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DA GRIGIOROSSO

Cremo in attesa della scossa

Jadid

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Ivan Ghigi

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Se la scossa non arriva dal campo, allora sarà la società a darla. Il messaggio di Simoni dopo la sconfitta contro il Monza è questo. Lapalissiano. Perché a questa Cremonese che non riesce a infilare più di due risultati utili consecutivi serve un cambiamento. Nessuno pretende la serie B, ma un campionato di metà classifica dignitoso, fatto di qualche vittoria strappata e di qualche sconfitta preventivabile, al netto degli episodi sfortunati che possono sempre capitare.

Simoni ha fatto capire chiaramente che così non va e che se non arriva un'inversione di rotta (non una rivoluzione) in tempi rapidi, anche se il presidente non ha dato scadenze, allora si dovrà provvedere in altro modo per salvare un progetto che vuole tenere i giovani al centro dell'attenzione.

La Cremonese riesce a disporsi bene in campo, riesce a fare calcio e forse ne fa anche troppo. Il Monza non si è vergognato a chiudersi con cinque difensori e portare via un successo che i grigiorossi hanno regalato ancora una volta con le proprie mani dimenticandosi un avversario davanti alla porta.

A questo punto la società si pone delle riflessioni. Come premesso, a livello di gioco la squadra grigiorossa riesce a muoversi con ordine e creare spazi. Il problema è che dietro si smarrisce al primo pallone velenoso e davanti non trova più la via del gol come in precedenza. Come se avesse esaurito le idee, come se i giocatori non avessero più fiducia in quel modo di giocare.

Da tempo è chiaro che il modulo non decide la formazione, bensì sono i giocatori che devono dettare il modulo: far rendere al meglio il materiale a disposizione è essenziale. E il materiale di cui la Cremonese dispone non è inferiore a quello di tante altre squadre, non è sicuramente il peggiore. Da tempo è chiaro che per praticare il modulo tattico preferito da Montorfano occorre sacrificare qualcuno, non importa se si chiama Kirilov o Mattia Marchi o Brighenti. Certo è facile dirlo sulla carta, più complicato farlo sul campo perché si pensa già al dopo, alle conseguenze. Invece occorre avere un'idea di squadra precisa e decisa.

La settimana che ha preceduto la gara contro il Monza è stata alquanto confusa: al giovedì Ale Marchi fa il terzino, Messetti la mezz'ala e Kirilov il trequartista. Al venerdì nasce l'idea di riproporre Lombardo a centrocampo con Jadid sacrificato come mezz'ala, però poi si gioca con Zieleniecki al centro della difesa e tutti i ruoli salvaguardati. La squadra gira, subisce per cinque minuti il Monza poi lo obbliga a difendersi. Nient'altro però.

Nella ripresa i cambi scombussolano le cose: Messetti fa la mezz'ala, il rendimento peggiora e dalla panchina non arrivano soluzioni innovative ma solo tentativi vani. 

E qui si apre un altro fronte su cui la società riflette. Molti giovani gettati in campo non trovano continuità, giocano da titolari ma poi spariscono per due o tre domeniche, rientrano per qualche spezzone come se avessero la bacchetta magica per risolvere tutto. Occorre continuità anche in questo senso, tanto è vero che Manaj, utilizzato più spesso e con regolarità nel suo ruolo migliore, ha fatto registrare sensibili progressi.

Nulla è compromesso, però non si possono attendere gli assenti perché Giorgi, Manaj, Moroni, Palomeque e altri non sono la soluzione di tutti i mali. Sono un aiuto da sfruttare al meglio.

Giusto avere un nucleo principale su cui puntare, ma adesso le idee sono appannate, speriamo non esaurite perché c'è davvero bisogno di una scossa.

10 Novembre 2014

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