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Sabato 23 Giugno 2018

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Scrp; che fine ha fatto il nuovo statuto?

Scrp; che fine  ha fatto il nuovo statuto?
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Era priorità assoluta. Doveva essere approvato entro giugno. I consigli comunali hanno rispettato i tempi , ma l'assemblea dei soci per l'approvazione finale, non è stata ancora convocata. Quale il motivo?

Missing in action. La modifica dello statuto di Scrp è sparita dai radar.  Era stata classificata una priorità assoluta da approvare  entro lo scorso giugno. Siamo a metà dicembre e la missione  è incompiuta.

L’approvazione era imposta dalla legge Madia e, indirettamente, dalle elezioni comunali di Crema, pena  un cartellino rosso. Almeno questo è quello che il consiglio di amministrazione della società aveva spiegato ai soci. Era seguita la pressante richiesta di portare nei consigli comunali (prima delle elezioni di Crema) le modifiche proposte dallo stesso consiglio di amministrazione formulate con l’ausilio di un consulente. L’obiettivo era stato centrato.

I consigli comunali avevano discusso la questione e votato, ma non tutti avevano approvato. La palla era passata al consiglio di amministrazione di Scrp che avrebbe dovuto convocare l’assemblea dei soci per la votazione finale, quella decisiva.

 Scrp è una società per azioni e l’assemblea  non  decide secondo il principio una testa un voto, ma per quota azionaria. I quattro comuni detentori  del  cinquanta per cento circa delle azioni hanno votato a favore della modifica dello statuto. Ne deriva che, anche con il voto contrario dei dissidenti,  il nuovo statuto non troverebbe ostacoli all’approvazione in assemblea Nonostante  questa situazione blindata, la convocazione dei sindaci-soci per il nulla osta definitivo è rimasta tra le buone intenzioni e elezioni di Crema si sono svolte senza traumi anche se Scrp non ha un nuovo statuto.

Cosa è successo? Difficile saperlo. Da allora nessuna informazione sull’argomento è giunta ai soci.  Si possono solo avanzare delle ipotesi che, sia chiaro,  possono essere confutate.

E l’ipotesi  più accreditata è legata alla bocciatura del nuovo statuto da parte  di alcuni comuni, anche se, come è stato precisato sopra,  il dettaglio  è ininfluente per l’approvazione. Pochi pecoroni (per ricordare la simpatica definizione di un sindaco) usciti dal gregge cosa possono determinare? Un po’ di prurito. E allora dove sta il problema?

Semplice: con il no i dissidenti hanno espresso anche l’intenzione di far valere il diritto di recesso e, quindi la volontà di abbandonare Scrp. Diritto previsto dall’articolo 2437 del Codice civile e relativo a una Spa che  modifica il proprio statuto. D’accordo, ma dove sta il problema?

Altrettanto semplice: le azioni dei soci uscenti devono essere acquisite e pagate ai transfughi dalla società che viene abbandonata. In questo caso, da Scrp. Okay. Ma dove sta il problema?

Semplice: se così avvenisse la retorica del territorio unito attraverso Scrp, grande mamma dalle mammelle turgide, che accudisce i suoi cinquanta figli si sfalderebbe. Scrp da soluzione dei problemi del territorio, diverrebbe lei stessa il problema, anche se, a onor del vero, è già un problema. Inutile martellare gli zebedei dei sindaci e dei cittadini con il concetto che Scrp è la stella polare del Cremasco, l’elemento aggregante e altre amenità di questo tipo.  Un società per azioni non potrà mai rappresentare i comuni. Fine della storia.

Ora se il problema esiste bisognerebbe affrontarlo e risolverlo in maniera radicale ed evitare recidive.  Invece che si fa?  Lo si rimanda. Si escogitano diversivi per spostare l’attenzione da Scrp.

Un esempio? L’istituzione, alcune settimane fa, dell’Area omogenea, organismo politico, privo di effettivi poteri decisionali,  costruito sulla scientifica spartizione dei membri del  coordinamento con il modulo 7-7-1. Sette al centrodestra, sette al centrosinistra e uno a Castelleone e con vicepresidente un sindaco che non si identifica con il Cremasco, ma con la Terra di mezzo.

E’ una divagazione, il tema è Scrp e l’incapacità di affrontare il problema.

Da sei mesi si è dimesso un consigliere di amministrazione, rimasto in carica poche settimane, e ancora non è stato sostituito. E stato rifatto il look al sito istituzionale della società, ma non compaiono le retribuzioni dei dirigenti. Si era aperto un dibattito per il compenso dovuto da Padania acque per l’acquisizione delle reti di Scrp e da mesi nessuno informa i soci sullo stato dell’arte. Si potrebbe proseguire, ma è inutile annoiare il lettore con considerazioni talmente ripetute e ribadite da diventare un mantra per i soci di Scrp. Rimangono due strade da imboccare.

O quella consigliata  da  Ennio Flaiano: «Coraggio, il peggio è passato».

O quella di Arthur Bloch  con la sua Legge di Murphy: «Sorridi… Domani sarà peggio». E intanto il Cremasco prosegue il suo declino.

16 Dicembre 2017