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Il declino di Crema

Caserma dei vigili del fuoco, la storia dimenticata

Caserma dei vigili del fuoco, la storia dimenticata

La caserma dei vigili del fuoco di Crema

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Quello che non è stato raccontato all'assemblea dei soci di Scrp durante  l'assemblea del 30 ottobre

La storia dimenticata della nuova caserma dei Vigili del Fuoco di Crema. La storia che non è stata raccontata all’assemblea di Scrp del 30 ottobre scorso. La storia che è bene ricordare. Venerdì 25 febbraio 2011, pagina 23 del quotidiano La Provincia, titolo a sei colonne: ‘La raccomandata che scotta’. Argomento: La nuova caserma dei vigili del fuoco. Il sommario spiega: ‘Secondo la Lega il Ministero era disposto a finanziarla’.

 

Nell’articolo Walter Longhino, assessore al bilancio del comune di Crema e segretario cittadino del Carroccio annuncia che è in possesso di documenti dai quali si evince «la disponibilità del Ministero a realizzare la caserma dei vigili del fuoco». Il primo è una raccomandata con ricevuta di ritorno. E’ intestata Agenzia del Demanio, filiale Lombardia sede di Milano. E’ datata 30 ottobre 2008. E’ indirizzata al comune di Crema e per conoscenza al Ministero dell’Interno Dipartimento dei Vigili del Fuoco. Oggetto: «Crema - Scheda n.377 - area identificata nel Nct del comune di Crema al foglio 47 mapp. 300, mapp. 397, mapp. 400 e mapp. 402. Retrocessione area». La lettera, firmata dal direttore della filiale di Milano del Demanio, informa il Comune che in seguito a contatti intercorsi con il Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, lo stesso Ministero con una nota, protocollo 62333DCRTSCOG del 2 luglio 2008 «ha rappresentato la necessità di reperire un’area adeguata nella città di Crema per realizzazione della nuova sede del distaccamento dei Vigili del Fuoco». Il direttore precisa: «Nella medesima nota il Dipartimento succitato individuava come idonea la porzione indicata nella casella 3 dell’allegata planimetria di mq 500 che, di fatto corrisponde a parte dell’area oggetto di retrocessione». Il direttore del Demanio aggiunge: «Consultato per vie brevi il Dipartimento dei Vigili del fuoco, è stata confermata l’esigenza di edificare la sede del distaccamento di Crema a cura e spese dello stesso Ministero dell’Interno. Pertanto con la presente si richiede la possibilità che parte dell’area oggetto di retrocessione corrispondente alla porzione individuata nell’allegata planimetria, possa essere mantenuta nella disponibilità dell’Amministrazione finanziaria per essere destinata alla costruzione della sede del distaccamento dei Vigili del Fuoco». La lettera conclude: «Tenuto conto che già codesto Comune ha corrisposto il prezzo di retrocessione di Euro 79.381,78 per l’intera area si propone, in caso di accettazione della proposta di mantenimento di porzione di area, che da parte della scrivente si provveda alla restituzione di parte del prezzo versato a soddisfazione dell’acquisizione dell’area interessata dall’uso governativo del Ministero dell’Interno. Si resta in attesa di un cenno di riscontro in merito alla proposta formulata al fine di procedere all’ottenimento delle autorizzazioni necessarie al perfezionamento della proposta».

 


