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Aerosmith, Alter Bridge, Extreme: Live Report Rho 25 giugno 2014

Foto di Gabriele Stanga
Fabio Guerreschi

Fabio Guerreschi

Biografia

Fabio Guerreschi è laureto in sociologia all’Università di Trento ed è un giornalista del quotidiano ‘La Provincia’ di Cremona. E’ appassionato di metal, rock, blues e… dintorni, di fantascienza e di letteratura americana. Mail: fabio.guerreschi26@gmail.com Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100008920786679 Instagram: https://instagram.com/fabioguerreschi/

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Oggi il blog ospita il live report di un giovane e talentuoso rocker: il 18enne Gabriele Stanga, voce dei Ghernika e in questo caso giornalista e inviato a Rho. L'occasione si è presentata perchè Gabriele sta facendo uno stage al giornale, quale vincitore del concorso dedicato al 'nostro' Floriano Soldi.

Aerosmith e Alter Bridge, il ritorno del grande rock
Folla in delirio, mercoledì sera a Rho, per uno strepitoso concerto

In 40mila si sono radunati mercoledì sera presso l’arena concerti di Rho, nel milanese, per quello che era, senza alcun dubbio, uno degli eventi musicali più attesi dell’anno: il ritorno in Italia degli Aerosmith, una delle più famose formazioni hard rock a livello mondiale. La band, formatasi a Boston nel 1970, ha riservato ai propri fans uno spettacolo unico, che verrà ricordato negli annali del rock’n roll. Ad accompagnare Steven Tyler e soci nella loro festa, si sono succeduti The Treatment, Walking Papers e band di caratura eccezionale quali Extreme e, anch’essi attesissimi, i formidabili Alter Bridge.

Dopo un pomeriggio in cui si sono esibiti i giovanissimi The Treatment e i meno giovani Walking Papers, guidati da Duff McKagan, ex bassista dei più famosi Guns N’ Roses, l’atmosfera inizia a riscaldarsi verso le 18,30 quando salgono sul palco gli Extreme. La band scalda il pubblico con brani come Play With Me, ma il brano più atteso è di certo la notissima More Than Words. Nuno Bettencourt si arma di chitarra acustica e Gary Cherone canta ed incanta il pubblico, mentre dovunque partono le effusioni amorose. Si leva anche qualche fischio isolato per un brano non propriamente rock, ma in generale tutti mostrano di apprezzare il brano. Gli Extreme concludono poi con Get The Funk Out lasciando spazio agli Alter Bridge.

Se con gli Extreme l’atmosfera si era riscaldata, ora l’arena intera si infiamma.

La band capitanata da Myles Kennedy deve fare i conti con una strumentazione che sembra raccattata in un negozio cinese a prezzi modici. Myles appare teso e, forse per la prima volta nella sua carriera, abbastanza alterato, per quanto bene riesca a mascherarlo. Nonostante i problemi tecnici, la band è superlativa, con un Mark Tremonti particolarmente ispirato alla chitarra e uno Scott Philips ( per gli amici “Flip”) alla batteria che picchia come un dannato dal primo all’ultimo momento.

La voce di Myles poi, neanche a dirlo, è un miracolo di Dio, vibrante cristallina, potente, tutti ne rimangono sbalorditi (e, abituati alla voce di Tyler, i devoti degli Aerosmith non si accontentano certo di poco), mentre mister quattro ottave di estensione riempie tutta l’arena di grandi emozioni. La scaletta è densissima con brani come Addicted To Pain, Come To Life e Cry Of Achilles, ma soprattutto con due perle indiscusse: Fortress, title track dell’ultimo album, forse il più artisticamente compiuto della band, e la straordinaria Blackbird (clicca qui per vedere il video), come al solito da pelle d’oca. Ed è con questi brani, forse più che con gli altri,che gli Alter Bridge conquistano il pubblico, chiudendo poi con Isolation e la più radiofonica Rise Today. La performance è stata apprezzatissima, anche da chi non li conosceva. Chissà, forse i fan degli Aerosmith hanno trovato gli eredi dei loro pupilli...

Dopo gli scoppiettanti Alter Bridge si attende finalmente il vulcano Aerosmith.

