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Martedì 23 Maggio 2017

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Scrp, modifiche dello statuto c'è chi dice no

Scrp Crema

Nella foto d'archivio un'assemblea Scrp

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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La delibera con la quale il consiglio comunale di Casale Cremasco Vidolasco vall'unanimità ha bocciato la proposta di trasformare la scoietà in centrale di committenza.
C'è chi dice no

Perché invece di scrivere una commento o proporre un’analisi  sul futuro  di Scrp si preferisce pubblicare una delibera del consiglio comunale di  Casale Cremasco Vidolasco sull’argomento?  Semplice,  la delibera contiene in abbondanza  commenti e  analisi. Approvata all’unanimità il 28 aprile scorso,  scevra da personalismi e posizioni preconcette, la delibera boccia la proposta di modifica di statuto e quindi il ruolo di Centrale unica di committenza che Scrp dovrebbe assumere.  Sorretta da una premessa legislativa consistente, la delibera è ricca di riflessioni e motivazioni  che giustificano il diniego del consiglio comunale di Casale Cremasco Vidolasco. E’ raro che in queste occasioni qualcuno dissenta dalla proposta più gettonata, ma  qualche volta, per citare Vasco Rossi, c’è chi dice no. Il comune di Casale Cremasco Vidolasco è tra costoro. Probabilmente non sarà il solo.

*****

IL CONSIGLIO COMUNALE

Il SINDACO illustra il punto

PREMESSO che:

* Con decreto 175 del 19 agosto 2016, pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 settembre 2016, in attuazione dell'articolo 18, legge 7 agosto 2015 n. 124, è stato emanato il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (TUSP).

*  Ai sensi dell’articolo 4, comma 1° del predetto TUSP, le “Amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali né acquisire o mantenere partecipazioni anche di minoranza, in tali società".

RILEVATO che il Comune, fermo restando quanto sopra indicato, può mantenere partecipazioni in società esclusivamente per lo svolgimento delle attività indicate dall'articolo 4, comma 2° del TUSP. Precisamente, per le seguenti attività:

a)  produzione di un servizio di interesse generale, ivi inclusa la realizzazione e la gestione delle reti e degli impianti funzionali ai servizi medesimi;

b)  progettazione e realizzazione di un'opera pubblica sulla base di un accordo di programma fra amministrazioni pubbliche, ai sensi dell'articolo 193 del decreto legislativo n. 50 del 2016;

c)  realizzazione e gestione di un'opera pubblica ovvero organizzazione e gestione di un servizio d'interesse generale, attraverso un contratto di partenariato, di cui all'articolo 180 del decreto legislativo n. 50 del 2016, con un imprenditore selezionato con le modalità di cui all'articolo 17, commi 1 e 2;

d)  autoproduzione di beni o servizi strumentali all'ente o agli enti pubblici partecipanti, nel rispetto delle condizioni stabilite dalle direttive europee in materia di contratti pubblici e della relativa disciplina nazionale di recepimento;

e)  servizi di committenza, ivi incluse le attività di committenza ausiliarie, apprestati a supporto di enti senza scopo di lucro e di amministrazioni aggiudicatrici, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 50 del 2016.

RILEVATO, inoltre, che:

* ai sensi dell'articolo 4, comma 3° del TUSP, al solo scopo di ottimizzare e valorizzare l'utilizzo di beni immobili facenti parte del proprio patrimonio, "le pubbliche amministrazioni possono detenere partecipazioni in società aventi per oggetto sociale esclusivo la valorizzazione del patrimonio delle amministrazioni stesse, tramite il conferimento di beni immobili allo scopo di realizzare un investimento secondo criteri propri di un qualsiasi operatore di mercato";

* sono, altresì, ammesse le partecipazioni nelle società, aventi ad oggetto sociale prevalente la gestione di spazi fieristici e l’organizzazione di eventi fieristici, nonché la realizzazione e la gestione di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva eserciti in aree montane, ai sensi del comma 7°, dell’articolo 4, del TUSP.

DATO ATTO che l’articolo 24 TUSP, anche in considerazione di quanto sopra evidenziato, prevede che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del TUSP (termine, poi, differito) ciascuna Pubblica amministrazione deve effettuare la ricognizione delle partecipazioni possedute alla medesima data di entrata in vigore, individuando quelle che devono essere alienate.

