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Mercoledì 22 Maggio 2019

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TEATRALIA

Orfeo è un millennial.... Monteverdi si fa contemporaneo

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Il viaggio di Orfeo in metrò – inventato dal regista Luigi De Angelis e dal direttore Herman Schvartzman – è di più dell’intuizione di ambientare la favola pastorale monteverdiana all’interno di un vagone di metropolitana leggera che porta gli spettatori da Cremona alla Tracia passando per Mantova, in doppia replica oggi (sabato 4 maggio) alle 15 e alle 21 sul palcoscenico del Ponchielli. E’ di più di questo.

Il viaggio in metrò è una chiave di ingresso per raccontare e dire altro: per mostrare come la musica di Monteverdi sia contemporanea, come quella storia di Orfeo che cerca di riportare in vita la sua Euridice sia storia di oggi, storia d’amore e morte e dell’impossibilità di far trionfare la buona giustizia sulla terra. Questo è infatti il significato etimologico di Euridice, ovvero colei che ha molto giudizio. Gli spettatori si trovano a vivere un viaggio, gli uni di fronte agli altri proprio come in metrò. A poca distanza da noi i protagonisti della vicenda agiscono la loro storia: la Musica vende cd, c’è chi offre a un euro bottigliette d’acqua o ombrellini, Plutone e Proserpina sono due militari che controllano i documenti, Orfeo è un ragazzotto riccioluto che scatta selfie con gli amici, innamorato della sua bella Euridice. Qualcosa accade in questo contesto non teatrale: viene la voglia di chiacchierare, di guardare il cellulare come fanno i personaggi viaggiatori del convoglio, si rompe la distanza fra chi assiste e chi agisce. In realtà potremmo agire e agiamo tutti: anche accettare di acquistare il cd, piuttosto che di dare l’offerta al sordomuto che ci porge un biglietto con scritto: ‘Alcun non sia che disperato in preda si doni al duol’.

In tutto questo scatta la ‘verità’ del gesto e del canto, ciò che cantano o meglio recitano e cantano Orfeo ed Euridice è una storia d’amore, la loro prossimità ci commuove, vivono di una quotidianità dell’atto e del dire che rende la lingua e la musica monteverdiane scottanti, parole di oggi, ma soprattutto ciò che va in scena è l’amor perduto, è l’addio anzitempo di una gioventù che non si compie e che la parola poetica vorrebbe resuscitare contro le leggi di natura. In realtà la parola poetica ridà vita, fa, crea e così ci si ritrova a commuoversi per quell’addio prematuro e può capitare che la signora al tuo fianco, esclami: «No!», non appena Orfeo si volta per vedere gli occhi della sua Euridice, perdendola così che sempre.

Orfeo in metrò è questo: non è solo l’insolito e coinvolgente allestimento contemporaneo della favola monteverdiana, ma è la dimostrazione emotiva e reale che quel mito e quella musica sono nostri contemporanei e ci possono commuovere fino alle lacrime. E tutto ciò è possibile grazie a un giovanissimo e intenso cast di cantanti e attori: Antonio Sapio, Veronica Villa, Arianna Stornello, Lorenzo Tosi, Michele Gaddi, Danilo Pastore, Stefano Maffioletti, Marco Tomasoni, Martha Rook, Piero Facci che hanno saputo mettersi in gioco emotivamente e trasmettere questa emotività anche a noi viaggiatori con loro, sostenuti dall’Orchestra barocca della civica scuola di musica Claudio Abbado. Insomma in miglior modo non poteva aprirsi il Festival Claudio Monteverdi.

04 Maggio 2019