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Martedì 06 Dicembre 2016

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E se combattessimo la violenza ultrà riportando allo stadio le famiglie?

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Genny 'a Carogna uno dei 'protagonisti' della finale di Coppa Italia

luca puerari

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I gravi incidenti avvenuti in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina fuori e dentro lo stadio hanno riportato d'attualità il tema della violenza ultrà. Un'emergenza datata che in Italia non ha mai trovato risposte definitive ma solo una serie di provvedimenti – di per sé anche utili – che alla prova dei fatti si sono rivelati largamente insufficienti anche solo a contenerla. 

La soluzione non è certo facile, ma continuare a invocare legislazioni speciali o ancora più spesso rifarsi al modello inglese messo in atto dalla 'lady di ferro' Margareth Thatcher per sconfiggere il fenomeno degli hoolingans a lungo andare diventa stucchevole e soprattutto non porta ad alcun risultato.

Ugualmente sterile l'analisi di chi evidenzia – ma è una banalità – che la violenza fa parte della società e non è solo attorno al calcio.

Aggiungere che con chi entra allo stadio armato di spranghe e bombe carta e vestito con una maglietta che inneggia alla libertà di un assassino non si tratta è persino superfluo. Semmai ci si dovrebbe chiedere perché spranghe e bombe carta entrino in certe curve. Questo è davvero un mistero, soprattutto se si considera che un 'comune mortale' che va allo stadio con il figlio e si porta una bottiglietta d'acqua è costretto ad aprirla e consumarla in tutta fretta in quanto, tappata, è considerata un oggetto pericoloso... Probabilmente più pericoloso di una spranga o di una bomba carta. 

Detto questo alcune cose vanno fatte e in fretta. Il Daspo non è la ricetta che cura tutti i mali (ricordo che gli scontri più gravi del sabato di follia ultrà a Roma sono avvenuti fuori dallo stadio), ma è certamente una misura che funziona da deterrente e l'idea di inasprirla può funzionare. Ma non basta. Lo scatto vero devono farlo le società di calcio: sono loro che devono tagliare i ponti con le frange terroriste del tifo, che sono altra cosa rispetto agli ultrà. E il fatto che questo aspetto del problema sia stato sottolineato a più riprese e da più parti in queste ore è il segno dell'urgenza di un intervento in tal senso. 

Ma non basta ancora. Forse si dovrebbe fare un ulteriore passo avanti in una discussione che da troppi anni è ferma. Bisognerebbe 'ribaltare' il tavolo e rovesciare i termini della questione. Potremmo chiederci cosa è possibile fare in Italia per riportare la gente – non solo i tifosi – negli stadi; cosa è possibile fare per incoraggiare una famiglia che si avvicina al calcio a frequentare lo stadio. Potremmo scoprire che la risposta a queste domande è, seppur indirettamente, anche una risposta al tema della violenza. Potremmo persino accorgerci che la 'tessera del tifoso', uno dei tanti provvedimenti introdotti per sconfiggere la violenza negli stadi, un risultato l'ha ottenuto ma non è quello sperato. La tessera del tifoso ha solo allontanato gli appassionati dagli stadi e ha reso ancora più complesso seguire la squadra del cuore in trasferta. 

Stadi a norma, con tutti i posti a sedere e di proprietà delle società e una nuova cultura sportiva per i nostri giovani potrebbero essere due sfide importanti per invertire una situazione ormai inaccettabile. 

Un impianto sportivo moderno e funzionale e di proprietà della società è di per sé più sicuro: diventa quasi una 'casa privata' nella quale il pubblico è 'invitato' e già per questo diventa a pieno titolo uno dei protagonisti dell'evento sportivo. Gli esempi sono numerosi e se vogliamo restare in Italia possiamo fare riferimento al caso eclatante dello Juventus Stadium.

La cultura sportiva non è un concetto astratto ma è un valore che si impara praticando qualsiasi disciplina sportiva sin da giovani e rispettando l'avversario quando si perde e soprattutto quando si vince. Famiglia, scuola, società sportive, oratori devono sentirsi in prima fila in questo compito difficile ma irrinunciabile. 

Per cambiare la strada è lunga ma da qualche parte si deve pure cominciare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

08 Maggio 2014

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