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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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IL DECLINO DI CREMA

Scrp, serve ancora ai comuni? E' tempo di rivedere il suo ruolo

L'occasione per ridiscutere della società potrebbe essere il rinnovo del contratto di igiene urbana. Intanto, a sorpresa, arriva un project manager

Scrp Crema

Una assemblea Scrp

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Capitale immobilizzato (investimenti più partecipazioni) 98 milioni 869 mila euro. Passività di esercizio netto (riscontri passivi) 24 milioni 562 mila di euro. Capitale   investito netto 79 milioni 573 mila euro di cui mezzi propri 35 milioni 769 mila euro  e di cui debiti finanziari a lungo termine e riscontri passivi 43 milioni e 804 mila euro.  Risultato netto del gruppo 239 mila euro (362 mila nel 2012).  Da tre anni nessuna distribuzione di dividendi.

Il presidente  Pietro Moro,  dotato della rara virtù di essere chiaro e schietto, durante l’assemblea dei soci del 26 giugno scorso ha ammesso: «Se vendiamo oggi non so se recuperiamo  il capitale investito». La citazione non è letterale, ma il concetto  non è alterato.

La società in questione è la Scrp. Principali azionisti i comuni del Cremasco. I dati riportati si riferiscono al bilancio consolidato 2013 del gruppo e approvato dall’assemblea dei soci il 26 giugno scorso.

Dopo la cura dimagrante del 2012,  la Scrp controlla, con percentuali diverse, Scs spa, Scs servizi locali, Consorzio.it, Biofor, Scca. Dal bilancio d’esercizio 2013 delle singole società, si apprende che  tre producono utili e due passività.

Scs spa, in carico a Scrp per il 65 per cento, ha un risultato netto di 448 mila 595 euro. Nel 2012 era stato di  762 mila 324 euro.  Non produce nulla, ma incassa i dividendi di Lgh alla quale partecipa con una quota del 9,04. Lgh controlla al 100 per cento Linea gestioni, società  operante nel settore rifiuti. Dettaglio da non sottovalutare in funzione del rinnovo del contratto rifiuti,  argomento che verrà ripreso più avanti,

Scs servizi locali, controllata per il 65 per cento, raggiunge un risultato netto di 40.446 euro frutto di una riorgnizzazione drastica e della riduzione dell’attività. Il suo futuro è molto incerto.

Biofor, controllata per il 50 per cento, sforna un risultato netto di 42 mila 050 euro, superiore a quello dell’anno precedente (39 mila 318 euro).  Per il 2014 è prevista la dismissione da parte di Scrp della partecipazione.

Consorzio.it, controllata per il 90 per cento da Scrp. E’ in rosso di 31 mila 375 euro.

Scca gestisce il teleriscaldamento di Crema. La società è controllata da Scrp attraverso Scs servizi locali che ne detiene il 52 per cento. Scca  non naviga nell’oro.  «La società - si legge nella slide proiettata durante l’assemblea – nel 2013 ha raggiunto gli obiettivi del business plan approvato dai soci, di vendita di energia e di produzione di energia, ma il prezzo dell’energia particolarmente penalizzante ed alcuni costi di manutenzione, nonchè la indeducibilità di una quota di interessi dei mutui, hanno reso negativo il risultato di bilancio». Tradotto in cifre: rosso per 273 mila 961 euro. Ricorda la battuta del chirurgo che ai parenti interessati alla salute di un proprio caro, risponde: «L’intervento è andato bene, ma il paziente è morto».  Prospettive? Non esaltanti. Gli estensori del bilancio scrivono: «E’ stato avviato il perocorso di messa in vendita della partecipazione». Concreto e, ancora una volta solare, Moro, durante l’assemblea, ha commentato: «Sarà dura, ma ci proviamo». Anche questo virgolettato non è letterale, ma sintetizza il pensiero del presidente.

A chi serve Scrp? Ai comuni soci quali vantaggi reali fornisce, se si esclude la retorica ormai logora, di collante che unisce il territorio? Non è attraverso una società che si caratterizza e si identifica il Cremasco,  bensì con un’identità che pare molto labile o inesistente. Ma questo è un altro discorso.

Probabilmente Scrp serve al comune di Crema che scarica sul gruppo le perdite del teleriscaldamento cittadino.

