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Domenica 04 Dicembre 2016

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The Town of Light - recensione PC Steam

The Town of Light - recensione PC Steam
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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La prima metà degli anni ‘50, dello scorso secolo, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, è forse uno dei periodi di punta come riproposizione di molti degli eventi epici che hanno portato al termine del conflitto globale. La storia che però ci racconta LKA.it, software house italiana, è sicuramente di nicchia e non ha nulla di epico. The Town of Life parla di reietti e di fantasmi, ma non solo ai giorni nostri, purtroppo lo erano anche al tempo; anime segregate in istituti al di fuori del mondo. Questa non è una storia vera, ma è sicuramente la commistione di molte vite, crudelmente reali, di un istituto psichiatrico che ha visto al suo interno un via vai di persone, che altro non sono stati se non carcerati e pazienti. Queste vicende sono vissute con gli occhi della giovanissima Renèe, entrata a soli sedici anni, e dei setti orribili anni successivi, in cui ha vissuto un vero e proprio inferno.

Fa sicuramente specie pensare a quanto ignoranza in campo medico ci fosse al tempo, ma anche la leggerezza, la cattiveria di molti uomini e donne del personale, tra i quali comunque spiccava saltuariamente qualcuno che viveva quella professione come una missione.

Non provoca divertimento e non è un documentario, eppure in questo titolo si riesce a filtrare uno stato emotivo molto forte, si è riesce a provare empatia per la protagonista, per quanto sarebbe più facile interrompere il gioco e fingere di non averlo mai fatto, dimenticandosi tutto.

Ci si muove lentamente, non si può scappare, ogni challenge proposta non richiede acume o alcun bisogno di riflettere, anzi qualora non si capisse al volo come avanzare ci viene in nostro aiuto il tasto “H” della tastiera che porta il suggerimento giusto. Ogni quest è una scusa per passare da un piano all’altro, da una zona tetra ad una peggiore, in una costante caduta verso il basso, in un oblio che sembra non finire.

Graficamente è stato fatto un buon lavoro, considerando un team molto ristretto ed un progetto indie, anche se naturalmente qualche bug lo si riscontra. Esteticamente gli ambienti sono ben modellati, discreti gli npc e il lavoro poligonale su di essi, ma riescono ad infondere allo stesso modo il senso di profonda inquietudine.

Si passa in continuazione tra il presente, in cui l’istituto verte in condizione pietose di abbandono, al passato in cui era in piena funzione, in un bianco e nero che viene sottoposto anche in forma di disegni, stilizzati ma che rendono appieno l’angoscia e i volti deturpati di mostri reali ed esseri impauriti che tentano di sopravvivere in ogni modo.

Impiegherete circa un paio d’ore per completare il tutto, anche se è possibile che alcuni capitoli dobbiate rigiocarli per sbloccare ogni parte a disposizione, in quanto alcune sotto-quest richiedono scelte che possono limitare alcune aree.

Un progetto dal sicuro valore, una storia che merita di essere ascoltata e ritrasmessa.

CONSIDERAZIONI FINALI
Si può pensare alla paura, al termine del viaggio di The Town of Light, ma non è quello il vero sentimento. Si prova un mix di rabbia, impotenza e la volontà vana di poter fare qualcosa per cambiare una realtà che ormai è troppo lontana da noi per poter contribuire ad un eventuale cambiamento. Non rimarrete delusi da un docu/film emotivo, in cui il giocatore tocca con mano le atrocità di un mondo che è meglio non dimenticare, per evitare di ripetere gli stessi errori.

27 Febbraio 2016

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