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DA GRIGIOROSSO

Cremonese, guardati dentro

Mario Montorfano

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Ivan Ghigi

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Male in campionato e fuori in Coppa. Settimana pesante per la Cremonese che deve fare i conti con evidenti problemi.

Ripercorrendo con la memoria il cammino della Cremonese, riesce difficile spiegare l'involuzione della squadra grigiorossa. Difficile almeno sul piano tecnico perché certi difetti di fabbrica si trascinano da tempo e non hanno trovato una soluzione, ma in generale l'impressione è che l'insieme non riesca più a rendere come in passato.

Sempre viaggiando con la memoria, ribadiamo un paio di punti chiave: la Cremonese ha voluto affrontare il campionato prendendosi dei rischi perché non ha chiuso il mercato come voleva. Oltre al progetto dei giovani, Simoni e Giammarioli non hanno completato la rosa secondo i programmi. Pochi giorni prima della chiusura del mercato mancavano un esterno offensivo e un difensore centrale con più centimetri degli attuali. Ciccone, tornato inaspettatamente, ha colmato la prima lacuna, ma poi la società ha voluto risparmiare qualche euro ed aspettare gennaio per sistemare la difesa.

Detto questo, i primi passi della squadra grigiorossa hanno comunque dato l'impressione che il gruppo fosse vivo. Pur con qualche difetto di costruzione risultati e prestazioni convincevano. I centimetri in difesa non possono essere un alibi, perché ci sono soluzioni pratiche da utilizzare. Un anno fa Torrente aveva difensori ben più prestanti ma il gol su calcio piazzato era la regola. 

A livello tattico la squadra segna meno del previsto, o comunque meno di quanto crea. Le occasioni in campo ci sono, ma i gol segnati sono davvero pochi. Quello che sta mancando è lo spirito delle prime gare. Qualcosa non gira più come prima, il malessere della squadra, se colpisce i giocatori più esperti, finisce per trasmettersi necessariamente ai ragazzi più giovani che prendono esempio, fatta eccezzione per qualche individuo che ha carattere da vendere e segue solo se stesso.

Difficile dire cosa sia saltato, ma un principio base deve essere sempre osservato: il rispetto dei ruoli è fondamentale. Chi va in campo deve pensare solo a giocare, chi sta in panchina deve fare il suo prendendosi ogni responsabilità. Se i ruoli cominciano a incrociarsi, a confondersi o sovrapporsi, ecco che si crea il caos, che le responsabilità sono di tutti e che nessuno si prende la propria. In questo caso, se davvero c'è confusione, tocca alla società entrare in gioco, non spendendo sul mercato, ma intervenendo per rimettere a posto le cose. Da tempo circolano voci su possibili dissidi all'interno dello spogliatoio. Se fosse vero, e se sul campo gli effetti sono questi, è necessario ribadire il ruolo di ogni interprete e ricordare a ognuno i propri confini entro i quali agire.

24 Ottobre 2014

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