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Martedì 25 Luglio 2017

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LA PIPA

Inchinatevi a dio Dolan

Inchinatevi a dio Dolan

Xavier Dolan

Giacomo Volpi

Giacomo Volpi

Biografia

La passione per i film e la voglia di lavorarci mi ha portato alla Laurea in Storia del cinema americano, scrivere di un amore sarà difficile, mi auguro che questo blog abbia lo stesso effetto sui lettori che ha avuto Lo Squalo sullo Sci d'acqua.

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Al cinema in questi giorni ci sono andato da solo, capita raramente, ma mi dà l’opportunità di aprire così. Ci sono sere che, ormai a notte inoltrata, rientri a casa, saluti la tua ragazza e le racconti che il mondo può davvero cambiare, che ci sono artisti che ti aprono gli occhi e nello stesso momento ti spingono ad agire. Ci sono notti, invece, in cui torni e non hai nemmeno voglia di parlare, saluti la tua ragazza, ti infili sotto le coperte e non ci pensi più. Ci sono notti, ancora, che aspetti a tornare, perché sei talmente deluso che nemmeno vuoi vederla la tua ragazza, e non sono le notti peggiori. Beh, l’altra notte, per me, forse non per la mia ragazza, è stata una notte da sballo, uscito dalla sala sentivo davvero di aver visto qualcosa di rivoluzionario, ma soprattutto di essere di fronte a un regista-artista che sembra appartenere già alla leggenda, tale a quella degli Autori anni ’70 che cambiarono il volto del cinema. Il caso Dolan è ormai un’icona, per questo non mi va di sbrodolare più di tanto sul personaggio,ventisettenne con già sei film all’attivo e svariati premi non ultimo Cannes, canadese e omosessuale, bellissimo, insomma, oltre a non voler sbrodolare potrei inacidirmi a causa dell’invidia. Cercherò, allora di concentrarmi sul film, che forse non ho ancora nominato, anche perché il titolo l’ho scoperto solo una volta uscito dalla sala. Ah sì il titolo, E’ solo la fine del mondo, Dolan non sbaglia nulla, dalla prima all’ultima inquadratura, gli stacchi netti dei numerosi dialoghi sono così ben calibrati che sembra di vedere un piano sequenza riflesso nella tecnica opposta, il punto di vista della macchina da presa e lo sfruttamento del montaggio si riprendono l’importanza fondamentale, donata loro da chi il cinema lo ha partorito (senza voler parlare del cinema sovietico) e oggi ormai dimenticata, si pensi al successo di un film come Birdman, accolto come geniale per un finto piano sequenza più commerciale che artistico, di un altro grande, Inarritu. Ovviamente non si limita a non sbagliare, nonostante sia un adattamento da una pièce teatrale, e nonostante gli interpreti siano fenomeni del calibro della Cotillard e di Cassel, il film potrebbe essere mandato muto, magari con il sottofondo di una bella canzone francese che stride e si intreccia con le vicissitudini famigliari narrate; francese sì, perché la tradizione delle commedie francesi si esalta in Dolan, un genere di spettacolo e di cinema che a differenza del nostro, troppo improntato sul lirismo neorealista (una stagione mai pareggiata in Italia, anzi spesso parodizzata), non è mai stucchevole, mai fine a se stessa, e in questo film diventa di ispirazione rivoluzionaria. Non ho detto niente della trama, e non dirò niente, si parla di nostalgia, perdita di punti di riferimento, ricerca di un passato che non tornerà mai, di famiglia, di omosessualità, di malattia, di morte, di amore, di uccelli e di sigarette. Si parla soprattutto di dolore, del provare dolore, del provocarlo, di preferire non vedere, e che poi non si vede mai, perché ognuno ha il suo punto di vista, anzi ha un punto di vista che si è creato per vedere certe cose e non altre, per non accettare tutta la merda e ogni tanto convincersi che si può anche vivere, quando si tiene sopiti i demoni che ognuno ha dentro di sè, ma che anche il ritorno di una persona amata può risvegliare e quindi è meglio rinunciare, velarsi gli occhi di lacrime e continuare a fingere, come in uno spettacolo teatrale. Sì questo è un adattamento da una pièce, mi è captato di ascoltare una conversazione tra due miti assoluti della critica cinematografica, che entrambi dico con orgoglio sono stati miei Professori; uno aveva visto il film, l’altro non ancora, “bello ma insomma si vede che è tratto da uno spettacolo per il teatro”, e allora? La critica cinematografica deve iniziare a smarcarsi da certe superficialità e accogliere il sempre maggiore sfilacciamento dei fili spinati che tengono divisi i mondi della cultura, il teatro giorno dopo giorno si fa sempre più cinema, privilegiando sul testo e sulla recitazione gli elementi registici e luministici, mentre il cinema, sottolineando la finzione che sempre ne è la base, parodizzandola e a volte distanziandola, arriva a produrre un cinema nel cinema, che filtrato e incorniciato rimane comunque una forma di teatro. A differenza del teatro al cinema si dà una forte impressione di realtà perché si svolge in un vuoto dove il sogno penetra agevolmente, è completamente irreale, avviene sempre in un altro luogo rispetto alla platea in cui ci troviamo al buio a sgranocchiare pop corn e caramelle; a teatro non è così, ci sono troppe irruzioni, lo starnuto del vicino, il vuoto di memoria della prima donna, gli applausi, tutti i rituali che confondono spazio scenico e pubblico. Ma in fondo sempre di arte si parla, quindi bisognerebbe iniziare a scrivere che oltre a capire con il teatro, si può capire anche con il cinema, che è questa la sua funzione in quanto proiezione culturale. Va beh, di cosa stavamo parlando? Ah sì Dolan, il film è bello andatelo a vedere, lui un fenomeno, lo dicono tutti, sarà vero. Io mi gioco tutto, Xavier Dolan è un rivoluzionario come Stanley Kubrick, e dopo questa bomba che merita un pezzo a parte, mi fermo.

Questo è il primo post su questo blog che La Provincia, con mio grande piacere, mi mette a disposizione, non sono un critico e dico solo quello che vedo e che sento, vorrei perciò smarcarmi dalla regola della videocamera nello specchio, che, come ogni tecnico sa, per l’uguaglianza tra angolo di rifrazione e angolo di incidenza, può riprendere un attore che si specchia, senza che il pubblico veda la macchina da presa, un pubblico che comunque non vede lo specchio ma la sua rifrazione, ecco non vorrei limitarmi ad essere uno scrittore di rifrazione, non ne ho nemmeno le capacità.

17 Dicembre 2016