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Martedì 22 Maggio 2018

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Organizzare un concerto. Quando non si battono le avversità

Organizzare un concerto. Quando non si battono le avversità
Fabio Guerreschi

Fabio Guerreschi

Biografia

Fabio Guerreschi è laureto in sociologia all’Università di Trento ed è un giornalista del quotidiano ‘La Provincia’ di Cremona. E’ appassionato di metal, rock, blues e… dintorni, di fantascienza e di letteratura americana. Mail: fabio.guerreschi26@gmail.com Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100008920786679 Instagram: https://instagram.com/fabioguerreschi/

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Come promesso nel post precedente, vi racconto la storia di un fallimento.

E’ la storia di un concerto che si poteva fare, ma non è stato fatto. Subito un chiarimento: non è successo niente di drammatico rispetto ai problemi che assillano il pianeta Terra. E’ una vicenda che come direbbero i protagonisti della serie tv Person Of Interest: «Il governo giudica irrilevante». Però è significativa per come funzionano certi meccanismi.

I protagonisti sono: il Gruppo A (tre amici) e il Gruppo B (un’associazione rodata e molto organizzata, abituata a organizzare manifestazioni in grande stile).

La molla che fa nascere tutto è la farse di un membro del Gruppo A che dice: «In questa zona non si organizza mai niente del genere musicale che piace a me (metal, ndr). Mi piacerebbe fare qualcosa». Coinvolge le altre due persone e parte il progetto. Si inizia a sentire la disponibilità di alcune band e a pensare come raccogliere un po’ di fondi. Poi per avere qualche dritta in più (ditte e persone disponibili per la ristorazione e per l’allestimento di qualche bancarella) un membro del Gruppo A contatta il capo del Gruppo B che ascolta attentamente la proposta e alla fine rilancia: «Stiamo organizzando la nostra annuale manifestazione. Abbiamo già tutto noi. Perché la vostra serata non la fate all’interno della nostra manifestazione? Sarete del tutto indipendente: voi pagate le band e le spese e noi vi diamo l’appoggio logistico con un luogo già attrezzato per la ristorazione e per le bancarelle. Vi prego però di contattare i responsabili della manifestazione e accordarvi con loro. Parlerò anch’io con loro e appoggerò la vostra idea» e così dicendo fornisce i numeri di telefono dei responsabili.

Il Gruppo A si ritrova, valuta la situazione e decide di accettare l’offerta: per chi parte da zero, rientrare in un ambito già organizzato può essere una buona opportunità.. Però il Gruppo A ci tiene a incontrare i responsabili del manifestazione per parlare dell’idea e vedere concretamente cosa si può fare. Il Gruppo A è pronto a tutto, anche a proporre un’idea e vedersela rifiutare. Ci sta non è la fine del mondo, basta parlarne e ascoltare le diverse valutazioni.

Siamo in aprile (2014).

Un membro del Gruppo A contatta un responsabile della manifestazione che dice: «Sì, sì, bene anche perché non abbiamo ancora pensato a nulla per la manifestazione (che si svolge a fine agosto, ndr). Secondo me non ci sono problemi, incontriamoci e parliamone». Un altro membro del Gruppo A contatta un altro responsabile del Gruppo B e la risposta è la stessa.

Ma ci sono le elezioni a maggio e il Gruppo B è interessato all’esito del voto. Il Gruppo A forte della promesse ricevute e consapevole che forse è meglio non ‘disturbare’ il Gruppo B in periodo elettorale rimane in attesa. Passano le elezioni, quindi maggio, passa giugno, ma non arriva nessun segnale dal Gruppo B.

Proprio a fine giugno un membro del Gruppo A (che nel frattempo prosegue con il suo progetto) telefona a un responsabile del Gruppo B per sapere quando ci si può trovare per discutere del progetto. Ma dall’altra parte del telefono la voce risponde: «Ma noi abbiamo già organizzato tutto, le sere sono ormai tutte occupate». Il membro del Gruppo A replica: «Accidenti, ma non si fa così, potevamo almeno incontrarci, potevate dirci di ‘no’, così ci saremmo mossi in un altro modo, potevate…, potevate…, potevate…». Ma non è successo.

Organizzazioni troppo potenti e troppo istituzionalizzate forse non hanno tempo per i ‘piccoli’ e per valutare nuove idee che arrivano dall’esterno. Si lavora come alla catena di montaggio, si lavora sull’autoreferenzialità, si lavora per una ‘rendita di posizione’.

30 Settembre 2014

Commenti all'articolo

  • michele

    2014/10/03 - 16:04

    Dannatamente vero!

    Rispondi