Non basta. Cinque righe, scritte nel febbraio 2009 dal dirigente dell’Area reggente del Ministero alla Agenzia del Demanio filiale di Milano, confermano la disponibilità del Ministero a realizzare la caserma. Il documento ha per oggetto: «Richiesta di assegnazione in uso governativo di un’area demaniale sita nel comune di Crema per la realizzazione della nuova sede del distaccamento dei Vigili del Fuoco». Questo il testo integrale. «Si fa seguito alla precedente nota numero 6233 DCRISLOG del 2 luglio 2008 pari oggetto confermando la richiesta dell’area nella casella 3 del foglio numero 47 che ad ogni buon fine si avvia in allegato. Si comunica a tal proposito che questa amministrazione ha incluso la realizzazione del distaccamento di Crema nelle prossime programmazioni pluriennali». Dopo la pubblicazione di questi documenti scoppia un finimondo, ma non è importante ora riassumere le varie posizioni. Nel frattempo in un carteggio tra il sindaco Bruno Bruttomesso e il prefetto di Cremona, si scopre che Crema, in sostituzione del Ministero, si propone di realizzare lei stessa la caserma. Minoranza di centrosinistra, parte della maggioranza di centrodestra (i dissidenti verranno chiamati le “sentinelle”), oltre alla Lega si dichiarano contrari all’inserimento della costruzione dell’opera nel bilancio sia annuale, sia triennale del Comune. Il 25 marzo 2011 la Lega convoca una conferenza stampa. Durante l’incontro con i giornalisti Longhino dichiara: «Ci sono delle lettere in cui il Ministero s’impegnava a realizzare la caserma dei Vigili del Fuoco. Aveva identificato l’area ed era pronto ad acquistarla. Poi qualcuno dal Comune ha annullato tutto. E noi dovremmo imbarcarci nell’avventura delle caserme con questi presupposti? Senza documenti, senza nulla di scritto? Mai».

 


Nei giorni successivi la polemica diventa al calor bianco. La maggioranza di centrodestra si rompe e l’opposizione soffia sul fuoco. I consiglieri comunali del Pd Stefania Bonaldi, Agostino Guerci e Matteo Piloni presentano un’interrogazione urgente al sindaco Bruno Bruttomesso. Nella quale, tra le tante richieste di delucidazioni si chiede per quale motivo non si sia perseguita l'ipotesi di realizzazione della caserma dei Vigili del Fuoco a carico del Ministero, che avrebbe sollevato il Comune di Crema da un costo oneroso e, alla luce dei tagli ai bilanci degli Enti Locali, oggi problematico». (La Provincia 4 marzo 2011). Risultato: la caserma non verrà inserita nel bilancio del comune e neppure nel piano triennale delle opere. Sono tutti d’accordo: le caserme servono, ma non devono pagarle i cittadini. Lega in prima fila. Piloni va oltre: «Se il territorio è compatto faremo una battaglia al Ministero». (la Provincia 10 aprile). Sulla stessa lunghezza d’onda Stefania Bonaldi: «Le caserme servono, ma non è giusto che siano caricate sulle spalle dei cittadini». ( La Provincia 10 aprile 2011).

 





Cosa è cambiato da allora? Dal 2011? Siamo nel 2014 e lo Stato ha proseguito nel taglio delle risorse ai comuni e, nel contempo, non ha realizzato le opere di sua competenza. Se il principio che i comuni non devono sostenere gli interventi riservati allo Stato era sbagliato tre anni fa, come mai è diventato accettabile adesso? Perché la Scrp realizza la caserma e i comuni devono pagarla? Cornuti e mazziati? I sindaci-soci di Scrp, il 30 ottobre scorso, dovevano essere informati di tutto questo prima del voto della delibera di indirizzo con la quale si dovrebbero accollare l’onere di pagare la caserma. Invece durante l’assemblea non solo non sono stati edotti di quanto era successo in passato, ma neppure era stata fornita loro preventivamente la documentazione necessaria per valutare il progetto. E’ stata recapitata ai soci il giorno successivo. Per rimediare a queste contraddizioni non rimane che un mezzo: non portare nei rispettivi consigli comunali la delibera di indirizzo approvata dall’assemblea di Scrp. Oppure, se viene discussa in consiglio, bocciarla. E’ il momento di alzare la testa. Non è necessario dichiarare guerra al Ministero. Un no, basta.

12 Novembre 2014

Commenti all'articolo

  • piergiuseppe

    2014/11/12 - 17:05

    Concordo totalmente con Grassi, i consigli comunali non devono votare questa delibera, realizzare la caserma dei vigili del fuoco è una competenza dello Stato. L'assurdità è che il governo taglia le risorse agli enti locali, poi chiede ai comuni di indebitarsi, facendo pagare ai cittadini, per opere di competenza statale. Senza dimenticare la scorrettezza di SCRP che ha fatto votare ai suoi soci una delibera senza dare prima la documentazione.

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