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Mercoledì 24 Maggio 2017

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La «buona scuola» è qui

I motivi dello sciopero scolastico spiegati dal maestro all’allievo

La «buona scuola» è qui

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enrico galletti

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Un disegno di legge (ddl) in 10 punti. E la scuola è subito in rivolta. Insegnanti, collaboratori scolastici e studenti in piazza a manifestare contro il preannunciato ‘restyling’ organizzativo e logistico dell’istruzione. Erano sette anni che non si vedeva uno sciopero del genere. Tutto giustissimo e oltremodo necessario. Di questo sciopero però, che a quanto pare sembra essere già passato alla storia, ricorderò una cosa in particolare. Girovagando sul web, tra i tanti servizi sulla manifestazione odierna, ho trovato una lettera. È un messaggio pubblicato da un maestro (e giornalista) cremonese, Alex Corlazzoli, rivolto ai suoi alunni, ai quali spiega i motivi della sua assenza da scuola, le cause e i fatti che determinano questo grande caos creatosi all’interno del loro stesso ambiente quotidiano. 
       
«Cari allievi, avevo pensato di scrivere una lettera al presidente del Consiglio per spiegare lui le ragioni del mio sciopero. Ma forse più che a lui, che le ha ben chiare ma non le vuole ascoltare, le devo spiegare a voi che domani non avrete in aula il vostro maestro. 
Lo so, in fondo siete felici: un giorno in meno di scuola. Ma io ho il dovere di dirvi perché non faremo storia, italiano, non leggeremo insieme il quotidiano come facciamo ogni martedì. 
È vero, non era mai capitato. E’ la prima volta dopo tanti anni che accade. E domani quando accenderete la Tv vedrete in piazza proprio i volti dei vostri insegnanti e migliaia di altri maestri, professori e bidelli che fischieranno, che alzeranno cartelli con scritto “La scuola pubblica è da difendere”. 
Vi chiederete: ma perché fanno tutto questo casino? Provo a spiegarvelo. Chi governa questo Paese sta cambiando le regole della scuola senza ascoltare chi sta ogni giorno in classe. Quando in classe decidiamo quale gioco fare prendiamo la decisione in maniera democratica. Vi ho insegnato il valore di questa parola. Ogni volta mi ricordate: “decidiamo insieme”. Magari arriviamo persino a votare. Ma poi il maestro, che cerca di essere davvero democratico, vi propone di dedicare un tempo a giocare a palla prigioniera e il resto del tempo a “castelli”. Ecco, in questo momento c’è chi vuole giocare da solo. Chi vuole tagliare il traguardo in solitaria. 
Forse basta questo per spiegarvi e in fondo per spiegare anche a lui, al presidente Matteo Renzi, perché domani tanti maestri non andranno in aula. 
Sapete, cari ragazzi, ci hanno detto che non si spaventano per tre fischi. Ci hanno detto che siamo i signor no. Ma a noi maestri non interessa fischiare, non ci sentiamo signor sì o signor no. Noi abbiamo davvero a cuore la libertà che non avremo più se a scegliere chi entrerà in aula sarà il preside; se staremo con voi tre anni e poi potranno cambiarci scuola; se verremmo valutati solo per i risultati del vostro andamento scolastico e non per essere rimasti qualche ora in più con il vostro compagno indiano a far lui imparare l’italiano che non parla. 
Ecco, perché domani non ci sarò in aula con voi. Perché sogno, anche stavolta, una scuola diversa. Perché voglio che possiate avere maestri, professori e bidelli felici di fare questo mestiere».
A.C. su ilfattoquotidiano.it (estratto). 
     
Non è facile fare un riassunto del pensiero riportato. Ogni parola risulta importante e ricca di spunti positivi. Per questo ho voluto condividerla. È davvero lodevole il tentativo di cercare di rendere i propri studenti (specialmente se così piccoli) partecipi della vita di ogni giorno, fatta di problemi, oltre che di fattori positivi. 
Trovo che questa sia la buona scuola, quella vera, che sta a monte di ogni provvedimento e di ogni decreto legislativo. Anche in questo modo si dà un esempio concreto di come gli insegnanti, come moltissime altre figure educative, siano determinanti per il domani che verrà.
          

07 Maggio 2015