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Domenica 11 Dicembre 2016

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IL DECLINO DI CREMA

Siamo alla frutta e si discute dell'oca di carnevale

I problemi irrisolti e quelli in arrivo. Dal Consorzio intercomunale cremasco alla Scrp

Siamo alla frutta e si discute dell'oca di carnevale

La maschera cremasca al ‘Gagèt col so uchèt’

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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I treni per e da Milano sono un disastro. Agostino Alloni, consigliere regionale Pd protesta e s’impegna, con grinta e convinzione, per migliorare il servizio. Crede in quel che fa. E’ ammirevole per le energie che spende in favore della causa, ma pochi di quelli che decidono lo seguono.

 

Gli studenti protestano per i disagi causati dal viaggiare stipati come sardine, ma la grama vita dei pendolari (non solo studenti) è un must che imperversa da anni. Un evergreen. Un classico. Come Chanel N°5. Diversamente dal profumo francese, l’essenza dei pendolari odora di rabbia e frustrazione. Tramandato da padre in figlio, il problema persiste a essere trendy. Risolverlo è demodé.

 

L’ospedale perderà la propria autonomia. L’ha deciso la Regione. La sentenza ufficiosa è nota da circa un anno e mezzo. I Sandokan locali, ammesso che ce ne siano, non hanno mai dimostrato di meritarsi la fama di tigri che li accompagna. Anche i tigrotti di Mompracem non hanno mai onorato il loro stato di feroci combattenti. Nessuno, fino ad oggi, ha donato sangue per evitare che la sanità cremasca divenga colonia o protettorato di qualche nosocomio più o meno blasonato. Peccato: l’ospedale di Crema è ai vertici regionali per efficienza e la classifica è stata stilata dal Pirellone. Nelle settimane scorse il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ha chiamato a raccolta i sindaci cremaschi. Aveva già proposto una mobilitazione nel settembre del 2013 (leggi). Il risultato fu misero. Si dice: fin che c’è vita c’è speranza. Forza Bonaldi!

 

Il tribunale è già stato chiuso. Non risulta che, per evitare di perderlo, i cremaschi si siano battuti come gli ateniesi contro i persiani a Maratona. In città, Piazza Garibaldi, si è trasformata in un saloon con scazzottature settimanali, diverse da quelle dei film western con Terence Hill e Bud Spencer. Sono tanto frequenti da essere ‘normali’ e non fare più notizia.

 

Le risorse socio sanitarie dell’Asl di Cremona sono assegnate con occhio di riguardo per il capoluogo e dintorni. Di riflesso, in riva al Serio arrivano le briciole, anche se le cifre in assoluto sono consistenti. Da anni si prosegue con questo criterio. Proteste? Poche. E vane.

 

Nel marzo dello scorso anno, Stefania Bonaldi aveva dichiarato: «Mancate rivendicazioni si possono registrare sul piano socio economico e culturale, con il nostro territorio penalizzato a favore dei cugini cremonesi. Più lenti di noi, ma più capaci di ‘fare sistema’. Meno dinamici ma più scaltri laddove si tratta di lavorare insieme per portare a casa risorse e risultati concreti. Noi cremaschi siamo più vivaci, non contagiati dal Fiume Lento, ma spesso più divisi, bravi a polemizzare fra noi e talvolta a denigrarci, a perdere tempo in inutili querelle e a farci soffiare le opportunità che si presentano» (leggi). Il commento viene facile: cosa si aspetta a diventare più furbi?

 

Gli stalloni sono un fenomeno carsico. E’ dal 1982 (guarda il video) che si disserta, si litiga e si promettono soluzioni. Non si è mossa una foglia. Ciclicamente la questione torna alla ribalta. Gran polverone, poi scompare per riapparire. Un diagramma sinusoidale senza soluzione di continuità. Perenne. Inutile. Stessa sorte per Pierina e Olivetti. Attendono da anni una riconversione. Aspettano Godot. Il teatro San Domenico, dopo l’entusiasmo della gestione Paola Orini e i fasti raggiunti con la presidenza di Umberto Cabini, langue. Traccheggia. Il futuro non si presenta luminoso. Al contrario, si prospetta cupo.

 

Nei paraggi della Coop è sorta una cattedrale nel deserto in parte finanziata dalla regione. Doveva ospitare una scuola. E’, invece, diventata un monumento allo spreco di denaro pubblico. Nel maggio del 1962 trenta sindaci (leggi) diedero vita al Consorzio intercomunale Cremasco. All’assemblea, indetta dal sindaco di Crema, Giacomo Cabrini, era presente Ennio Zelioli Lanzini, allora vice presidente del senato. Diverrà presidente alcuni anni dopo. Intuizione politica geniale. Che cosa è rimasto di quel progetto? Poco o nulla.

 

Il Consorzio, dopo varie trasformazioni, è diventato una società: Scrp, azionisti i comuni. Scrp controlla una manciata di altre aziende che poco hanno da spartire con lo spirito dei trenta sindaci promotori del Consorzio intercomunale cremasco. Da un organismo politico (il Consorzio), si è passati a un organismo societario (Scrp). Dalla politica si è passati all’economia. Ai politici si sono sostituiti i consigli di amministrazione che decidono e poi chiedono la ratifica delle scelte ai sindaci azionisti. Succede allora che, per ragioni economiche, un’azienda in attivo venga incorporata in una in passivo, estranea al territorio. E’ la storia della Scs gestioni, azienda pubblica cremasca. Per la qualità eccellente del servizio era punto di riferimento regionale nel campo della raccolta e smaltimento rifiuti. Troppa grazia, non per le logiche di mercato e di bilanci societari. Risultato? E’ stata fusa con la Cogeme gestioni, consorella bresciana, in passivo. Il matrimonio ha partorito Linea gestioni, bilancio in pareggio. I cremaschi hanno azzerato i debiti altrui. 

 

Scrp doveva essere al servizio dei comuni. E’ accaduto l’opposto: i comuni sono al suo servizio. Perché? Per farla sopravvivere e permettere alle società controllate di proseguire l’esistenza.

 

Questo è il declino di Crema. All’orizzonte non s’intravede nessun generale che possa invertire la rotta. Nel frattempo si discute e si polemizza sull’opportunità di portare o no alle sfilate del carnevale cittadino un’oca viva (simbolo della maschera cremasca al Gagét con al sò uchèt) in un cesto di vimini. Ma per favore!

 


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04 Febbraio 2015

Commenti all'articolo

  • MariaPia

    2015/02/15 - 19:07

    Evitare che l'oca sia portata in giro ed esibita, , rispettando così gli animali, non risolverà i problemi di Crema. Si comincia anche da qui a dare segni di civiltà.

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  • agostino

    2015/02/04 - 21:09

    Antonio Grassi come Cassandra, con il grande dono di vedere il futuro, ma anche di non essere, come per la grande profetessa, ne creduto ne ascoltato. Quanta ironia nel raccontare Crema ma alla fine tanta troppa amarezza. ago

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  • gianemilio

    2015/02/04 - 16:04

    Analisi perfetta della realta' a Crema, una citta' dove l'identita' e i servizi sono ormai " alla frutta "...rimane la perdita dell'universita', la soppressione della linea ferroviaria Cremona - Milano e la beffa del ponte sulla statale 415 Paullese. Il tutto grazie ad una classe politica indefinita, con qualche piccola eccezzione, una imprenditoria che non esiste se non in proclami vaneggianti, un sociale problematico con varianti al PGT per la realizzazione di una moschea, pensando di vivere in un'isola felice dove gli asini volano. gianemilio ardigo'

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