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Martedì 30 Maggio 2017

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Pendolari Trenord, siamo coerenti!

Pendolari Trenord, siamo coerenti!

Uno dei finestrini vandalizzati sul Piadena-Cremona delle 6:58 (foto Galletti)

enrico galletti

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Siamo così bravi a protestare, così convinti delle nostre idee, che spesso e volentieri non ci accorgiamo che le nostre stesse proteste ci si ritorcono contro e si prendono gioco di noi. Nascondiamo spesso le nostre azioni, quelle impulsive e scorrette, dietro i minuti di ritardo di un treno regionale. A proposito di treni, vista la situazione esasperata dei pendolari della Milano- Mantova di questo mese? Robe da matti. Potremmo partire proprio da qui. 
Le proteste degli abbonati Trenord, che trovano il loro clou nella cosiddetta ‘Odissea dei Pendolari’ (trovata mediatica che dà voce, da anni, allo storico malcontento ferroviario), si fanno ogni giorno più esasperate e incessanti. Del resto, come dare torto al povero studente che a giorni alterni deve ‘gravare’ sulle spalle dei genitori per il trasporto a scuola, o all’ormai rassegnato lavoratore che arriva perennemente in ritardo in ufficio? Protestare è lecito, l’ho fatto anch’io in qualche puntata precedente e qualcosa ho anche ottenuto. Ciò che però non è così lecito è il fatto che, dietro a queste proteste, si nasconda spesso un diffuso atteggiamento sbagliato. In questi giorni, mi è giustappunto capitato di viaggiare a bordo di treni completamente vandalizzati da qualche ignoto individuo. Che tristezza. «Cosa importa a te se hai viaggiato a bordo di un treno con le gomme da masticare attaccate alla parte inferiore del sedile?», questa un’osservazione più che lecita, ma sbagliata. Per due motivi: 
    
1. Quando parlo di atti di vandalismo mi riferisco a vetri di vagoni rotti a forza di colpi (vedere la foto per credere), a carrozze quasi interamente imbrattate, a equipaggiamento di sicurezza gettato incoscientemente dal finestrino e a gomme da masticare attaccate alla parte inferiore dei sedili, appunto (fosse quest’ultimo il problema...).
     
2. A cosa serve protestare contro le mancanze di rispetto delle ferrovie (proteste, lo ripeto, più che lecite) se i primi a violare il rispetto altrui siamo proprio noi? 
   
Qui si tratta proprio di una questione di principio. Se voglio essere rispettato, devo imparare a farlo io per primo con gli altri. È la semplice regola del quieto vivere, che ci insegnano a 7/8 anni. Ma non è tutto. Tralasciando il lato morale della situazione, è bene essere consapevoli del fatto che, un domani, la nostra voce potrebbe non essere ascoltata, sfruttando il facile pretesto del “L’hai fatto prima tu”, che non è cosa da poco. Teniamolo presente. Il rispetto, cari lettori, prima di tutto.
     

02 Febbraio 2015