il network

Giovedì 19 Ottobre 2017

Altre notizie da questa sezione

Tempolibero


The Evil Within - recensione PS4

The Evil Within - recensione PS4
Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

tutti i post dell'autore

Calendario dei post

Il maestro dell’horror videoludico Shinji Mikami sale nuovamente in cattedra, dopo aver portato alla luce i migliori Resident Evil della serie, per farci riaffiorare le peggiori paure del nostro subconscio.

 

LA STORIA DI UN PORNO…

Si sa che in un film porno la storia conta davvero poco, in molti videogiochi vige la stessa regola e questo è il caso di The Evil Within. Saremo infatti invischiati in un mix granguignolesco che inizia con le indagini in un ospedale psichiatrico in cui un sadico killer-fantasma commette una strage e, volenti o nolenti, saremo costretti ad entrare nel tunnel degli orrori. A conti fatti ogni livello è davvero un mondo a sé, non provate nemmeno a seguire il filo conduttore della trama, talmente inpercettibile che potrebbe farvi venire il mal di testa nel tentativo, la realtà è che ogni ambiente, sempre diverso e ben riuscito, attraversa il mondo dei film horror (la cui ispirazione più forte è legata a Non aprite quella porta) e molti degli elementi classici apparsi in Resident Evil (soprattutto il quarto capitolo, ma anche alcune chicche degli altri, con un cameo iniziale del primissimo episodio).


UN MOTORE DA INCUBO

Si partirà da subito, come ogni buon b-movie ci insegna, appesi come prosciutti, pronti per essere affettati dal brutale tritaossa di turno, un maniaco orribile e gigantesco dotato di una motosega più affilata di una spada laser. In realtà la meccanica di gioco, nella più completa tensione iniziale, ci insegna che muovendosi con calma si eviterà di far rumore e questo ci permetterà un approccio più stealth per fuggire o, in seguito, eliminare i nemici senza essere visti. La componente tattica è molto importante in quanto non tutti gli abomini che si muovono a schermo possono essere uccisi ma, più interessante, alcuni potranno trovare la pace dei sensi nel momento in cui li condurrete sopra le trappole, disseminate per il livello, che erano in origine pensate per voi. Queste ultime poi possono essere smontate per sfruttarle in seguito come munizioni speciali di una versatilissima balestra. A tutto questo dobbiamo aggiungere che vedere un cadavere a terra, come sappiamo, potrebbe significare che ciò che è morto possa rialzarsi in seguito per darci la caccia, ed ecco quindi venirci incontro dei pratici fiammiferi, qualora ritenessimo la questione di dare dei pestoni come poco eleganti. Il fuoco quindi sarà un elemento da sfruttare sia per alcuni boss, sia per debellare le minacce ostili che ci inseguono e perfino per rivelare segreti. C’è davvero tanto da fare in questo titolo e ancora di più per sperimentare. Si muore tanto, ma ogni volta impariamo qualcosa di nuovo, i checkpoint a volte sono distanti e fastidiosamente troppo lontani da poter essere raggiunti rapidamente, ma starà a noi scoprire in quale delle mille possibile varianti alla deflagrazione di massa dei brutti ceffi che si pareranno davanti a noi poter attingere per avere la strada spianata. L’impianto audio è di primissima qualità, molto suggestivo e adeso alla situazioni bizzarre che compiano a schermo, purtroppo non è così per la grafica. Salvo il nostro cocciuto poliziotto, con uno stacco nettissimo poi, chiunque altro è ricoperto da texture slavate e poco dettagliate. L’ambiente in cui siamo immersi non brilla mai per elementi unici o qualitativamente elevati, eppure questo effetto di semplicità e trascuratezza, così come la “grana” che compare a video o le inutile bande nere, sembra voler sottolineare il clima cupo e rude di un film violento e low budget da cinema estivo.


Oltre a ciò vi troverete altri bug o situazioni assurde, come il fatto che un passo falso possa far scattare i nemici verso di voi, ma un colpo di pistola non sia sufficiente per attirarli nella vostra direzione. Devo ammettere che, da buon sperimentare, paziente e conscio di morire mille volte, ho ritrovato lo stesso clima che si respira in Zombi U (seppure nel caso del titolo Ubisoft il livello di bastardisia sia più elevato) ma nonostante tutto vi posso assicurare che le munizioni non mancheranno mai, se saprete farne buon uso e non le scaricherete addosso al primo nemico che passa senza un minimo di raziocinio. La possibilità di far evolvere il vostro alter ego, migliorando la quantità di munizioni, mira, potenza di fuoco o altro, è davvero inebriante come stimolo per una maggiore esplorazione dei luoghi in cui vi troverete a muovervi, senza contare che la soddisfazione finale di far esplodere una testa di non-morto o lanciare una mina in mezzo ad un gruppo di zombie è liberatorio e terribilmente divertente.



CONSIDERAZIONI FINALI

Indubbiamente pieno di sbavature, sporco, ricco di imprecisioni e con un frame rate di certo non stabile, per non parlare poi della trama… eppure tutto questo sembra calibrato solo per sottolineare un’atmosfera malsana, meravigliosamente metafisica e coesa con l’universo di follia del genio di Mikami. Nonostante i difetti ho amato ogni parte di questo lungo “incubo”, ho imparato dagli errori, mi sono sfogato contro mostri e situazioni diverse e mai banali. Non cercate il filo del discorso, seguite piuttosto, scena per scena, la voglia di sfidare voi stessi ed il capitolo successivo, ciascuno con il proprio perchè e la terribile curiosità di sbirciare oltre l’angolo buio.


26 Ottobre 2014