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Sabato 15 Dicembre 2018

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Per la partecipata futuro in house?

Scrp non rappresenta il Cremasco

La società deve essere chiusa. Trasformarla in una società in house è un accanimento terapeutico che non giova né ai comuni né al territorio

Scrp non rappresenta il cremasco

L’assemblea di martedì sera

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Cambiare tutto per non cambiare nulla. Trasformare Scrp in una società in house, ma senza perdere i cromosomi di Spa. La proposta è stata illustrata martedì ai soci da Pietro Moro, presidente di Scrp. Il probabile futuro di Scrp sarà una società una e bina. Moro è stato preciso e inequivocabile. Va applaudito.

Il presidente ha più volte sottolineato che l’assemblea era informativa e nessuna decisione sarebbe stata presa. E anche per questo merita un altro applauso.

Peccato che Aldo Casorati, sindaco di Casaletto Ceredano, non abbia colto la precisazione di Moro e alle 20,30 abbia chiesto all'assemblea il via libera per continuare a percorrere la strada della società in house. E’ stato stoppato.

Con l’ausilio di alcune slides con gli articoli di uno statuto-esempio, Moro ha spiegato i termini della questione. Ha informato che il documento era stato redatto da lui stesso con Casorati e, con apprezzabile autoironia, ha definito questa inedita coppia di giuristi due dilettanti allo sbaraglio. Ha specificato che la redazione dello statuto reale dovrà avvalersi dell’ausilio di amministrativisti con i controfiocchi. Peccato non abbia indicato il costo del supporto esterno, ma è un dettaglio per ora non rilevante.

Per il notevole lavoro svolto, per l’humor e la schiettezza con la quale ha evidenziato la necessità di un aiuto esterno il presidente di Scrp merita un terzo applauso.

La lezione è durata oltre due ore ed ha fiaccato i presenti. Per chi non è più un giovane virgulto viene facile paragonare l’assemblea di martedì a quelle fiume di alcuni decenni fa. Riunioni utili per imporre un concetto controverso. Ore di discussione per sfiancare gli oppositori e costringerli a lasciare l’assise. Al termine gli irriducibili approvavano la decisione indigesta e la scelta veniva spacciata come democratica. Che diamine, era stata regolarmente votata in assemblea! A scanso d’equivoci, questo non è avvenuto martedì, ma l’illustrazione di Moro senza dubbio ha consunto la resistenza dei presenti.

In sintesi la nuova società una e bina (per ora non ancora trina, ma non ci sarebbe da meravigliarsi che con l’aiuto dello Spirito Santo nel ruolo di consulente lo diventi) ruota intorno ad un Comitato di controllo che sarà costituito da un numero di membri da stabilire. (Nello statuto esempio di Moro-Casorati sono 11, quanti i membri dell’ex Comitato ristretto).

Il presidente-docente ha lavorato ai fianchi i soci con il concetto del controllo analogo, che sarebbe impossibile riassumere in poche righe e quindi si chiede al lettore un atto di fede o, se proprio è interessato alla questione, di rivolgersi per approfondimenti al proprio avvocato o commercialista.

Più semplice spiegare la funzione del Comitato di controllo. Detta la linea al consiglio di amministrazione o all’amministratore unico e si carica di notevoli responsabilità. In questo comitato le decisioni vengono prese con il metodo una testa, un voto. Per capirci è il vecchio Comitato ristretto, ma con maggiori oneri giuridici per i componenti. Questa responsabilità è l’unica vera e sostanziale differenza rispetto al defunto Comitato ristretto. Non è infatti il principio di una testa, un voto, enfatizzato da Moro, a fare la differenza. Non risulta infatti che il vecchio Comitato ristretto abbia qualche volta deciso in base al numero delle azioni rappresentate dai singoli componenti. Senza dimenticare che ogni scelta del Consiglio di amministrazione era concordata e avallata dallo stesso Comitato ristretto, il quale si premurava di farla poi ‘digerire’ all’assemblea dei soci.

Nella nuova società una e bina, l’Assemblea dei soci rimane sovrana. In questo organismo ‘supremo’ si voterà, invece, per quote azionarie possedute. Si conterà in base al peso, esattamente come avviene attualmente. Per dirla senza filtri: oggi quattro soci possono determinare le scelte di Scrp, domani gli stessi quattro soci potranno determinare il destino di Scrp.

L’ottanta per cento dei lavori della società in house dovrà essere fatturato ai soci. Non è dietrologia pensare che i comuni soci si sentiranno in obbligo di servirsi di Scrp.

Nella nuova Scrp di Moro-Casorati è previsto che i comuni-soci costituiscano un fondo per ripianare eventuali perdite della società. Meditate sindaci, meditate!

Un discorso a parte merita Consorzio.it. Senza la modifica Moro-Casorati e conseguente assorbimento in Scrp non potrebbe più continuare ad esistere, comunque avrebbe parecchie difficoltà a sopravvivere. E’ una semplificazione rozza, ma spiega il concetto. E perché farlo sopravvivere ad ogni costo? Di sicuro, non per i prezzi praticati per i servizi forniti.

Infine, titillare le corde emotive con il refrain ormai consunto che Scrp esiste da parecchio tempo, che unisce il Cremasco, che sarebbe un errore dismetterla, non funziona più. Come non attacca più tutto l’armamentario obsoleto della retorica da quattro soldi che presenta Scrp come unica ancora di salvataggio di un Cremasco privo di autorevolezza e capacità contrattuali.

Scrp è una società per azioni, e forse diverrà una società per azioni in house. Ora una società, qualunque essa sia, non può rappresentare il territorio. E’ lo stravolgimento della politica. E’ un peccato contro natura. La politica, e non una Spa, governa un territorio e ne determina le scelte.

Il territorio è rappresentato solo e unicamente attraverso un organismo politico in grado di trattare nelle sedi istituzionali le istanze dei propri cittadini. E’ rappresentato da una leadership politica che sappia coagulare i bisogni di tutti Comuni che lo costituiscono e che si faccia portavoce nelle sedi decisionali. E’ rappresentato da una unità d’intenti e dalla volontà di perseguirli che prescindono dalle suddivisioni di partito e dal numero delle azioni possedute. Oggi, nel Cremasco, queste condizioni non sussistono. E non è attraverso Scrp che si raggiungeranno.

Tenere in vita Scrp è un accanimento terapeutico. Prolungarne la vita non giova né ai soci, né al territorio. Felice se i fatti mi smentiranno.

«Mamma diceva che la vita è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita» spiega Forrest Gamp. Anche con Scrp. L’ultima sorpresa è la società per azioni in house. Wow!

02 Marzo 2018