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Lunedì 05 Dicembre 2016

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IL DECLINO DI CREMA

Come eravamo bravi e come non lo siamo più

Un video del 1958 mostra i fasti della città e stimola un paragone con la situazione attuale: il confronto è impietoso e induce a riflessioni sul futuro

Come eravamo bravi e come non lo siamo più

Parcheggio nell'area ex Olivetti

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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C’era una volta Dadi.com, il più grande wargame show del sud Europa. Si svolgeva negli spazi dell’università di via Bramante e attirava un sacco di gente forestiera. C’era Marterock, raduno musicale in un’area tra il fiume Serio e il viale di Santa Maria, oggi diventata parcheggio. C’era Apritiscena, festival internazionale di teatro e danza: non riempiva il San Domenico, ma gli donava un tocco internazionale e d’avanguardia. C’era Scripta, mostra mercato dei libri antichi e di pregio, che occupava i chiostri del Sant’Agostino. Non ci sono più. Già, come eravamo.

C’è un video della Rai del 1958 (http://www.cremaonline.it/cronaca/05-05-2014_Crema,+'come+eravamo'+e+come+vorremmo+diventare/) che, meglio di trenta cartelle dattisloscritte, descrive i fasti di un tempo. E’ chicca da non perdere. Induce a riflettere: cosa è rimasto dello splendore di quel periodo?

Affilate come un coltello da norcino, le immagini del filmato entrano nel cuore e nel cervello. Inducono nostalgia e buoni sentimenti, al pari delle foto ingiallite per il tempo e i filmini super 8. Ma stimolano anche rimpianti e disappunto per quel che si era e non si è più. Per il capitale sperperato.

Già, come eravamo. Bravi, vincenti, pimpanti. Tonici, orgogliosi, sicuri. Tutti nell’omonimo film di Sidney Pollak. Guardare il video del ’58 per credere. Buona visione ai possessori di memoria corta e ai pusillanimi in fuga da paragoni scomodi. A chi, miope, nega il declino di Crema. Agli illusi.

Come eravamo. C’era la prima repubblica. C’era la democrazia cristiana. C’era l’entusiasmo. C’era un’industria cittadina che produceva il 22 per cento di tutti i bulloni italiani. C’era l’Olivetti che raggiunse l’impressionante cifra di 3.150 dipendenti. C’era il sogno di Crema caput mundi che però, nei fatti, non è diventata neanche leader del Consorzio cremasco, intuizione geniale gettata al vento.

Oggi c’è la seconda repubblica. C’è una parte della sinistra che cerca di imitare la Dc, ma con scarso successo. Ci sono i naturali eredi della Dc che hanno poco da condividere con gli antenati. E’ impietoso ma gli ex democristiani sopravvissuti sono vintage. Non antiquariato. Bravini, ma non di eccelso valore. Insomma, negli anni del massimo splendore scudocrociato i leader di oggi avrebbero distribuito volantini.

Crema è maestra a perdere occasioni. Alcuni anni fa, un mecenate voleva regalare al comune un palazzo sito a Ombriano. Intendeva costruirci un liceo musicale a sue spese. L’operazione abortì. Crema assomiglia a Tafazzi, quello che si randella le parti delicate.

Come eravamo. Come siamo. Confronto impietoso. Stavamo in cima alla vetta, siamo ridiscesi a valle. Dalle stelle alle stalle? No, sarebbe troppo e sarebbe ingiusto. Ma se dopo la perdita del tribunale, si proseguirà con lo scippo di altre istituzioni, ipotesi non peregrina, non solo si precipeterà nelle stalle, ma si raggiungeranno gli Inferi. Gli zombi sono dietro l’angolo. E intanto Crema è in ritardo su progetti per l’Expo. Gli annunci si sprecano. La sostanza resta una chimera.

Una decina di anni fa, si era paventata la formazione di una lobby cremasca in provincia, congettura alimentata dal notevole numero di consiglieri provinciali eletti e dall’altrettanto elevato numero di assessori nominati dal presidente Giuseppe Torchio. La lobby non è mai partita.

Sabato 4 dicembre 2004, durante il congresso Ds che riconfermava Bruno Garatti segretario del partito, i relatori avevano spacciato - petto in fuori e sorriso stampato sulle labbra- una Repubblica del Tortello fortissima. Avevano soffiato nelle trombe e pubblicizzato un Modello cremasco da imitare. Tromboni? No, ci credevano e ne erano orgogliosi. Testuale Modello cremasco da esportare nell’intera provincia. Incredibile a dirsi, a sottoscrivere e certificare questa apoteosi del made in Crema era stato l’allora segretrario regionale della Quercia, Luciano Pizzetti, attuale Sottosegretario di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Uno, che non è l’ultimo arrivato e nelle cui vene scorre sangue cremonese certificato. C’era stata una sperticata di elogi per il nostro territorio. Da sballo. Per completare la glorificazione sarebbe stata perfetta la marcia trionfale dell’Aida, ma era chiedere troppo: si addice più alla Lega. A dieci anni di distanza dove è finito lo strabiliante Modello? Nel posto che, nei bar, sta in fondo a destra o a sinistra.

E gli organi? E la città organaria? Sono rimasti un monumento e alcuni bravissimi artigiani. Niente di più. Tante parole e poca sostanza. E a chi prospetta un futuro radioso per la città, viene da rispondergli: ma va a Bagg a sunà l’orghen.

Come eravamo e come siamo. Come siamo caduti in basso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

07 Giugno 2014

Commenti all'articolo

  • Alessandro

    2014/06/17 - 21:09

    Caro Antonio, leggo con sofferenza i tuoi articoli sul tema di "come eravamo" riferiti a Crema. All'elenco delle occasioni perdute non possiamo porre molto in contraltare. Di contro potrei aggiungere altro alle già tue puntuali osservazioni, ma non aiuterebbe a capire i perché. Perché da premesse positive si passi al decadimento e all'abbandono di idee propulsive, quali l'università, voluta con testardaggine da Guido Torriani. Perché da preavvisi allarmanti come quello della chiusura del Tribunale, si è sempre pensato di risolvere con le raccomandazioni, le petizioni, anziché fare, quando ci è stato chiesto, un carcere femminile. Perché Lega e PCI hanno cancellato il nascere del polo agroalimentare che aveva un finanziamento di 17 miliardi. Lo spazio non mi consente di sviluppare il concetto, ma sono certo che ci riuscirai tu. Buon lavoro.

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