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Io, nel 2012, alle selezioni Rai per una lezione di vita senza precedenti

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Io, nel 2012, alle selezioni Rai per una lezione di vita senza precedenti
enrico galletti

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Seguire il Festival di Sanremo, con la vittoria de Il Volo, il gruppo dei tre giovani tenori, mi ha portato ad effettuare un entusiasmante ‘tuffo nel passato’. 
   
Correva l’anno 2012. Insieme a quella del giornalismo, allora, coltivavo un’altra grande passione, quella del canto. Ero davvero appassionato. Trovavo sempre occasioni buone per cantare: sotto la doccia, in auto, a casa... In quell’anno, 2012, ho iniziato a frequentare un corso di canto. Tutti sostenevano fossi bravo a cantare, ma la mia passione per il canto aveva un limite: quello amatoriale. Sì, perché io mi ero sempre fermato lì, fino a un giorno. Era una domenica, o un sabato, non è importante. Nel bel mezzo delle trasmissioni televisive scorre un messaggio: “Hai talento? La tua passione è il canto? Hai un’età compresa tra i 10 e i 16 anni? Invia il tuo provino per partecipare a ‘Ti Lascio una Canzone’ (il programma Rai dal quale sono partiti i ragazzi de ‘Il Volo’, nda)”. Accantonai per qualche secondo tutti i pensieri che, vedendo quel messaggio, mi erano passati per la testa. Un mese dopo, convinto da amici, parenti e dallo stesso insegnante di canto, decido di inviare un file .mp3 con un mio pezzo registrato alla bell’e meglio dal cellulare. Il termine ultimo per inviare il materiale era stato fissato dalla produzione per il 15 luglio, io lo feci esattamente un giorno prima, il 14. Non mi aspettavo nulla, ovviamente. Ma il 16 luglio ricevetti una telefonata, era la produzione Rai. Avevano ascoltato il mio brano. “È piaciuto”, mi dissero. Volevano vedermi dal vivo. “Presentati a Roma tra una settimana”, prendere o lasciare”. Presi, andai, e una volta lì, mi si aprì un mondo. 
    
I volti che passavano davanti a me non erano poi così diversi tra di loro. C’era chi rideva, chi piangeva, chi faceva le prove, chi usava lo smartphone, chi percorreva chilometri andata e ritorno su uno stesso tragitto (che è la piccola sala d’attesa in cui siamo stati accolti) ripetuto in continuazione. Eppure un pomeriggio, trascorso in un semplice studio di registrazione romano, è bastato a farmi capire tante cose. E non è un caso che tutto ciò sia affiorato tutto di colpo nella mia mente con la vittoria di Sanremo di questi ormai famosi giovani tenori. Ecco qualche appunto significativo di quella giornata: 
     
1. I bimbi prodigio. Li vedi subito, lontano un miglio. Mentre tu stai pensando perché ti trovi lì, loro stanno già facendo il calcolo dei giorni di scuola che dovranno perdere per entrare in trasmissione o a come si vestiranno il giorno della prima puntata. La loro vita è già scritta e la vittoria è ormai nelle loro mani. 
    
2. I genitori ‘manager’ dei figli. Qualcuno diceva che “I genitori spesso sono peggio dei figli”. È vero. Soprattutto se “peggio”, in questo caso, sta a significare “più esaltati”. È bastato quel giorno sentire pronunciare, da un genitore, la frase: “Mia figlia partecipa solo a concorsi dove si vincono soldi, infatti qui faremo un’eccezione” a farmene rendere conto. 
    
3. Il successo (spesso) dà alla testa. Eravamo in una quarantina quel giorno alle selezioni. Durante la lunga attesa ho conosciuto una ragazza della mia età, ci siamo scambiati il numero di cellulare e il contatto Facebook. Cose che si fanno, in era tecnologica, quando si conosce qualcuno. Da quel giorno ci siamo sentiti piuttosto spesso (due chiacchiere tra appassionati non fanno mai male). Dopo qualche mese – mentre eravamo ancora in contatto – noto che è stata selezionata per un programma analogo in onda sui canali Mediaset. Le scrivo, per complimentarmi, le chiedo di portare i miei saluti al padre (che avevo conosciuto insieme a lei quel giorno) ma niente, è sparita. Sono ancora in attesa di una risposta. Forse si è montata troppo la testa, finendo per perdere di vista la realtà. 
    
Tutto questo per dire che nella vita, in tutti gli ambiti, a contare davvero sono l’umiltà e la tenacia. Altrettanto importante è sicuramente la determinazione, che non deve però in nessun caso impedirci di conservare la nostra preziosa semplicità. Mi auguro che anche il gruppo Il Volo, al quale sicuramente le doti artistiche non mancano, possa conservare la grande coesione e la ‘giovane autenticità’ che, ne sono certo, li ha condotti al successo. 
   
Le grandi lezioni di vita che non ti aspetti, un pomeriggio, negli studi Rai di Roma.
       

25 Febbraio 2015

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