EVIDENZIATO che, ai fini di cui sopra, devono essere poste in alienazione o divenire oggetto delle misure di cui all'articolo 20, commi 1 e 2, TUSP - ossia di un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante messa in liquidazione - le partecipazioni, per le quali si verifica anche una sola delle seguenti condizioni:

1)  non sono riconducibili ad alcuna delle categorie, di cui all'articolo 4, commi 1, 2 e 3, del TUSP;

2)  non soddisfano i requisiti, di cui all'art. 5, commi 1 e 2, TUSP;

3)  ricadono in una delle ipotesi sotto elencate previste dall'art. 20, c. 2, TUSP ovvero:

a) partecipazioni societarie che non rientrino in alcuna delle categorie di cui all'art. 4, T.U.S.P., sopra citato;

b) società che risultano prive di dipendenti o abbiano un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti;

c) partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali;

d) partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a un milione di euro;

e) partecipazioni in società diverse da quelle costituite per la gestione di un servizio d'interesse generale che abbiano prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti;

f) necessità di contenimento dei costi di funzionamento;

g) necessità di aggregazione di società aventi ad oggetto le attività consentite all'art. 4, TUSP.

RICHIAMATE le norme dell’ordinamento degli Enti Locali (D.Lgs n. 267/2000; TUEL), che disciplinano le funzioni ed i compiti dei Comuni, l’organizzazione e le forme di gestione dell’attività dell’ente e dei servizi pubblici/di interesse generale ed, in particolare:

* l’articolo 13 del TUEL, che attribuisce al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, in particolare nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze e tramite forme sia di decentramento sia di cooperazione con altri comuni e con la provincia;

* l’articolo 112 del TUEL, che prevede che gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali.

PRESO ATTO che, a seguito dell'entrata in vigore del TUSP, tutte le Pubbliche Amministrazioni, in aggiunta alla revisione periodica annuale sono obbligate ad effettuare una ricognizione straordinaria di tutte le partecipazioni (adempimento previsto dall'articolo 24 del TUSP), il quale si affianca a quello periodico, imposto annualmente dall'articolo 20 del TUSP. Tale revisione periodica, che costituisce un aggiornamento del piano operativo di razionalizzazione, si articola nell'adozione di un "piano di razionalizzazione" entro il 31 dicembre di ogni anno, corredato da un'apposita relazione tecnica, nonché nell'approvazione di una "relazione sull'attuazione del piano" entro il 31 dicembre dell'anno successivo. Inoltre, è previsto che ogni amministrazione, con provvedimento adeguatamente motivato, deve presentare la ricognizione delle partecipazioni possedute al 23 settembre 2016 (data di entrata in vigore del decreto), individuando quelle che devono essere alienate. Si evidenzia che in caso di perdite reiterate nella partecipata gli enti sono tenuti ad accantonare risorse ed a decurtare i compensi agli amministratori, nonché a razionalizzare le società. La previsione di sanzioni, da parte del legislatore, ha la finalità di sollecitare le amministrazioni a dar luogo ad un riordino e ad una razionalizzazione delle partecipazioni societarie pubbliche, nel caso di violazione della procedura di cui all'articolo 20 del D.lgs. 175/2016, ovvero in caso di mancata adozione del piano di razionalizzazione periodica, di mancata comunicazione e di mancata predisposizione della relazione sull'attuazione delle misure.

PRESO ATTO, inoltre, che risulta attualmente in esame e discussione lo “Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”. Tale decreto correttivo in materia di società a partecipazione pubblica (non ancora approvato) interviene dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 251/2016, che ha dichiarato l’incostituzionalità di alcune disposizioni della legge n. 124/2015 nella parte in cui quest’ultima prevedeva che i decreti legislativi fossero adottati previo parere della Conferenza unificata. La Corte ha, invece, stabilito che il principio di leale collaborazione impone la previa intesa in sede di Conferenza unificata o di Conferenza Stato-Regioni, a seconda dei casi, qualora la disciplina statale intervenga in ambiti, in cui si registra una commistione fra competenze esclusive statali, competenze concorrenti e competenze residuali delle Regioni. Gli elementi principali dello schema di decreto correttivo sono:
*  Differimento dal 30 giugno (così come previsto dal correttivo approvato in Consiglio dei ministri il 17 febbraio rispetto alla prima scadenza del 23 marzo) al 30 settembre del termine, ai sensi dell'articolo 24 del TUSP, entro il quale devono essere redatti i piani per la ricognizione e per la dismissione delle partecipate.

