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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Prandelli paga i suoi errori e la povertà del calcio italiano

Prandelli paga i suoi errori e la povertà del calcio italiano

Mario Balotelli e Cesare Prandelli

luca puerari

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Un fallimento, una disfatta, una Caporetto e chissà cos'altro ancora. L'eliminazione dell'Italia dai mondiali di calcio in Brasile ha avuto l'effetto di un terremoto che si è abbattuto sul sistema calcio: il ct Prandelli si è dimesso, stessa cosa ha fatto Abete, presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio. Ma non è finita qui: lo staff tecnico di Prandelli ha fatto trapelare sui social di 'non aver saputo scegliere i cuori giusti', Buffon e De Rossi hanno 'scaricato' i giovani (segnatamente Balotelli), lo stesso Balotelli affida a Instagram il suo pensiero, si difende e riporta d'attualità il tormentone razzista. 

Insomma, la delusione è tanta. Troppa. La sconfitta della nazionale contro l'Uruguay che ha rispedito a casa la truppa azzurra sta facendo esplodere – o forse sarebbe meglio dire, implodere – il calcio italiano. Mantenere il senso della misura in questi casi risulta impresa difficile, quasi disperata. Torna d'attualità il problema dei vivai trascurati e dei troppi stranieri, problemi veri e importanti ma non certo nati ieri. 

Mettere in ordine i fatti e le eventuali responsabilità potrebbe essere un modo per capire meglio cosa è successo e cosa potrà succedere. Senza dimenticare la partita con l'Uruguay che sembra essere sparita dal tavolo delle analisi. 

La partita. Che sarebbe stata inguardabile lo sapevano tutti, che l'Italia non riuscisse a tirare in porta, invece, è un mezzo scandalo. Sulla formazione c'è poco da dire: era l'unica possibile in quel momento. Totalmente sbagliati i cambi: se si decide di togliere Balotelli perchè a rischio cartellino rosso allora va inserita una punta al fianco di Immobile, mettere Parolo autorizza l'Uruguay a spostare il suo baricentro avanti di venti metri. In dieci contro undici l'unica possibilità per pungere è il contropiede e quindi risulta incomprensibile togliere Immobile per mettere Cassano. Se l'attaccante del Torino non ha più benzina è giusto toglierlo ma al suo posto è meglio mettere una freccia, ad esempio Cerci. Complessivamente l'Italia ha giocato male con ritmi troppo bassi e senza ricercare la profondità. E' inoltre mancata totalmente la spinta sulle fasce, caratteristica imprescindibile del 3-5-2 varato per l'occasione da Prandelli. 

L'arbitro. L'Italia non ha perso la partita per colpa dell'arbitro messicano Marco Rodriguez Moreno. L'arbitro forse ha sbagliato ad espellere Marchisio (il suo fallo, per la verità bruttino, era da giallo-arancione) e ha certamente sbagliato a non cacciare Suarez per il morso a Chiellini, ma se avesse voluto indirizzare la gara avrebbe fischiato il calcio di rigore per il fallo, a mio avviso netto, di Bonucci su Cavani.

Prandelli. Partiamo dalla coda: ha fatto bene a rassegnare le dimissioni ammettendo il fallimento tecnico del suo progetto e il fatto che in Italia non si dimetta mai nessuno me lo rende ancora più simpatico. Ha sbagliato invece a 'tirare in ballo' questioni ridicole come quella del rinnovo del contratto con la Federazione e delle tasse che lui, come la stragrande maggioranza di chi lo stava ascoltando in quel momento, paga regolarmente.

Dal punto di vista tecnico le perplessità sono tante. L'Italia di Prandelli aveva sempre avuto una fisionomia tattica ben precisa (4-3-1-2) ma è bastato il grave infortunio di Montolivo per mandare all'aria un'idea che si era consolidata in questi anni. In Brasile Prandelli si è inventato il 4-1-4-1 con De Rossi davanti alla difesa, il doppio play (Pirlo e Verratti) e la punta unica Balotelli. Una scelta difficile da comprendere. Poi, nella partita diventata decisiva contro l'Uruguay, ha scelto la difesa a tre per fermare la coppia Cavani-Suarez puntando sul blocco Juventus. Decisione corretta ma di stampo difensivo anche perchè è evidente a tutti che Darmian e De Sciglio sulle fasce non spingono come Liechtsteiner e Asamoah e in mezzo la Nazionale ha solo Pirlo e non ha Pogba e Vidal... Facile per tutti cogliere le differenze. Se poi vogliamo 'calcare la mano' possiamo anche ricordare che Immobile-Balotelli non valgono Tevez-Lloriente. Forse si spiega anche così il fatto che gli Azzurri contro l'Uruguay non abbiano mai tirato in porta.

Un errore Prandelli l'ha commesso anche al momento delle convocazioni: in Brasile si è portato solo ali e mezze punte (Cerci, Insigne e Cassano) e ha lasciato a casa Destro. Ieri, ma forse anche contro la Costa Rica, una punta centrale vera avrebbe fatto comodo. E poi in Brasile c'erano troppi ragazzi senza esperienza internazionale.

Balotelli. Mario ha deluso e ha confermato di non essere un campione. E' un ottimo giocatore, un talento finora ampiamente inespresso. E' certamente sopravvalutato ma da qui a dire che la spedizione dell'Italia in Brasile è fallita per colpa sua ce ne passa. Al mondiale Balotelli ha confermato i suoi problemi: non ha il 'killer instint' del bomber di razza (vedi gol fallito contro la Costa Rica), non gioca per la squadra e soprattutto non riesce a mantenere lucidità ed equilibrio in campo, esponendosi troppo spesso ai rischi del cartellino. Altre due considerazioni: Balotelli non è una prima punta, gioca meglio quando può girare intorno ad un uomo al centro dell'area e nel panorama italiano nel suo ruolo fatichiamo a trovare giocatori migliori di lui. 

Uomini veri e figurine. Buffon e De Rossi, due dei tre senatori (l'altro è Pirlo) della truppa azzurra, dopo la partita con l'Uruguay hanno sparato a zero contro i giovani e, pur non citandolo, hanno messo la croce addosso a Balotelli. Ammettendo pure che abbiano ragione nel merito hanno sbagliato nella forma: non tocca ai giocatori, neanche al capitano di mille battaglie, snocciolare giudizi e mettere in piazza certe situazioni. Semmai ci pensa l'allenatore. Segnare in modo tanto evidente una spaccatura nel gruppo non porta da nessuna parte: il leader vero parla a muso duro nello spogliatoio ma poi, davanti a microfoni e taccuini, spiega e difende, se è il caso, l'operato di tutti. Balotelli ha fallito (il primo a saperlo è lui) ma anche De Sciglio, Cerci e Immobile quando sono stati chiamati in causa hanno deluso. 

Il futuro. Dopo una batosta ci si deve rialzare in fretta e il futuro da ricostruire – in un panorama del calcio italiano desolante - è l'unica cosa che conta. In panchina serve un selezionatore, un uomo che sappia scegliere gli uomini giusti, che abbia esperienza internazionale e che sappia far giocare la squadra con moduli diversi. Tra i nomi che si fanno per la panchina azzurra Mancini e Allegri sembrano avere queste caratteristiche. Il primo problema che dovrà affrontare il nuovo ct della Nazionale è Balotelli: continuare a puntare su di lui o lasciarlo da parte?

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO


25 Giugno 2014

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