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Domenica 26 Febbraio 2017

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Bloodborne - recensione PS4

Bloodborne - recensione PS4
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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From Software non è per la next gen o per la old gen… semplicemente quando si gioca ad un titolo con l’anima dei Souls, parafrasando il Trono di Spade, si vince o si muore (più la seconda).


 

SCRITTO NEL SANGUE, ANIMA DEI SOULS
Nonostante l’impronta di Bloodborne sia la stessa della serie Souls, esistono in realtà molti più elementi con il primo Demon’s Souls, dei fratelli usciti dopo:

  • esiste un hub centrale, chiamato “Sogno del cacciatore”, dal quale poter eseguire le varie missioni;

  • l’atmosfera generale è simile, così come molti elementi estetici, come le carrozze e quella che sembra una notte eterna;

  • tornano le scorciatoie, che prendono il posto di falò più numerosi, tra un checkpoint e l’altro (che assume la forma di una lanterna);

  • entrambi i “Dark” erano maggiormente ambientati in zone boscose, mentre le esclusive Sony si svolgono maggiormente tra costruzioni “civili”;

  • “Demon’s” e Bloodborne sono assolutamente più semplici dei “Dark”, quest’ultimo poi ancora più del primo. Aggiungiamo che l’uscita di Dark Souls 2 sembra quasi voler aumentare la difficoltà del titolo, per riportarlo più vicino al primo capitolo e prendendo maggiore distanza da Bloodborne.


UN COLPO AL CERCHIO, UNA LAMA ALLA BOTTE

Fondamentalmente il nostro scopo è quello di girare nei meandri di una città vittoriana, chiamata Yarnham, in cui orride creature (mannari, bestie terribili o orribili mutazioni degli ex cittadini), tenteranno di eliminarci in tutti i modi possibili… noi che, apparentemente, siamo gli ultimi umani rimasti. Per difenderci avremo sia armi da taglio che armi da fuoco. Queste ultime rappresentano un netto cambiamento: in alcuni casi potrebbero servire per rompere la guardia al nemico, ed infliggere numerosi danni, in altri per devastare o sfruttare i preziosi proiettili accumulati anche per attacchi elementali. Le armi da taglio hanno una buona varietà, anche se non di quantità, ma si può dire che tutte siano utili, il che le favorisce rispetto agli altri “Souls”. I nostri abiti, stupendi, andranno indossati in determinate occasioni per avere bonus contro i nemici (o boss) o per benefici di sopravvivenza di alcune zone. Solo le armi però potranno essere potenziate con alcune pietre e godere di ulteriori bonus di potenza che si potranno aggiungere nel “Sogno del cacciatore”. Sempre da qui potremo disporre di rune particolari, che di fatto sostituiscono gli anelli, per godere maggiormente in alcuni bonus di attacco o difensivo. E’ certo che sul fronte della specializzazione potremo toccare tutti gli elementi, con un minimo di livellamento, già nella prima run. Il gioco gode di due substrati che affiancano alla campagna principale. Il primo sono le missioni secondarie e location segrete, alcune lo sono molto, altre meno, che offrono quest e nuovi livelli, il secondo è invece il “Chalice Dungeon”, il quale vi permette di affrontare nuove sfide in livelli ad hoc, decisamente azzeccati ed innovativi. In tutto questo potrete condividere il piacere dell’avventura con gli amici, tramite password che vi isola dal resto della rete o in modo aperto. Potrete così affrontare più facilmente i giganteschi boss finali, comunque arrivabili o le altre parti dell’avventura… stando attenti però a non essere invasi da altri giocatori.


DALLA RABBIA ALLA FRUSTRAZIONE

Il titolo non è esente da difetti, in questo paragrafo ne sottolineo alcuni tecnici, altri, almeno per me, concettuali, che minano profondamente l’esperienza complessiva. Il primo è il frame rate: 30 fps non sono moltissimi, senza contare che il motore grafico non infastidisce minimamente la capacità di calcolo di una PS4 (a livello teorico), per questo si sarebbe potuto puntare ai 60, ma anche restando nella metà è davvero assurdo che questi non riescano ad essere costanti, soprattutto in aree o con boss particolarmente ostici, aggiungendo una difficoltà complessiva che ha poco senso di esistere. Restando in tema di grafica non si può segnalare le texture che spesso, spessissimo, sono a bassa risoluzione, segno che anche su questo punto il lavoro sia stato frettoloso e poco ottimizzato. Anche sul fronte del gameplay esistono situazioni in cui difficilmente si può glissare: l’abbinamento con altri giocatori in multiplayer non è sempre preciso o il più delle volte si hanno pesanti cali di frame. Non si sa esattamente per quale ragione, ma il ritorno di Bloodborne allo stile “hub” centrale, impone dei tempi di caricamento non da poco, anzi direi titanici, considerando che per cambiare un livello a volte si deve eseguire questa operazione due volte… perchè, dopo aver fatto così bene in Dark Souls 2 si deve tornare indietro?

Per quanto riguarda invece un difetto concettuale, su questo punto, come anticipato, è molto personale, riguarda invece la scelta così aperta delle classi e sul farming. La prima infatti vi permette, con pochissimo “sforzo”, nell’assegnazione dei punti, per ciascun livello, di poter controllare tutte le armi presenti in gioco (seppure non siano moltissime), ma eliminando parte del senso elitario di una specializzazione. Lo stesso principio valga per la possibilità di salire di livello in vari punti, chalice dungeon compreso, come se non ci fosse un domani, accumulando decine di livelli in poche ore. Quest’ultimo non è necessariamente un difetto, ma chiunque voglia migliorarsi la vita, o premere il tasto “facile” potrà scegliere questo tipo di strada, che ha davvero poco senso che esista, soprattutto in questo modo, per scegliere di essere il più aperti possibile ad un pubblico che, tra l’altro, nemmeno se lo aspetta, e difficilmente lo vorrebbe, in modo conscio, minando quindi una delle basi della serie Souls.



CONCLUSIONI

Non sono così tanti i titoli, profondamente imperfetti, dal punto di vista tecnico, ai quali si può perdonare tutto, proprio tutto, solo per il forte amore (e per qualcuno odio, ma non per i deficit) che si prova giocando a Bloodborne. La rappresentazione videoludica di Eros e Thanatos non potrebbe essere più lucida, fredda e dall’atmosfera decadente e malata, di quella malattia dalla quale non si guarisce, che solo Miyazaki riesce a dipingere. Ciò che forse rende questo titolo meno appagante, nei confronti della serie, è un’eccessiva possibilità di livellare, in modo quasi brutale, abbassando così il livello di difficoltà; non è ovviamente un obbligo, ma qualche paletto in più, com’era stato per i fratelli, lo avrebbe reso più corretto, nella sua scorrettezza. Se possedete una PS4 non potete restarne fuori, nel caso non la possediate… è giunto il momento di attrezzarvi. Ai puritani però, quelli che hanno trovato Dark Souls 2 più morbido rispetto al primo, ma più difficile di Demon’s Souls, probabilmente non apprezzeranno quest’ultima declinazione, essendo decisamente la più facile della serie.


04 Aprile 2015

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