* Viene differito ancora al 30 settembre il termine per la ricognizione del personale (art. 25, comma 1, TUSP), al rispetto del quale le società a controllo pubblico sono chiamate, per individuare eventuali eccedenze.

* Viene consentito, almeno fino al 2019, la sopravvivenza di società partecipate con fatturato superiore a 500 mila euro.

* Previsione della possibilità di partecipare in società, che producano servizi di interesse economico generale (cioè erogati o suscettibili di essere erogati dietro corrispettivo economico su un mercato, come energia, trasporti, ivi inclusa la gestione delle reti e degli impianti funzionali ai servizi stessi) anche oltre l'ambito territoriale della collettività di riferimento.

* Previsione, per le società di gestione di spazi ed eventi fieristici e gestione di funivie, nonché per quelle di ricerca scientifica e tecnologica, della possibilità che la razionalizzazione si applichi solo dopo cinque anni dalla loro costituzione e non riguardi quelle già costituite.

PRESA VISIONE della nota, inoltrata da SCRP a tutti i Comuni soci, del 7 aprile 2017 (prot. n. 1457), con la quale sono stati trasmessi ai Comuni medesimi i seguenti documenti:

a)  Testo di proposta di modifiche allo Statuto, con particolare riguardo agli articoli 2, 5 e 13.

b)  Bozza di delibera tipo, da assumere in Consiglio Comunale.

PRESA VISIONE, in particolare, delle proposte di modificazioni, che riguardano:

* l'articolo 2, in tema di oggetto delle attività societarie (articolo integralmente sostituito);

* l'articolo 5, comma 5°, con il seguente e nuovo contenuto: "L'intero capitale sociale dovrà essere detenuto da enti pubblici locali o da società da questi stessi interamente partecipate" (attuale versione: "Il capitale sociale dovrà essere detenuto da enti pubblici locali, per tutta la vita della società, in misura complessiva non inferiore al 50% più una azione").

* l'articolo 13, in tema di organizzazione interna (Amministrazione, Direzione e Collegio Sindacale; articolo integralmente sostituito).

PRESA VISIONE, in particolare, della Bozza di delibera tipo, predisposta ed inoltrata ai Comuni soci da parte di SCRP, nella quale si legge quanto segue:

Vista:

- la proposta di modifica statutaria formulata dall’organo amministrativo della Società all’esito dell’attività di confronto svolta nell’ambito di un gruppo di lavoro aperto alla partecipazione dei Sindaci dei Comuni soci;

Ritenuto che:

-  ........................................

-  la odierna deliberazione non comporta inoltre alcun onere finanziario per l’Ente;

·   .......................................

Considerato che:

- è interesse del Comune che la società partecipata Società Cremasca Reti e Patrimonio SCRP S.p.A. possa svolgere funzione di centrale di committenza in favore dello stesso e in generale dei comuni del cremasco, anche alla luce della eventuale condivisione di progetti che involgano il territorio di più enti locali;

la presenza di una centrale di committenza sul territorio consente una maggior vicinanza della stessa alle esigenze degli Enti locali;

- il Comune ha la necessità di rivolgersi ad una centrale di committenza per la acquisizione di beni, servizi e forniture;

è inoltre interesse per il Comune affidare a terzi le attività di committenza c.d. ausiliarie, così da non gravare per le medesime sul proprio personale;

SCRP già svolge tale attività in favore dei soci, e dispone di personale all’uopo dedicato;

- l’art. 4 TUSP indica, fra le finalità perseguibili per il tramite delle società partecipate, i servizi di committenza, apprestati a supporto di enti senza scopo di lucro e di amministrazioni aggiudicatrici di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 50 del 2016;

