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Domenica 11 Dicembre 2016

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Contro la paura di chi ci prega accanto

Un gruppo di musulmani prende parte ai nostri riti religiosi, entra in Chiesa e calpesta la mentalità di chi uccide in nome di Dio: un segnale forte, che non può essere condannato

Contro la paura di chi ci prega accanto
enrico galletti

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Je suis Charlie, Paris, Bruxelles, Nice, Munich. Je suis tout le monde. Si gioca a chi pubblica prima. Ma è con altri gesti che si combatte il terrorismo. I ragazzi di tutto il mondo riuniti alla Gmg hanno dato un segnale importante: quello di voler prendere a pugni il terrore che ci vorrebbe chiusi in casa (LEGGI).

Ora c'è un'altra storia da raccontare. Quella che mette in comune tanti (altri) giovani, donne, uomini, bambini. Un altro gesto importante: l'aver accolto tanti musulmani durante le celebrazioni eucaristiche degli ultimi giorni. Un gesto sensato, contro l'ondata di proteste che si è scatenata, per quella che dovrebbe essere solo la parte di una lotta comune, che condanna l'uccisione di un parroco o di cittadini liberi in nome della religione. Aprire le porte dei nostri edifici di culto, come peraltro la religione non vieta, è stato un segnale di forza. Ha significato riscossa. Si è trattato di prendere le distanze da una categoria di persone che, per religione, tende ad essere collocata sotto un unico tetto, con l'insegna del terrorismo. Significa distanziarsi dal grido ad Allah, dalla morte in segno di un'ipotetica vicinanza alla fede. Vuol dire calpestare il 'Bastardi Islamici' che un quotidiano italiano aveva usato come titolo all'indomani di una delle ultime stragi d'Europa. Sono i piccoli gesti di una quotidianità che ha molto da insegnare. Che dimostra di voler prendere a calci una parte di quei fratelli che, sotto lo stesso tetto della religione, uccide in nome di Dio. È lo stesso spirito che porterebbe uno di noi a distanziarsi dai preti pedofili, con i quali fortunatamente condividiamo solamente la natura religiosa.

Condannare queste iniziative significa diventare razzisti verso noi stessi. Si tratterebbe di condividere l'egoismo di un fanatismo dal quale non abbiamo nulla da imparare. Perché se dovessi mai avere a che fare con qualche musulmano, anche per il più banale dei motivi, mai vorrei essere etichettato come 'quello della religione dei pedofili'. Sarebbe una cattiveria dura, e troppo difficile da accettare. Dare la mano a chi entra senza disturbare è più che mai necessario, per opporsi a chi ci vuole freddi, egoisti. Colmi di paura, e di odio.

07 Agosto 2016

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