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Il buongiorno dei pendolari

La giornata inizia così, su treni gelidi e in ritardo. Il diario del pendolare ‘ Trenord’

Il buongiorno dei pendolari
enrico galletti

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Quaranta minuti di ritardo, cartelli che segnalano la totale inaccessibilità di più vagoni a causa di guasti al riscaldamento, un saluto veloce ai pinguini che trovano sui regionali di ‘Trenord’ il loro habitat ideale, ed è presto fatta. La giornata inizia così, altro che con un caffè al bar. Il buongiorno di noi pendolari è attesa (snervante), soppressioni (frequenti), guasti (che spuntano come i funghi, se non peggio) e gelo (non trovo un altro aggettivo calzante a dire il vero, il gelo è gelo e basta).

Ore 6:59. Il pendolare sbuffa, è lì, che guarda assiduamente l'orologio, facendo la conta dei minuti di ritardo, e proprio in quel momento realizza che a quell'ora sarebbe dovuto essere già essere al lavoro o a scuola, mentre è ancora alla stazione di partenza, in attesa del treno-ghiacciaia. E se gli va bene, al lavoro ci arriva, in ritardo. Quando va peggio, invece, si rassegna al fatto che quel giorno in ufficio nessuno lo vedrà. Nella prima delle due ipotesi, dopo aver atteso una buona parte della sua giornata immobile (sono le ore 7:40), al freddo, sale su un treno con ben 7 gradi e, se trova posto, si siede (solo ai primi che chiamano sarà riservato questo privilegio, affrettatevi!). Una volta accomodatosì (forse), dopo essersi tolto la giacca (anzi, no...), il pendolare viene prontamente intercettato da un controllore per la verifica del biglietto (guai a non averlo!). A proposito di biglietto, sentite cosa mi è capitato di recente:

Un altro esempio di ‘buongiorno’ gratificante. E mentre il viaggio con i pinguini prosegue, si rimane in balia del destino, che spesso ci coinvolge in uno stop infinito del treno, in attesa della coincidenza (anch'essa in ritardo, ovviamente). E mentre lo schermo del vagone segna una temperatura interna di 7 gradi (in foto), l'indicatore del ritardo, neanche a dirlo, segna "N.D." (perfetto orario). Iniziano le prime telefonate, ai datori di lavoro, ai compagni di classe. Telefonate alle quali seguiranno giustifiche, rimproveri (è capitato) e appuntamenti mancati. Quando, finalmente, arrivi a destinazione (con i nervi ormai a fior di pelle e infreddolito) realizzi che la giornata non è ancora finita, anzi, è appena iniziata. ‘Trenord’ si scusa per il disagio, ma mai l'ombra di un misero caffè caldo.

03 Dicembre 2015

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