- è pertanto necessario modificare l’art. 2 dello statuto di SCRP, includendo la attività di centrale di committenza e quelle di committenza ausiliarie, oltre alle attività connesse alle funzioni fondamentali dei comuni, adottando il testo di cui all’allegato 1);

- la modifica non comporta una variazione significativa o essenziale della attività svolta da SCRP;

RITENUTO di formulare in merito le seguenti considerazioni:

Non vi è dubbio che occorre procedere ad una revisione dell'attuale e vigente Statuto, per adeguarlo alle rilevanti novità contenute nel TUSP (fra l'altro, oggetto, a sua volta, di modificazioni in arrivo). Da mesi la materia è oggetto di discussione, a livello nazionale ed anche locale, finalizzata ad approfondire il "nuovo" ruolo e la nuova "missione istituzionale" delle Società pubbliche e, soprattutto, della nostra Società, cioè SCRP. Si tratta, in altri termini, di individuare, all'interno delle tipologie di attività consentite dalla legislazione vigente, quelle che possa rivelarsi di reale ed effettiva utilità per i Comuni soci e per l'intero territorio, fermo restando le "possibilità" e le "potenzialità" dell'attuale struttura complessiva di SCRP. Infatti, al di là della doverosa aderenza alla vigente normativa in materia, occorre interrogarsi e verificare se effettivamente SCRP sia in grado, ora o in un imminente futuro, di poter adeguatamente svolgere, in modo autonomo, le nuove attività, che si propone di esercitare nell'interesse collettivo del territorio di riferimento, oltre che (ovviamente) dei Comuni soci.

Dalla discussione che è stata avviata in seno a SCRP e dalla documentazione che è stata inoltrata e presentata, sembra emergere che la "missione principale" di SCRP sia quella di diventare una Centrale di Committenza in favore di tutti i Comuni soci. Infatti, in sede di bozza di delibera, si legge che costituisce "interesse del Comune (ogni Comune socio) che la società partecipata Società Cremasca Reti e Patrimonio SCRP S.p.A. possa svolgere funzione di centrale di committenza in favore dello stesso e in generale dei comuni del cremasco, anche alla luce della eventuale condivisione di progetti che involgano il territorio di più enti locali. Inoltre, si legge ancora che: "la presenza di una centrale di committenza sul territorio consente una maggior vicinanza della stessa alle esigenze degli Enti locali; il Comune ha la necessità di rivolgersi ad una centrale di committenza per l'acquisizione di beni, servizi e forniture; è inoltre interesse per il Comune affidare a terzi le attività di committenza c.d. ausiliarie, così da non gravare per le medesime sul proprio personale; SCRP già svolge tale attività in favore dei soci, e dispone di personale all’uopo dedicato".  Orbene, senza ovviamente voler impedire a SCRP di legittimamente candidarsi e presentarsi come Centrale di Committenza (possibilità, come già detto, pienamente conforme alla legge), non appare possibile non sollevare qualche dubbio in merito alla reale fondatezza delle affermazioni (declamazioni) ora riportate. Infatti, può essere oggetto di apprezzamento il fatto che la Centrale di Committenza, che SCRP si propone di istituire, abbia l'obiettivo di ausiliare i Comuni nella complicata attività di scelta del contraente (effettuazione delle gare ad evidenza pubblica). Tuttavia, non può non insorgere il legittimo dubbio se tale nuova missione istituzionale (divenire Centrale di Committenza per in Comuni) sia realmente collegata alle effettive possibilità ed attuali potenzialità di SCRP. In altri termini, SCRP sarà in grado in futuro (un futuro prossimo e non lontano) di svolgere tale missione? Saprà effettivamente svolgere le delicate e tecnicamente complesse attività di Centrale di Committenza? Questo è l'interrogativo primario che occorre porsi con saggezza. Interrogativo, invero, che deve essere completato. Cioè, SCRP sarà in grado in futuro di svolgere tale missione in modo autonomo, cioè con la propria struttura lavorativa ed organizzativa, o dovrà ricorrere, come sovente verificatosi, a numerose e dispendiose consulenze esterne? 

