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Martedì 23 Maggio 2017

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Cremonese, 'din dooon' questa serie B guarda al futuro

Cremonese, questa serie B guarda al futuro
Ivan Ghigi

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"Din dooon, din dooon" il tormentone di Simone Pesce è virale nel video che circola sui social. Un tormentone a mio avviso significativo, che deve suonare da sprone. Il ritornello che il centrocampista grigiorosso canta insieme ai suoi compagni fa così: "Din dooon, din dooon, intervengo da Cremona, ce ne andiamo su Sky Sport".

Proprio così, la Cremonese finisce (e finirà) su Sky Sport. Il simbolo della promozione, la prima vera differenza con la Lega Pro.

Non fraintendete: non siamo e non vogliamo essere i provincialotti che finalmente vanno a farsi vedere in televisione a livello nazionale, che avranno più spazio sui quotidiani sportivi e che per questo motivo si sentiranno più importanti. Il rapporto tra il pubblico grigiorosso di Cremona e le televisioni non è mai stato idilliaco (le televisioni tra l'altro sono viste dagli Ultras di tutta Italia come il male del calcio moderno che svuota gli stadi e la realtà delle cose in parte lo conferma) però Sky Sport è il segno dei tempi che sono cambiati, è il segno che la Cremonese entra nel futuro e deve investire su quello.

Lo diceva già Michelangelo Rampulla nei suoi primi giorni di lavoro come presidente. Ragionare in prospettiva e da vincenti.

La serie B conquistata dalla Cremonese di Giorgio Roselli nel 2005 non è la stessa serie B di oggi. E non tanto per le squadre che vi partecipano, quanto per la visibilità che la Lega di B ha guadagnato in questi anni firmando contratti con le televisioni, sbarcando sui social e costruendo un sistema che rende la cadetteria un campionato accattivante, conosciuto e apprezzato da molti.

Per le società tutto questo si traduce in un ritorno di contributi sensibili. Rispetto alla Lega Pro, la fetta di torta diventa più grossa (tra bacino d'utenza e storia calcistica la Cremonese dovrebbe ricevere con la legge Melandri una cifra tra i 3,5 e i 4 milioni di euro). Questi però sono dettagli amministrativi che influiranno sul budget da investire sulla squadra. La vera novità, come ha già sottolineato Emiliano Mondonico nel suo messaggio di congratulazioni, è che non ci si deve fermare qua e non ci si deve fermare adesso. La B è un punto di partenza.

Non vuole dire che la Cremonese dovrà fare il passo più lungo della gamba, ma che la serie B dovrà restare un punto di riferimento costante per costruire altri progetti ancora più ambiziosi. Questa promozione è stata vissuta da tanti ex giocatori grigiorossi, quelli della fatidica finale col Cittadella, come una sorta di vendetta, come il riscatto per quello che hanno dovuto vivere sia durante che dopo quel dannato incontro. E allora l'invito è ancora più esplicito: la promozione strappata da Tesser e dai suoi giocatori con settimane di rincorsa, di sforzi e di difficoltà, deve chiudere il capitolo su questi ultimi dieci anni, deve cancellare le delusioni recenti ma allo stesso tempo deve sopire la nostalgia delle glorie passate. E' inutile e dannoso continuare a rivangare il passato, fare confronti con i fasti della serie A e con il modello del pane e salame. Un modello che resterà nei nostri cuori ma superato dai tempi e oggi poco applicabile in una società di calcio. 

Questa serie B dovrebbe dire basta ai confronti col passato glorioso degli anni '90, che resterà comunque indelebile, nessuno potrà mai portarcelo via, ma il confronto tra il presente e il passato è ormai improponibile e finisce solo con avvelenarci perché non saremo mai contenti. Prendiamo questa promozione come l'antidoto migliore per progettare il futuro senza impantanarci nei rimpianti. Perché oggi "din dooon, din dooon, andiamo su Sky Sport" e dobbiamo tracciare una nuova rotta. Perché oggi la Cremonese si prepara a una serie B che non conosce assolutamente perché non è più la stessa del 2005 e dunque si deve adattare, porsi in modo nuovo, ragionare in un'altra ottica per affrontare una realtà che offre molta visibilità, ma soprattutto l'opportunità di incrementare la stima e la dignità nei confronti della USC, che il mondo calcistico in questi ultimi anni si è permesso troppe volte di infangare, anche a sproposito.

08 Maggio 2017

Commenti all'articolo

  • cristian

    2017/05/08 - 20:08

    Se non ci fosse stata la "televisione", contro la Racing Roma avremmo superato ampiamente la quota di 11.000 spettatori. Le tv sono il vero cancro del calcio !!!! Sbaraini Cristian

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