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Stagione conclusa amaramente

Il cerchio si è chiuso

Cremonese mai oltre le righe

Il cerchio si è chiuso
Ivan Ghigi

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Il cerchio si è chiuso. Trenta e passa gare per tornare al punto di partenza. Un cerchio che ancora una volta strangola la Cremonese e la rinchiude nei propri problemi e nei propri limiti. Che sono quelli di non riuscire mai ad andare oltre il breve termine.

Perché ogni volta si riparte tra i proclami e si finisce per chinare la testa.

Prima della trasferta a Bolzano la domanda era lecita e animata da quella malcelata speranza che prende lo stomaco di qualsiasi tifoso: ‘ce la faremo’?

Domanda mal posta. Di fronte a questa Cremonese non ci si deve chiedere se riuscirà a vincere ma quanto ci metterà a combinare il solito pasticcio. A Bolzano ha resistito un’ora prima farsi aprire in due dall’accelerazione di Corazza e Minesso, mentre tre quarti della squadra erano ancora in attacco con le mani nei capelli per un colpo di testa di Della Rocca che aveva sfiorato il palo.

Anche a Bolzano insomma la stessa storia: incapacità cronica di essere superiore all’avversario diretto, inteso come primo pretendente per la corsa al titolo.

La Cremonese ha chiuso rispettando le gerarchie, ossia da squadra che non è mai stata qualcosa in più del quarto posto che ha occupato. Non ha mai battuto un avversario da playoff ma la voglia di crederci non è mai mancata. Con essa purtroppo anche il peso delle conseguenze dovute a un eventuale fallimento.

Adesso è solo una questione di tempo. Perché servirà un po’ di tempo per smaltire la delusione, ma il problema è che oltre questo stato d’animo c’è la paura di vivere successivamente giorni di incertezza. Negli ultimi sette anni è questa forse l’eredità più pesante da sopportare.

Nel bene o male, non si perda tempo. Che sia chiara fin da subito la posizione di tutti, proprietà in primis: come si vuole andare avanti e con chi soprattutto? Occorre una dirigenza che faccia serie valutazioni sulla stagione appena conclusa, che decida le basi sulle quali ripartire.

Una squadra costruita per vincere subito e che ha fallito l’obiettivo, può offrire basi da cui ripartire o diventa solo il solito ‘usa e getta’?

Numeri alla mano c’è parecchio da cambiare, ma una volta per tutte deve cambiare anche la filosofia per pianificare una crescita, anche della stessa società. I progetti tecnici vanno seguiti e sostenuti, difesi soprattutto. Comunicando con i dovuti modi e i dovuti tempi. Tanto per fare un esempio, quando la Cremonese uscì dai playoff a Trapani, erano state alimentate erroneamente e senza uno straccio di verifica le voci di una presunta cessione societaria. Il comunicato ufficiale che smentì ogni illazione arrivò con eccessivo ritardo, quando ormai si doveva già cominciare il mercato e programmare la nuova stagione.

Innegabili gli sforzi economici compiuti da questa società, ma nel calcio, ormai è chiaro, le strategie di pianificazione seguono criteri e strade ben diversi da ogni altra attività imprenditoriale.

Occorre un tempo fisiologico per smaltire l’amarezza, ma che non ne rubi troppo alla fase di ripresa.

 

 

26 Maggio 2014

Commenti all'articolo

  • Giorgio

    2014/05/26 - 18:06

    Purtroppo anche quest'anno da squadra da battere, la Cremo e' stata la squadra battuta! Mi spiace moltissimo per il Cav. Arvedi che non merita sicuramente queste delusioni, spero che non si stufi e che riparta con rinnovato ottimismo. Secondo il mio modesto parere, questa volta bisognera' pero' cambiare strategia, basta con giocatori blasonati ma spompati, che non hanno piu' niente da dare ma solo avere ( soldi ), bisognera' innanzitutto affidarsi ad un allenatore con gli attributi e a giocatori giovani ( pescati dalle giovanili di qualche club di serie A/B) che abbiano tanta fame e voglia di dimostrare le loro qualita' affiancati ad un difensore centrale forte, un centrocampista dai piedi buoni e da un attaccante. Che ne dice sign. Ivan? Cordiali saluti

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