In sede di bozza deliberativa, SCRP afferma che: SCRP già svolge tale attività in favore dei soci, e dispone di personale all’uopo dedicato".  Con tutto il rispetto possibile, sia consentito di nutrire qualche dubbio in merito all'integrale fondatezza di tale affermazione, che sembra assumere piuttosto il ruolo e la natura di un mero proclama. Ed, infatti, SCRP, in vari frangenti, soprattutto la gara per l'affidamento del servizio di igiene urbana, non ha dato l'impressione di poter tener fede, se non in minima parte, alla baldanzosa dichiarazione di competenza. Non si intendono riportare in tale sede le vibranti e continue polemiche relative alla gara per il servizio di igiene urbana. Tuttavia, non appare possibile "chiudere gli occhi" nei riguardi di quello che è successo proprio in relazione alla suddetta gara. Una procedura che si è trascinata da anni (tre anni!), caratterizzata da numerose e consulenze esterne e da altrettanti  "passi falsi", errori in parte ammessi, che hanno dimostrato la difficoltà e l’affanno nel condurre la partita.  Una procedura che solo qualche giorno fa si è conclusa con la vittoria dell'attuale gestore e con l’annuncio in un comunicato stampa  che il vincitore rimborserà le  spese per le consulenze.   E’ evidente a tutti che la gara in questione non è stata condotta in autonomia da SCRP, ma, appunto,  con l'ausilio di consulenze esterne. Da qui, il più che legittimo sospetto sulle reali capacità di SCRP di poter adempiere alla propria declamata missione. In buona sostanza, se solo con incredibile  fatica si porta a termine una gara (dopo anni!), una gara in cui ci si è avvalsi dell’ausilio di consulenze esterne, come si potrà esercitare le attività di Centrale di Committenza in autonomia? Come si fa ad essere baldanzosamente ed incautamente sicuri di poter esercitare da soli una tale missione?

Questo è l'interrogativo primario, che permane e che non sembra attualmente trovare alcuna risposta. Anzi, ad essere onesti, la risposta dovrebbe essere già in parte negativa, in ragione dei fatti sinora illustrati. In tal senso, allora, SCRP non dovrebbe limitarsi ad affermare con sicumera che "SCRP già svolge tale attività in favore dei soci, e dispone di personale all’uopo dedicato".   Dovrebbe, invece, dimostrare tale assunto, indicando, se esiste, una propria struttura interna in grado di affrontare e svolgere le delicate e complesse attività connesse ad una Centrale di Committenza. Ciò che appare indispensabile, anche alla luce delle recenti polemiche, è indicare e dimostrare con  franchezza e onestà intellettuale, se SCRP sia effettivamente in grado, da sola di poter svolgere tale delicato compito. Se non ora, almeno in un immediato futuro, anche attraverso un piano di riorganizzazione e di riqualificazione professionale dei propri dipendenti. Fra l'altro, non può non essere ricordato il fatto che la problematica dell'inadeguatezza del personale a svolgere tale ruolo  non costituisce un "dato ignoto" per SCRP e per i Comuni soci. Infatti, nel corso dell'assemblea informativa tenutasi il giorno 8 febbraio scorso, la questione dell’inadeguatezza professionale per svolgere i futuri compiti, ipotizzati dalle modifiche allo Statuto, è emersa durante il dibattito in modo aperto e senza alcun infingimento. Anche con interventi e chiare dichiarazioni dei presenti. Quindi, il problema è assolutamente noto, oltre che palesemente reale.

Pertanto, in ragione di quanto detto, si chiede di sapere e di avere effettiva comprovazione se SCRP abbia già una propria struttura interna o, come appare plausibile ed anche corretto, se SCRP intenda, ed in che modo, riorganizzare la propria struttura in vista delle delicate attività che si accingerebbe a svolgere.

Riorganizzazione, che potrebbe anche dar luogo, eventualmente, al reperimento di nuove ed indispensabili figure professionali ed all'attivazione di intensi percorsi di formazione per i propri dipendenti. Continuare con le consulenze significa utilizzare il danaro pubblico in un modo che, anche se formalmente corretto,  lascia perplessi e che comunque non è condivisibile. Significa soprattutto rinunciare al proprio "patrimonio strutturale interno", non tentare neppure di riorganizzarlo e rivitalizzarlo, esponendolo ad un inevitabile destino di sicuro e rapido declino. Con le consulenze, tutto si può fare. Certo! Ma, cosa pensa di fare SCRP in modo autonomo? Cosa?

