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Vietato il presepe a scuola
Quando a fare scandalo è l'ipocrisia

Vietato il presepe a scuola
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Foto Ansa

enrico galletti

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A colpire la mia attenzione, oggi, è stata una notizia che ha davvero dell’incredibile. Il dirigente scolastico di una scuola elementare di Bergamo ha vietato ad alunni e docenti di allestire il presepe nei propri locali scolastici, definendolo elemento discriminatorio nei confronti degli studenti stranieri che frequentano l’istituto. Siamo all’assurdo.
       
Partiamo dal presupposto che il presepe, in Italia, non è un’imposizione, ma il simbolo concreto di una tra le ricorrenze più sentite a livello religioso e culturale. Accantonando gli aspetti spirituali e opinionistici di ciascuno di noi, non risulta difficile ammettere la totale innocuità di un elemento simbolico come il presepe, che di discriminatorio, a mio avviso, non ha proprio nulla. Non riesco proprio a comprendere la decisione del dirigente scolastico dell’istituto bergamasco. Mi sforzo solo di pensare che il suo provvedimento non sia dettato da una profonda convinzione antireligiosa, bensì dalla speranza di evitare eventuali lamentele da parte dei genitori degli studenti extracomunitari che, in ogni caso, resterebbero infondate. Davvero ammirevole l’impegno dei genitori di molti alunni nell’opporsi fermamente, tramite un portavoce comune, al duro provvedimento emanato dal dirigente scolastico. Dispiace il fatto che i loro figli, quest’anno, non avranno l’occasione di mettersi in gioco con la loro creatività, con il loro entusiasmo e con le loro giovani aspettative nei confronti di una ricorrenza dall’elevatissimo valore emotivo. Dispiace ancora di più venire a conoscenza di queste notizie, o sapere che, al giorno d’oggi, si sia arrivati ad una situazione tale da mettere in discussione i diritti di chi in questo Paese vi è nato. Cosa ne pensano i politici a riguardo? Cosa ne pensano le istituzioni? Cosa ne pensano gli alunni stessi (stranieri e non)? Credo altro non possano fare che reagire con il logorato stupore e la grande tristezza tipica dell’ennesimo ‘provvedimento all’italiana’. 
A questo punto un quesito sorge spontaneo: è proprio questa la #buonascuola che vogliamo?
   
Enrico Galletti
enricogalletti@icloud.com

03 Gennaio 2015

Commenti all'articolo

  • mariagrazia

    2014/12/08 - 12:12

    Si parla tanto di integrazione, ma ciò non significa annullare la propria fede, le proprie tradizioni. Si fa integrazione soprattutto attraverso l'analisi delle differenze, per capire semmai quali sono i punti in comune tra le varie religioni, per poi intraprendere un percorso di civiltà. Complimenti a Enrico che ha messo la lente su un problema davvero spinoso.

    Rispondi

  • They

    2014/12/06 - 07:07

    C'è da dire che con questa scelta imposta dal dirigente non saranno "discriminati" gli studenti stranieri ma quelli italiani si. A questo punto, che si faccia pagare lo stipendio dagli stranieri!!!

    Rispondi

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