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Ferrari in crisi e Domenicali si prende anche le colpe non sue: chapeau

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Stefano Domenicali

luca puerari

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Allora è proprio vero: anche in Italia ci sono persone che hanno il coraggio di dimettersi. Lo ha fatto Stefano Domenicali che ha rimesso il prestigioso incarico di team principal e responsabile della gestione sportiva della Ferrari dopo la disfatta della 'Rossa' nell'ultimo Gran premio in Bahrein dove Alonso e Raikkonen hanno remato nel gruppo per tutta la gara e hanno chiuso al nono e al decimo posto. 

“Ci sono particolari momenti nella vita professionale di ognuno di noi in cui ci vuole il coraggio di prendere decisioni difficili e anche molto sofferte. È ora di attuare un cambiamento importante. Da capo, mi assumo la responsabilità, come ho sempre fatto, della situazione che stiamo vivendo”.

Queste alcune delle parole più significative del comunicato con il quale Domenicali ha ufficializzato la decisione di lasciare Maranello dopo 23 anni di attività. Una vita professionale intera, prima in azienda e poi, dal 2007, come responsabile al muretto dei box. 

Domenicali ha voluto dare un taglio netto e si è assunto la totale responsabilità per un progetto tecnico appena nato ma praticamente già fallito. Dopo la disfatta del Bahrein ha comunicato al presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, la sua decisione. Si era accorto di essere diventato un problema e ha voluto dare uno scossone all'ambiente togliendo il disturbo e al tempo stesso proteggendo ingegneri e tecnici che quella macchina, troppo lenta per puntare al podio in questo inizio stagione, hanno progettato.

Chapeau. Onore a Domenicali protagonista di un gesto insolito che in molti hanno letto come un gesto d'amore verso la Ferrari. 

Ora cosa succederà? Quali sono le prospettive? 

Per quanto riguarda la parte gestionale la Ferrari ha scelto una soluzione interna. Il nuovo team principal chiamato a risollevare le sorti del

Cavallino è Marco Mattiacci, romano di 43 anni. E' in Ferrari dal 2001 e dall’anno seguente ha iniziato ad occuparsi delle attività legate al marchio in Nordamerica mentre dal 2007 al 2009 ha lavorato in estremo oriente, prima in Giappone e poi in Cina dove ha seguito il lancio della Ferrari. Dal 2010 è diventato amministratore delegato di Ferrari North America, da sempre il mercato principale per l'azienda di Maranello. Ora al muretto le decisioni le prenderà lui. 

Ma i problemi veri sono di natura tecnica e non gestionale. In casa Ferrari c'è voglia di ripartire mettendosi alle spalle il terribile inizio del campionato ma il gap con la Mercedes sembra davvero importante. La Ferrari F14 T resta la stessa macchina che arrancava in pista quando al muretto, poche settimane fa, c'era Stefano Domenicali. E se da un lato è vero che il circuito di Shanghai piace alle 'Rosse', è anche vero che i miracoli sono cosa rara. Anche in Formula 1. 

Serve una svolta tecnica, servono un paio di step significativi nello sviluppo della macchina. Solo così la Ferrari potrà cercare di inserirsi nella lotta per il podio che ora appare una lontanissima speranza. Il grande lavoro di Mattiacci sarà proprio questo: motivare gli ingegneri e pungolare l'orgoglio dei due piloti chiamati a tirare fuori il massimo sempre e comunque da una macchina nata male.

16 Aprile 2014

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