E’ arrivato il momento di ripensare il ruolo di Scrp e la sua funzione?  Difficile rispondere. Di sicuro, è il momento di discuterne.

All’ordine del giorno dell’assemblea del  26 giugno scorso oltre all’approvazione del bilancio compariva anche la nomina di 7 membri del consiglio ristretto, composto da 11 membri indicati dall’assemblea dei sindaci dei comuni azionisti. E’ un organo consultivo. Il rinnovo derivava dalla mancata rielezione a sindaco il 26 maggio scorso di, appunto, sette membri del consiglio ristretto.

Terminata la votazione sul bilancio,  Stefania Bonaldi, sindaco di Crema propone di votare i sindaci subentrati ai 7 decaduti. Informa che  i sette sindaci subentrati interpellati sulla proposta di inserirli nel comitato risretto e hanno accetatto. Pertanto bastava alzare la mano e la pratica era archiaviata.

Piccolo dettaglio: nessuno degli altri sindaci era stato avvertito della proposta. Era già stato tutto deciso. La dimostrazione: un minuto prima dell’intervento della Bonaldi veniva proiettata per sbaglio una slide con la composizione del nuovo consiglio ristretto. Non si era ancora votato per i sette e già era appparsa la composizione del nuovo consiglio ristretto. Senza contare che essendo stata rinnovata l’assemblea per ben oltre la metà dei suoi componenti  si era costretti a votare degli sconosciuti.

Paolo Riccaboni, sindaco di Spino d’Adda s’accodava alla Bonaldi e spiegava, con una dialettica invidiabile, che era la soluzione di buon senso.  Buon senso?  E la democrazia?

Sarebbe stato più logico rimandare la nomina. Il comitato ristretto è organismo consultivo, e non decisionale, quindi non c’era nessuna fretta. Riccaboni ha rilevato che il rinvio avrebbe provocato discussioni infinite. Perché infinite? Si ha paura del confronto? Costava molto avvertire gli altri sindaci della proposta? Probabilmente nessun sindaco avrebbe eccepito. Questione di metodo e non di nomi. Metodo che  rivela però un modo di agire a dir poco discutibile. Rivela che Bonaldi e Riccaboni preferiscono scegliersi  i compagni di viaggio e non amano il confronto.

Per chiudere,  i rifiuti.

Scrp dovrebbe predisporre la gara d’appalto a nome dei comuni per il rinnovo del contratto per l’igiene urbana. Tra i partecipanti alla gara figurerà Lgh attraverso la Linea gestioni.  Ora il direttore generale di Scrp è anche membro del Consiglio di amministrazione di Lgh. Ipotizzare un conflitto d’interessi non è fuori luogo. Il Cda (tre laureati in legge) di Scrp ha chiesto un parere ad un prestigioso studio di Milano. Tale parere porta la data del 30 gennaio di quest’anno. Dice che non dovrebbero sorgere problemi, a patto che vengano rispettate alcune condizioni. Attenzione è un parere, non la certezza, senza dimenticare le condizioni da rispettare.

Per completare il quadro è fresca la notizia, pubblicata da Mondo Padano, che a Scrp sarebbe in arrivo un project manager per affiancare i tecnici di Scrp e predisposrre le procedure per l’appalto dei rifiuti. Una verifica dell’indiscrezione ha confermato quanto scritto dal settimanale.

 Il nuovo acquisto di Scrp dovrebbe svolgere la propria attività fino a settembre.  Si può affermare con una percentuale di errore esigua che l’operazione era già in movimento il 26 giugno durante l’assemblea dei sindaci. Un documento conferma questa supposizione. Il 29 maggio scorso, circa un mese prima,  in un ente pubblico della nostra provincia veniva infatti protocollata una richiesta con la quale  il  project manager in pectore chiedeva di potere svolgere questo incarico professionale per la Scrp.  Il costo: voci indicano 10 mila euro lordi. La Bonaldi e Riccaboni lo sapevano? Perché i sindaci soci devono apprendere del project manager da fonti esterne? Perché non comunicarlo all’assemblea del 26 giugno?

Due domande. Quanto costerà indire la gara? Quanto è costato il parere chiesto allo studio legale?

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

 

11 Luglio 2014

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