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Martedì 13 Novembre 2018

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Donna accoltellata in treno: e i vigilantes?

Donna accoltellata in treno: e i vigilantes?

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Qualche mese fa veniva introdotta la figura del vigilantes a bordo dei treni regionali. A distanza di qualche mese, non è rimasta traccia di un controllo. Noi pendolari non ci sentiamo più al sicuro: bisogna aspettare la prossima strage?


Ho 17 anni, sono un pendolare della Cremona-Mantova. Non vorrei aprire la parentesi dei ritardi e dei disagi ferroviari con i quali noi pendolari, ormai, siamo abituati a convivere. Ogni mese rinnoviamo l'abbonamento, a suon di cinquanta, sessanta o settanta euro che volano via in cambio di un servizio che spesso non si dimostra all'altezza dei soldi spesi. Ma c'è un aspetto che ogni trenta giorni ci fa rendere conto di appartenere a una classe un po' 'dimenticata'. La sicurezza. Prendiamo in considerazione quelle pubblicità, quasi commoventi e a tratti ridicole, che in TV paragonano i treni a una sorta di paradiso terrestre. Ricordo che qualche settimana fa, tra una trasmissione e l'altra, veniva mandata in onda la scena di un bambino che prendeva per la prima volta il treno e che non avrebbe più voluto scendere. Veniva mostrato un treno lussuoso, dotato di ogni confort, un capotreno simpatico e dei viaggiatori felici di viaggiare in perfetto orario, il tutto condito da un clima sereno e di tranquillità. Vorrei far notare che per quanto mi riguarda (e so per certo di non essere l'unico a dirlo), sui treni regionali l'atmosfera e l'aria che si respira è completamente diversa. Ieri una donna, sulla stessa tratta che percorriamo noi studenti ogni giorno, è stata accoltellata da un folle che dopo essere salito a bordo del treno le si è scagliato contro, per motivi ancora da chiarire. Il tutto davanti a tanti giovani che rientravano a casa dopo una mattina di scuola. Ed è inevitabile che alla mente di un pendolare affiorino i ricordi dei famosi 'vigilantes'. Il 31 gennaio 2016 anche a Cremona arrivava la bella notizia che Regione Lombardia aveva predisposto la presenza di un buon numero di guardie giurate a bordo dei treni regionali. Gli uomini della sicurezza, dotati di pettorina verde, hanno iniziato ad apparire sui treni diretti a Milano e a Mantova, a fianco di studenti, lavoratori e anziani che si trovano spesso a prendere il treno verso sera o nelle prime ore del mattino. Una sicurezza in più, che quantomeno non ci lasciava completamente soli e alla sprovvista di fronte al primo malcapitato che fosse salito sul treno. Quella di Regione Lombardia è stata una pronta reazione all'aggressione col machete su un treno di qualche mese prima, che vedeva coinvolto un giovane quindicenne. "Ad ogni azione corrisponde una reazione, uguale o contraria". Bene. Se non fosse che a distanza di qualche settimana dall'esordio, le guardie giurate a bordo dei treni hanno iniziato a diminuire sempre di più, fino a sparire completamente. E con loro, la sicurezza di noi pendolari.

Non dico che la presenza delle guardie giurate a bordo dei treni vanificasse la possibilità di aggressioni o di gesti di violenza, ma perlomeno dava al pendolare quel minimo di sicurezza che basta per poter viaggiare senza l'angoscia e il terrore. È inevitabile chiedersi se per l'attuazione di questi provvedimenti, che dovrebbero rientrare nella normale prassi di sicurezza, si aspetti sempre il verificarsi di un episodio rilevante di violenza. E soprattutto, sarebbe bello sapere che fine hanno fatto i vigilantes che avrebbero dovuto 'proteggerci' in tutti questi mesi. Non vorrei che prendere il treno diventasse un'impresa, soprattutto quando fa buio. Ho visto controllori viaggiare di sera, su treni semivuoti, completamente da soli e alla mercé di ogni assalitore o potenziale criminale. I treni regionali spesso si fermano tra una stazione e l'altra (per aspettare l'arrivo della 'coincidenza'), completamente al buio e nel nulla. Provare per credere: in quei casi la paura prende davvero il sopravvento. Tutto questo non è giusto. Non solo andrebbero tutelati i minorenni che prendono il treno ogni giorno, ma tutti abbiamo diritto a prendere il treno in un clima di sicurezza. Perché insieme ai sessanta, settanta o ottanta euro di abbonamento mensile, nessuno di noi vorrebbe rischiare la vita.

Se c'è una certezza è che i pendolari, adesso, non si sentono più al sicuro. Mi piacerebbe che non ci dessimo l'arrivederci alla prossima strage. Sarebbe un film già visto e davvero troppo banale.

19 Dicembre 2016