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Venerdì 09 Dicembre 2016

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IL DECLINO DI CREMA

Nomine Scrp, il generale Rossoni e il caporale Bonaldi

Eletto un consiglio di amministrazione deciso ancora prima della votazione

 Nomine Scrp, il generale Rossoni e il caporale Bonaldi

Gianni Rossoni e Stefania Bonaldi

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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«Mi spiace per la Facchinetti che ha perso». Queste parole di Gianni Rossoni, sindaco di Offanengo, illuminano sui criteri nella nomina del consiglio di amministrazione di Scrp. Pronunciate davanti all’assemblea dei soci a conclusione del suo intervento prima della votazione, annunciavano il risultato della consultazione in anticipo, rivelando le notevoli doti divinatorie dell’oratore. E se non fosse irriguardoso verrebbe da citare il «tutto è compiuto» di Cristo in croce. Già, tutto era compiuto ancora prima di incominciare.

Così va il mondo. Crema si adegua. Niente polemiche. Queste sono regole e pochissimi intendono cambiarle. Rossoni, centrodestra, il migliore tra i giocatori in campo, ha vinto la partita. Non il più forte nei numeri, ma il più determinato e il più scaltro. Orgogliosamente ha rivendicato, senza infingimenti, il ruolo centrale della politica nella vicenda, identificandola con i partiti. Ha surclassato Stefania Bonaldi, l’altro giocatore, politicamente, sulla barricata opposta. I restanti sindaci, privi o di appoggi di partito o di peso in quote azionarie non contavano, o contavano quanto le scartine a briscola.

La vittoria di Rossoni si evince dai numeri. La matematica non è un’opinione. Su cinque membri del consiglio di amministrazione di Scrp, due sono riconducibili al centrodestra, due al centrosinistra, uno alla repubblica indipendente di Castelleone. Risultato: il centrosinistra, che detiene la maggioranza delle quote di Scrp, non risulta più tale nel consiglio di amministrazione della società, circostanza evidenziata in modo puntuale da Angelo Marazzi sul Torrazzo di sabato scorso.

Quanto accaduto è senza dubbio un esempio di democrazia, distante anni luce rispetto ad alcuni anni fa, quando il centrodestra, allora detentore della maggioranza azionaria di Scrp, aveva imposto il 5 a 0 nel consiglio di amministrazione. Se questo è vero, è anche vera l’indubbia capacità di Rossoni di imporre la propria linea alla maggioranza di centrosinistra. Se Rossoni è Ronaldo, la Bonaldi è un discreto giocatore di serie A.

Per la nomina del Consiglio di amministrazione il voto dei sindaci-soci valeva in base alla percentuale di azioni da essi detenuta. Crema pesava per 25,68 per cento, al quale si sommava il 4 per cento delegatole dalla Provincia. Con una quota di poco inferiore al 30 per cento era l’ago della bilancia. Spostare il 30 per cento su un candidato significava la nomina di un concorrente rispetto ad un altro. Il voto del comune di Crema determinava la composizione del consiglio di amministrazione. L’appartenenza di Stefania Bonaldi al Pd, rendeva ancora più decisivo il già decisivo voto cittadino, in quanto fattore di traino per i sindaci-soci piddini doc o, come si usa dire, d’area.

L’elezione del Consiglio di amministrazione di Scrp induce a riflettere almeno su due aspetti relativi alla leadership del territorio.

Il primo, già evidenziato, è il ruolo di Rossoni, uomo capace di convincere il sindaco di Crema a schierarsi con lui. Abilità notevole se si considera che il sindaco di Offanengo milita in un partito, l’Ncd, che vanta percentuali lillipuziane.

E’ Rossoni, in quanto rappresentate dell’Anci, l’unico interlocutore ufficialmente riconosciuto dalla Regione per la questione Area Vasta. E’ Rossoni e non Stefania Bonaldi, che siede al tavolo di confronto regionale deputato alla discussione sul futuro assetto del territorio. E’ Rossoni il politico che maggiormente determina le decisioni inerenti il Cremasco. E’ Rossoni che detiene un ottimo e privilegiato rapporto con alcune associazione di categoria, le quali hanno acquisito un potere notevole nell’indirizzare le scelte del Cremasco. Rossoni, piaccia o meno, conta. E come se conta. Più di Stefania Bonaldi. Le nomine nel consiglio di amministrazione di Scrp lo confermano.

Il secondo aspetto, legato al precedente, è la funzione egemone dell’Ncd nel Cremasco. Non in termini di voti e di consenso, ma in quelli di potere. Se al ruolo di Rossoni, si aggiunge quello del consigliere regionale Carlo Malvezzi, presidente della commissione Affari istituzionali, organismo incaricato di delineare le Aree vaste, si comprende come la politica del territorio sia appannaggio, appunto dell’Ncd.

E’ un dato di realtà. Bisogna prenderne atto. Con buona pace di Crema, del Pd e di tutti coloro che non amano il sindaco di Offanengo. Con buona pace di Stefania Bonaldi.

Tutto è compiuto. Lo ha deciso Rossoni e la mancanza di coraggio di chi aveva i numeri e percentuali per contrastarlo lo ha aiutato. Certo esiste un’altra ipotesi. Può essere successo che nel Cremasco in una società liquida, con i partiti liquidi, gli ideali liquidi, la democrazia liquida e gli elettori liquidi sia stato abbattuto ogni confine tra centrodestra e centrosinistra, e si sia celebrato il trionfo del tutti insieme appassionatamente con Stefania Bonaldi nel ruolo interpretato da Julie Andrews e Gianni Rossoni in quello di Christopher Plummer. Tutto va bene, madama la marchesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

18 Luglio 2016

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