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Domenica 04 Dicembre 2016

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In serie A stadi brutti e semivuoti: il calcio non può fare a meno dei tifosi

In serie A stadi brutti e semivuoti: il calcio non può fare a meno dei tifosi

Lo stadio di San Siro semideserto

luca puerari

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Guardando le immagini delle partite della Serie A di calcio vi sarete accorti che in quasi tutte le occasioni gli stadi sono semivuoti. I numeri, che non raccontano sempre una verità assoluta ma dai quali si deve comunque partire per cercare di leggere e capire un fenomeno, vengono in soccorso di questa impressione e fanno riflettere.

 

Nelle prime dieci giornate del campionato di Serie A 2014-2015 la media di spettatori paganti per partita è di 21.921. La partita con il maggior numero di tifosi è stata Roma-Fiorentina (44.353 alla prima giornata).

 

Fa un po' tristezza vedere Inter e Milan giocare sempre in uno stadio Meazza con larghi spazi vuoti, la stessa cosa vale per l'Olimpico di Roma e per il San Paolo di Napoli. E questo per restare agli stadi dove giocano le big del campionato. C'è una sola eccezione: è la Juventus. I bianconeri quando giocano a Torino sono sostenuti dal tifo dello Juventus Stadium regolarmente gremito e spesso 'tutto esaurito'.

 

Il fenomeno del crollo degli spettatori paganti allo stadio diventa ancora più preoccupante se si analizzano i numeri degli altri campionati europei. Secondo uno studio di Pluri Consultoria sulle presenze medie negli stadi nella stagione 2013-2014, la nostra Serie A risulta essere soltanto quarta. Al primo posto troviamo la Germania con oltre 43.000 presenti medi nell’ultima stagione di Bundesliga; al secondo posto c'è la Premier League inglese con oltre 36.000 spettatori medi e al terzo posto spetta alla Liga spagnola con poco meno di 27.000 paganti in media. Appena dietro la Serie A si faceva largo la Ligue 1, il campionato francese in forte crescita, con quasi 21.000 spettatori medi a partita.

 

Spiegare le ragioni di questa situazione non è facile ma ci si deve provare. Perchè gli stadi tedeschi sono quasi sempre 'sold out' e quelli della Serie A spesso sono semideserti?

 

Per un sondaggio elaborato dall'Osservatorio Calcio Italiano la motivazione principale della riduzione degli spettatori presenti negli stadi italiani è l'inadeguatezza degli impianti sportivi. Oltre la metà dei votanti (il 51%) considera gli stadi italiani inadeguati. Per quasi il 39% il calo degli spettatori è dovuto all'introduzione della tessera del tifoso. Oltre l'8% contesta invece l'elevato costo dei biglietti.

 

Tutte motivazioni reali ma è strano che nessuno abbia 'tirato in ballo' l'offerta televisiva come una delle ragioni che allontana gli appassionati dagli stadi.

 

Come sempre le ragioni che spiegano una simile realtà sono varie. Detto che il 'rito domenicale' della famiglia allo stadio è tramontato da anni, superato anche culturalmente, è innegabile che ci sono alcune questioni aperte che riguardano il nostro sport nazionale e, più in generale, il Paese.

 

La prima, a mio avviso la più importante, è quella degli stadi e arriva da lontano, dai Mondiali di Italia '90. Gli impianti italiani sono vecchi, scomodi e poco funzionali. Lo stesso Meazza di Milano, la Scala del calcio, mostra i segni del tempo. Inutile avere stadi da 70-80.000 posti che restano semivuoti, meglio avere impianti da 40-50.000 posti ribollenti di calore. Il modello da seguire è quello della Juventus che gioca nel suo Juventus Stadium, poco più di 40.000 posti. Uno stadio moderno che ingloba una vasta area, costituita da 4.000 posti auto, otto ristoranti e 20 bar. All'interno dell'impianto c'è anche un museo dedicato alla storia della Juventus, 34.000 metri quadrati di aree commerciali e circa 30.000 metri quadrati di aree verdi. Lo stadio di proprietà è anche un business sempre più decisivo per i fatturati delle società.

 

L'inadeguatezza degli stadi si collega direttamente all'offerta televisiva sempre crescente. Le società di calcio hanno fatto dei diritti tv una delle voci più importanti del bilancio; potremmo anche dire che hanno venduto il prodotto alle televisioni mettendo nel conto gli spazi vuoti sulle gradinate. Le tv pagano e dettano legge: il risultato è un calendario spezzettato con partite dal venerdì al lunedì e sempre più spesso con partite di sera.

 

Perchè un papà e suo figlio dovrebbero andare allo stadio, con tutti i limiti degli impianti già elencati, e magari con il rischio di episodi di violenza, quando le pay-tv ti offrono la stessa partita in alta definizione, seguita da decine di telecamere che analizzano nei dettagli il gesto tecnico, il labiale dei giocatori e dell'allenatore? La risposta è semplice: l'emozione e l'atmosfera che si vive allo stadio non è paragonabile a quella del divano di casa. Giusto. Ma lo stadio deve essere accogliente, funzionale. Insomma, la casa del tifoso. E così non è.

 

Un altro elemento che non sottovaluterei è puramente tecnico. La Serie A di oggi e degli ultimi anni non è più la Serie A degli anni '80, '90 e inizio 2000. Il calcio italiano, come il Paese, vive una crisi profonda e i grandi giocatori (non solo i grandi campioni) se ne sono andati in altri campionati europei. E' un dato di fatto che non è possibile nascondere e che si riverbera sul valore assoluto e sullo spettacolo del nostro campionato.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

06 Novembre 2014

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