Se non si fornisce alcuna risposta a tali domande, non può che insorgere il legittimo dubbio che SCRP intenda esercitare la nuova e qualificante missione di Centrale di Committenza del Cremasco non con le proprie forze, ma solo ricorrendo a consulenze esterne, che, fra l'altro, al di là delle  spese affrontate, non sembrano aver dato proficui risultati.  Inoltre, occorre affrontare una connessa questione: la Centrale di Committenza, che intende costituire SCRP, svolgerà tale ruolo e missione nell'interesse dei piccoli Comuni o nell'interesse di pochi Enti di più grande dimensione? L'interrogativo insorge legittimo, in quanto la cronaca degli ultimi eventi, sembra dimostrare assolutamente il contrario. Infatti, proprio in una logica di "attenzione" verso i piccoli Comuni, che assolutamente sinora non c'è stata, occorre riflettere sul versante dei "costi". In sede di bozza deliberativa, si afferma che: la odierna deliberazione non comporta inoltre alcun onere finanziario per l’Ente. Certo, l'attuale deliberazione non implica costi immediati; ma, quanto costerà la Centrale di Committenza? Più precisamente, quali saranno i criteri di tariffazione nei riguardi dei Comuni piccoli? Quanto pagheranno i piccoli Comuni per le gare? Domande legittime, in quanto sinora SCRP ha palesemente privilegiato i Comuni di maggiori dimensioni!

Inoltre, non appare fuori luogo avanzare altre questioni, alla luce dei fatti, che sono alla base della proposta di adeguamento statutario.

In sede di bozza deliberativa, si afferma che: Vista la proposta di modifica statutaria formulata dall’organo amministrativo della Società all’esito dell’attività di confronto svolta nell’ambito di un gruppo di lavoro aperto alla partecipazione dei Sindaci dei Comuni soci. La verità, come ben noto, è un'altra!! Durante  l’assemblea informativa (si ribadisce e si evidenzia: solo informativa!) del 5 aprile scorso, dopo che erano state illustrate le modificazioni allo Statuto in modo assolutamente superficiale (nel senso che non sono state neppure lette ai soci le modifiche), era stato chiesto di prevedere e concedere un intervallo temporale, pari ad almeno dieci giorni, per dar modo ai Sindaci di esaminare, valutare, riflettere ed, eventualmente, presentare emendamenti. Richiesta assolutamente saggia e praticamente irrinunciabile, ma che non venne accolta, in quanto non corrispondente ai "desideri" dell'Amministrazione Comunale di Crema, interessata  ad approvare le modifiche statutarie prima delle elezioni amministrative della città che si terranno il prossimo 11 giugno. Questa è l'incontroversa verità dei fatti. E' inutile, forse, aggiungere altro, se non ricordare un increscioso episodio: si è affermato in un comunicato ufficiale di Scrp che la proposta di modificazione era stata condivisa ed approvata dai Sindaci durante la riunione del 5 aprile. Nulla di più lontano dalla realtà, come ben testimoniato dalle polemiche apparse sulla stampa. Ma soprattutto come potevano essere approvate le modifiche se si trattava di una riunione informativa e non si è votato?

Infine, occorre tener conto di un ulteriore fattore.

