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DA GRIGIOROSSO

Cremo, il viaggio della paura

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Ivan Ghigi

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Hai presente quella brutta sensazione che a scherzare col fuoco prima o poi ti scotti? E' quella che ha accompagnato l'intera gara della Cremonese a Pordenone, la tipica gara in cui capisci che puoi giocare fino al giorno dopo senza trovare gol e che lo scherzo del destino è sempre dietro l'angolo.

La cosa brutta è che la Cremonese non ha sfornato una serie di occasioni da dire "oggi proprio non va", perché se Parlemo ha sbagliato due gol davanti alla porta senza metterci la freddezza da killer dell'area e Manaj ha un conto aperto con la fortuna (traversa su punizione), la domanda è come mai dal 20' del primo tempo al 20' della ripresa, la Cremonese non sia più riuscita a giocare un solo pallone.

Palese la mancanza di coraggio, dettato da alcune scelte nella formazione iniziale. Perché in campo andranno anche i giocatori, ma certi segnali arrivano anche prima della partita. Marongiu fuori per Gambaretti. Una punizione per i gol col Bassano? No, semplicmente la prudenza di non voler spingere troppo sulla fascia destra. Tridente offensivo? E' stato il modulo che ha segnato meno e ha incassato meno. Delle due l'una: posto che nessuno si sognerebbe di rinunciare a segnare, fin dal primo minuto la squadra mandata in campo sembrava disposta proprio per coprirsi. Il lampo di Kirilov e il doppio pallone sprecato da Palermo sono state le uniche cose viste prima del black out. Da quel momento lanci lunghi e pedalare, senza mai produrre qualcosa.

Solo quando Kirilov è tornato dietro le punte qualcosa è cominciato a cambiare, ma l'esperimento è durato poco: Kirilov è uscito per fare spazio a Marongiu. Cinquedifensori, quando il Pordenone aveva confezionato una sola occasione nel primo tempo solo su ripartenza.

Sul campo insomma i segnali che il Pordenone avrebbe preso la Cremonese a pallate come il Bassano erano nulli. La squadra di Foschi era più concentrata a trovare la quadratura a non mandare tutto all'aria con qualche errore. Il Pordenone pensava solo a tenere ordine. Una volta rimasto in dieci si preparava anche all'assedio dei gririogorssi e invece nulla. La squadra non ha letto il momento, non ha capito l'andazzo e non ha mai cambiato passo.

Una Cremonese insomma che ha fatto calcoli (sbagliati) contro un avversario che sperava solo di passarla liscia di fronte al nuovo allenatore.

Il resto chiamatelo come volete: sfortuna, giustizia divina, punizione eccessiva. La figura del pesce lesso (immeritata in ogni caso) l'ha fatta la Cremonese, che è stata anche più bella e pericolosa del Pordenone per chi non l'ha mai vista all'opera, ma per chi la conosce è stata una controfigura di quella ammirata fino a oggi.

In questo campionato (vedere qualche intervento meno recente) l'obiettivo della squadra grigiorossa è giocare la partita della vita. Certi conti vanno bene contro il Novara, non quando è attesa una repentina riscossa specialmente in casa di una squadra che era smarrita fino a quel momento.

Ora il lavoro psicologico è importante, non bisogna farsi prendere dallo scoramento e ricominciare a giocare con sana spregiudicatezza senza condizionamenti.

06 Ottobre 2014

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