Alle 22, con un ritardo di quasi 30 minuti sulla tabella di marcia, finalmente Steven Tyler, Joe Perry e compagni entrano spettacolarmente in scena, sulle note di Mama Kin. Fin dall’inizio tutti appaiono in uno stato di forma impressionante, che fa dimenticare gli anni che portano sul groppone. A 66 anni il signor Stefano Tallarico, nato a Cotronei nel 1948, si muove come un pazzo sul palco, senza fermarsi un secondo, correndo a destra e a sinistra per un’ora e quaranta, mentre la sua voce non da alcun segno di cedimento. Se abbia preso un elisir di eterna giovinezza o abbia fatto un patto col diavolo, rimane un mistero. Le hit si succedono una dopo l’altra: Oh Yeah, Cryin’, Livin’ On The Edge, ed una splendida Last Child. Tyler si esibisce in virtuosismi vocali di ogni tipo, inventando tonalità prima ignote, mentre gli assoli di Joe Perry, anch’egli in serata di grazia, fanno sussultare tutta Milano. Simpatico il siparietto portato avanti con l’esecuzione di Freedom Fighter, brano cantato dal chitarrista. In realtà il pezzo non è forse al livello degli altri e la cosa si nota, soprattutto perché posto in scaletta subito dopo un brano potentissimo come Rag Doll. Tuttavia fornisce l’occasione per proiettare un video in cui si vede un Joe Perry in versione artista di strada, che si aggira nei pressi del Duomo di Milano. Dopo poco tempo Joe viene riconosciuto da alcuni fan ed inizia a firmare autografi per i fortunati passanti. Proseguendo, si giunge all’immancabile I Don’t Wanna Miss A Thing, che manda il pubblico in delirio. Accendini e cellulari sommergono l’arena, mentre viene intonato il ritornello. E’ poi la volta di Come Together, cover dei Beatles, e della trascinante Walk This Way. Il momento più emozionante giunge però a fine concerto, quando, dopo aver finto di andarsene, Tyler torna sul palco e si siede al pianoforte. In un primo momento accenna la romantica Angel, che diviene però una sorta di intermezzo, per poi passare alla storica Dream On (clicca qui per vedere il video). Perry e gli altri seguono il frontman, tornando sul palco, e così parte la magia.

Sembra di tornare indietro nel tempo, direttamente negli anni 70, quando venne composto il brano. Il suono delle chitarre è inconfondibile, così come il piano e la voce di Steven, intensa e leggermente sporca, quasi maledetta. E qui, su quegli acuti spacca bicchieri, su quelle note che toccano l’anima, il concerto avrebbe anche potuto concludersi, ma la band vuole regalare al pubblico un ultima, dolce emozione, così la serata si conclude con Sweet Emotion, giusto per mostrare quanto sia fantastico anche il bassista Tom Hamilton. Volendo trovare una pecca, in questo splendido evento sono mancati due cavalli di battaglia come Jaded e Crazy oltre alla conosciutissima Pink, ma lo spettacolo offerto è stato uno dei più grandiosi degli ultimi anni. La presenza a fianco dei giganti Aerosmith, di una band più giovane ed anch’essa incredibile, fatte le dovute proporzioni, come gli Alter Bridge, testimonia poi che il rock è vivo, e sta tornando alla grande.

 

Le scalette

Aerosmith

Mama Kin
Eat the Rich
Love in an Elevator
Oh Yeah
Cryin'
Livin' on the Edge
Last Child
Rag Doll
Freedom Fighter (Lead Vocals by Joe Perry)
Same Old Song and Dance
Rats in the Cellar
I Don't Want to Miss a Thing
No More No More
Come Together (The Beatles cover)
Dude (Looks Like a Lady)
Walk This Way

Encore

Dream On (with Angel snippet)
Sweet Emotion

Alter Bridge

Addicted to Pain
Come to Life
Before Tomorrow Comes
Cry of Achilles
Ghost of Days Gone By
Fortress
Metalingus
Blackbird
Isolation
Rise Today

Extreme

Decadence Dance
Kid Ego
It's a Monster
Am I Ever Gonna Change
Play with Me
More Than Words (acoustic)
Cupid's Dead
Hole Hearted
Flight of the Wounded Bumblebee
Get the Funk Out

 

 

31 Luglio 2014

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