centimetro di terreno per tentare di togliervi la vita. Ecco quindi che un non-morto comune può diventare letale se vi attacca con un’arma infuocata in una stanza ristretta o i lenti zombie che portano un palo dieci volte più grande di loro se vi caricano in un corridoio stretto diventeranno difficilmente schivabili.

Esplorare però vuol anche dire cercare i falò -che dopo Bloodborne e il suo scomodissimo hub alla Demon’s Souls vi permetterà di muovervi nuovamente in modo rapido-  ma proprio per questa quantità alcuni saranno ben nascosti e chi andrà a caccia di trofei avrà il suo bel daffare a scovarli tutti. Non crediate però che per questo sia molto più semplice, spesso infatti dovrete correre o camminare in punta di piedi, per molto tempo prima di arrivare ad un punto di sicurezza e ristoro -che ricarica la durata delle armi e le fiaschette di Estus- ma, come dicevo, essendo regioni così ampie sarà fondamentale trovare quanti più falò possibile, anche perché con i nemici così letali, anche una decina di metri possono essere fatali.

BLOODBORNE I LOVE YOU
Sì, lo sappiamo tutti che il prossimo anno ci sarà il nuovo capitolo, in esclusiva PS4 di Bloodborne, ma il titolo di Sony e From Software ha visto anche l’avvio di un nuovissimo motore grafico che è stato sfruttato a piene mani anche per Dark Souls 3. Su PC infatti è una vera gioia per gli occhi, dal punto di vista estetico, e può vantare anche la bellezza di 60 fps in ogni area (dopo le prime patch). Il fuoco vi incanterà, pastoso e colorato, le luci filtrano dalle finestre, anche se non sono dinamiche per la maggior parte di esse e nel caso lo sono come ambientali, ma in pochi se ne accorgeranno. Il sangue è fin troppo denso e scuro, ma schizza a terra, disegnando un arco emoglobinico nella direzione del colpo. Da Bloodborne sono stati estrapolati una quantità impressionante di elementi, dalle tipologie di terreno ai nemici più o meno rivisti e corretti, ma poco importa, il gran numero di animazione di ciascun personaggio è comunque perfetto da vedere e di certo il bestiario è vastissimo, mai banale e con sorprese inattese.


ESTUS DELLE MIE BRAME
Si nota una diminuzione delle aree di puro farming, ma è ovvio che giocando in multiplayer, magari in aree specifiche, si riesce comunque a fagocitare un gran numero di elementi che vi permettono poi di salire di livello più velocemente. Le classi sono quelle classiche con il cavaliere che fa perno tra tutte quelle più fisiche e il piromante tra quelle magiche, chi vorrà cimentarsi invece su quelle più specializzate avrà da fare un lavoro immenso, in quanto la difficoltà diventa, come ho segnalato appena, ancora maggiore.

Salutiamo con gioia anche l’Estus cinereo. Oltre a quello classico, che si potenzierà nel numero di fiaschette a disposizione e in quantità di queste ultime, potrete scegliere di sfruttare la seconda fiaschetta “blu” per ricaricare una nuova barra, collocata tra la vita e la stamina. Di fatto è lecito potenziarla per chi sfrutta la magia, in quanto non ci saranno più magie specifiche con indicato un numero limitato di azioni, ma di consumo di questa barra (idea geniale!) e la si potrà ricaricare alla bisogna, tenendo presente che anche le altre classi potranno sfruttarla. Il numero di azioni d’attacco aumenta sensibilmente, oltre a quello leggero e pesante ne avremo un terzo che sfrutterà con la suddetta barra blu detta PA, appunto, senza tener conto che qualora impugnaste un’arma con due mani o le doppie armi si ricaveranno altre azioni interessanti. La varietà quindi non manca, così come il numero di opzioni, armature, armi, equipaggiamento e cose folli da indossare e portare con noi. Dire quaranta ore per terminare il tutto significa essersi persi gran parte del divertimento, tra NG+ tentativi ed esperimenti anche con altre classi ecc.

Ah dimenticavo, ovviamente ci saranno i DLC, ma dovremo attendere fino al prossimo autunno per vederne la luce, quindi fatevi sotto che ci sono tre finali da scoprire.


Se vi interessa scoprire come affrontare i boss, potrete cliccare qui.


Di seguito invece il video in cui ne affronto uno:


CONSIDERAZIONI FINALI
Sicuramente questa è l’esperienza culminante di un costante lavoro di raffinazione del concept iniziato con Demon’s Souls e concluso con Bloodborne. Ogni lavoro di From Software di ciascun Souls-like (oltre alla serie che ne porta il nome ovviamente) ha mantenuto da sempre il cuore, riuscendo nel contempo a sperimentare cose nuove ed introdurre contrasti in piena filosofia con questa saga. Si tiene conto di tutto il pregresso e si compie un netto balzo in avanti, con la piacevolissima aggiunta di un’ottima colonna sonora a supporto ed effetti audio palesemente migliorati. La grafica è quella cosa che alla fine nessuno guarda, ma se è fatta così bene come non notarla… perfino se è stata selvaggiamente saccheggiata dagli assets di Bloodborne.
Un gioco da prendere, da vivere da soli o in compagnia… dimenticatevi il passo incerto del secondo episodio, qui c’è tutta la genialità di Hidetaka Miyazaki.

25 Aprile 2016

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