Durante l'assemblea informativa del 5 aprile, era stato espressamente chiesto, da parte di alcuni Sindaci, di riconoscere un maggior peso decisionale in favore dei piccoli Comuni. In quella sede, era stato chiarito in maniera inequivocabile che tale esigenza di corretto riequilibrio non doveva comportare solo la previsione di un componente in CdA, quale diretta espressione dei piccoli Comuni, come si afferma sia stato assicurato grazie ad un complicato meccanismo di calcolo previsto dalla modifica dello statuto, cosa tutta da dimostrare alla prova pratica. Si poteva, come indicato, prevedere una maggiore incidenza e rilevanza del voto in assemblea, per esempio innalzando la percentuale di maggioranza ad una soglia superiore al 50%. Richiesta, purtroppo, integralmente inascoltata, prima ancora che negata. Eppure, la richiesta dei piccoli Comuni era, ed è, assolutamente corretta e giusta. Infatti, se non si pone in essere un meccanismo di riequilibrio, è inevitabile che i piccoli Comuni saranno sempre costretti a subire le decisioni della maggioranza, in sostanza formata do 4/ 5 Comuni più grandi su 53 Enti soci. Con la paradossale conseguenza che i piccoli Comuni, privati di un qualsivoglia ruolo decisionale, sono e saranno costretti a partecipare a spese, che non hanno mai approvato, come tristemente insegna la vicenda dei varchi.  Anche in riferimento a tale questione, di indubbia importanza, si è persa un'occasione, l'ennesima, per "democratizzare" davvero la società e renderla veramente collegata ai bisogni ed agli interessi dell'intero territorio cremasco e non solo dei pochi Comuni che, per le quote possedute, ne determinalo le scelte.

UDITO il seguente intervento:

Boffelli:  "La Centrale di Committenza, così come è organizzata e proposta da SCRP, non è molto utile per i piccoli Comuni".

RICHIAMATI:

* il D.Lgs. 19 agosto 2016 n. 175 – nel prosieguo TUSP, che impone l’adeguamento degli Statuti delle società partecipate alle norme di cui al predetto testo unico;

* l’art.42 D.Lgs. n.267/2000 s.m.i.;

* ’art. 9 comma terzo, TUSP, a mente del quale “Per le partecipazioni di enti locali i diritti del socio sono esercitati dal sindaco o dal presidente o da un loro delegato”.

ACQUISITO, ai sensi dell’art. 49 - comma 1 – del T.U.E.L. approvato con D.Lgs. 267/2000, il parere favorevole in ordine alla regolarità tecnica.

EFFETTUATA la votazione:

Con voti favorevoli 11, contrari 0, astenuti 0, su n. 11 consiglieri presenti e votanti in forma palese per alzata di mano:

DELIBERA

1. Di formulare, per le ragioni illustrate in premessa, DINIEGO alla proposta, avanzata da SCRP, di modifica di alcuni articoli dello Statuto (artt. 2; 5, comma 5°; 13), come indicato in premessa.

2. Di invitare SCRP, in considerazione delle ragioni illustrate in premessa, a voler presentare, con urgenza, uno studio analitico, indicante l'effettiva possibilità che la medesima, attraverso una propria struttura interna (anche valorizzata da processi di riorganizzazione e formazione professionale), sia in grado di svolgere in modo autonomo, le attività di Centrale di Committenza.

3. Di inviare immediatamente la presente deliberazione di diniego ad SCRP.

4. Di riservarsi, alla luce del formulato diniego, di quanto argomentato in premessa e di quanto richiesto al punto 2, la possibilità di esercitare il diritto di recesso, come attualmente disciplinato in sede statutaria (art. 8 -  8.1. Il diritto di recesso dalla società compete ai soci nei casi inderogabili stabiliti dalla legge (artt. 2437 ss. cod.civ.). 8.2. I termini e le modalità di recesso sono disciplinati dall'art. 2437 bis cod. civ. 8.3. Il socio ha diritto alla liquidazione delle azioni per le quali esercita il recesso. 8.4. Il valore di liquidazione, nel caso di disaccordo sul valore determinato dalla società, è determinato mediante una relazione giurata di un esperto, nominato dal Tribunale del luogo in cui ha sede la società che per la valutazione dovrà attenersi unicamente alla situazione patrimoniale della società, senza considerare alcun valore immateriale. 8.5. Le spese di perizia graveranno sulle parti in ragione di metà ciascuna).

5. Di delegare il Sindaco, Dr. Antonio Giuseppe Grassi, ad esprimere tale volontà e posizione di DINIEGO in occasione dell’assemblea straordinaria di SCRP all’uopo convocata.

Con separata votazione

Con voti favorevoli 11, contrari 0, astenuti 0, su n. 11 consiglieri presenti e votanti in forma palese per alzata di mano:

 DELIBERA

6.  Di dichiarare la presente deliberazione immediatamente eseguibile, ai sensi dell'articolo 134, comma 4°, del D.Lgs. n. 267 del 18/08/2000.

03 Maggio 2017