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Giovedì 18 Ottobre 2018

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TEATRALIA

Biennale Teatro, ecco i Leoni

Biennale Teatro, ecco i Leoni

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VENEZIA - È una Biennale che guarda ai giovani, in cui la necessità di un passaggio di consegne e di un atto di fiducia nel futuro hanno il vociare chiassoso di una platea variopinta che è protagonista e non solo spettatrice dell'edizione 2018 dell'inaugurazione. L'apertura della 46ma edizione nella sede di Ca' Giustinian è stata aperta dai discorsi ufficiali, ma assai informali del presidente Paolo Baratta e del direttore artistico Antonio Latella. Baratta ha messo in evidenza la centralità della sezione College che vede artisti under 30 impegnati a misurarsi sul tema del bacio, atto performativo per eccellenza, ha detto Latella. I giovani artisti sono chiamati – sotto la guida di maestri registi – a lavorare su quel gesto, respiro di umida passione del cuore che è il bacio, per proporne a fine kermesse uno studio. Il migliore dei lavori diverrà una produzione in cartellone alla Biennale del 2019.

Attore/performance: su questo si concentra la seconda tappa del progetto latelliano per la Biennale. Il festival vive di una sua allegra, ma non per questo meno seria informalità, in grado di incarnare l'idea e la pratica di un teatro che è casa aperta all'incontro, al cimento di sé. In questa prospettiva di spazio corale, palestra di creatività l'avvio della kermesse veneziana ha avuto, ieri, una sua paradigmatica dimostrazione di aver voglia di scommettere su un teatro contemporaneo, ma ancorato nella tradizione con il Leone d’argento assegnato ad Anagoor di Simone Derai e Marco Menegoni che hanno presentato la loro Orestea, kolossal di quattro ore. Derai ha citato il leone marciano come simbolo di robusta possenza, ma con le ali che puntano al cielo, simbolo di apertura e non di chiusura e barriere. Ed è scoppiato l'applauso complice della platea. E sempre il regista di Castelfranco Veneto ha citato il giovane Canova che da garzone scolpisce un leone in un panetto di burro, destinato sciogliersi e per Derai simbolo della natura effimera del teatro che chiama a rapporto le arti e si compie nell'effimero del qui ed ora.

Non meno forte e spiazzante il Leone d'oro alla carriera per Antonio Rezza e Flavia Mastrella, un binomio artistico in cui teatro, installazione e performance sono un tutt'uno, sono la capacità di oltrepassare generi e stili e, come ha detto Latella nella motivazione al premio: «grazie ad Antonio Rezza le distinzioni di attore e performance si annullano, creando una modalità dello stare in scena unica per estro e, a tratti, per pura, folle e lucida genialità». Ed in questo sta la sintesi di un festival che ieri ha preso il via con gli spettacoli dei due Leoni e che fino al 5 agosto andrà cercando l'essenza e la responsabilità dello stare in scena come atto estetico ed etico. Un impegno non da poco condiviso da ragazzi poco più che trentenne, da teatranti e critici: esponenti minoritari di una comunità che non vuole cedere alla barbarie.

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20 Luglio 2018