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‘Spaccato in due’ insegna, racconta e commuove

Il libro scritto a quattro mani è la storia di un’esperienza vera. Lettura altamente consigliata ai giovani

‘Spaccato in due’ insegna, racconta e commuove
enrico galletti

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Ci lascia proprio ‘spaccati in due’ la notizia di un ventenne che, per un tumore, si vede costretto a rinunciare alle sue ambizioni, ai suoi desideri e alle sue più grandi passioni. Alcuni dicono che spesso, dietro al ‘tragico’, si nasconda qualcosa di positivo. Ed è proprio questo il caso di Gianluca Firetti, 20 anni, colpito da un osteosarcoma che lo ha costretto a rimanere immobile per alcuni mesi su un letto, dal quale ha deciso di mettersi al lavoro per scrivere un libro. Non un libro qualunque. Un libro speciale. Sì, perché ‘Spaccato in due’ – questo il suo nome – altro non è che un alfabeto, nel quale ad ogni lettera viene introdotto e sviluppato un argomento particolarmente sentito dal giovane autore. Un libro scritto a quattro mani, con il supporto e la vicinanza di don Marco D’Agostino, amico del ragazzo ancor prima che sacerdote. 
     
Qualche giorno fa ho deciso di leggere il libro. Non l’ho fatto perché tutti ne parlavano. L’ho fatto perché ero sicuro che quest’ultimo avrebbe avuto qualcosa da insegnarmi. E così è stato, non mi sbagliavo. Già dalle prime pagine ho capito quanto sia importante apprezzare tutto ciò che di bello la vita ci offre. E non è cosa da poco. È un concetto che si dà spesso per scontato, fino a quando non si comprende a pieno la sua importanza. Leggere questo libro è come fermarsi di colpo, chiudersi in noi stessi e riflettere, al buio. Ma riflettere per ore. Pensare, tacere e allo stesso tempo meravigliarsi davanti a tanta forza, ad una volontà di reagire al dolore che ci lascia quasi spiazzati. Un ragazzo di 20 anni, malato, ben consapevole del suo stato di salute, che desidera lottare fino all’ultimo, che vive per combattere, per reagire e per godere a tutti i costi della vicinanza e della presenza di amici e familiari, a cui tiene più di ogni cosa. E con l’appoggio della fede, che lo guida e lo illumina perennemente, il ragazzo si dimostra anche capace di ridere, di scherzare, quasi impassibile davanti ai tanti coetanei che si preoccupano per lui e che lo vanno a trovare quasi ogni giorno.
E in mezzo a tutto ciò Gian – questa l’abbreviazione del suo nome con la quale viene chiamato in tutto il libro – si preoccupa di lasciare qualcosa di se stesso a tutti coloro che gli sono stati vicini, quasi come fosse un ringraziamento, pur essendo ben consapevole dell’estrema precarietà delle sue condizioni. Non deve essere facile accettare un improvviso cambiamento di vita o impegnarsi nella lotta continua con un avversario così ostile come la grave malattia che lo ha colpito. Io ci ho provato, ho tentato di immedesimarmi in Gianluca, di vestire i suoi panni, finendo per riempirmi la mente di interrogativi, alcuni dei quali ancora senza una risposta concreta. 
     
Un grande esempio per tutti, in particolare per i giovani. Perché il fatto che una tale esperienza di ‘vita vissuta’ ci venga trasmessa da un nostro coetaneo può sicuramente aiutarci a vivere la nostra vita, le nostre esperienze e la nostra quotidianità non in maniera completamente diversa, ma con una maggiore attenzione a non perdere di vista i valori e le opportunità che quest’ultima ci riserva.
      

02 Marzo 2015