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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Lo sport dai fasti antichi alle ristrettezze di oggi

Il volley ha conosciuto la gloria della A1, le bocce sono in disarmo, il calcio traccheggia e il futuro è incerto

Lo sport dai fasti antichi alle ristrettezze di oggi

I festeggiamenti della Reima per la promozione in A1

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Nel volley, Crema era assurta negli spazi siderali. Oggi, se non si trova nella fossa delle Marianne poco ci manca. Nel 2006 i maschi della Reima avevano conquistato l’accesso al massimo campionato di A1, diritto poi ceduto. Questione di soldi. Ora si fa onore il Volley Offanengo. Milita in serie C. Non meno gloria per le femmine. Nel 2012 con la Crema Volley entrano nel Gotha della pallavolo nazionale. Ci rimangono lo spazio di un mattino: non terminano il campionato. Stesso motivo: vil denaro. Scarseggia. E’ vile e, qualcuno ha scritto, nella vita ci sono cose ben più importanti di lui, il guaio è che ci vogliono i soldi per comprarle. Con un dollaro, cammello camminare. Con due, correre. Con zero, impiantare. Nello sport, senza sponsor generosi o presidenti paperoni, si rimane al palo. Si chiude.

Nel calcio, le vicissitudini del Pergocrema sono una ferita tuttora sanguinante. L’Ac Crema ha il fiatone. Il San Francesco, dopo cinquant’anni di meritoria attività tra i giovani, chiude per raggiunti limiti d’età dei propri dirigenti, ai quali va, comunque, un applauso.

Nelle bocce è una fila di croci che pare di essere al cimitero di Arlington.  Quest'anno hanno chiuso tre società: Villanuova, Arci Ombriano e Andrea Doria Vaiano. Lo scorso anno avevano abbassato la saracinesca, senza più rialzarla, Arpinia, San Lorenzo e Ercole San Bernardino. Negli ultimi 20 anni il De profundis è stato recitato per 38 società. Il bocciodromo comunale, già un problema alla nascita, rischia la chiusura: affitto e costi di gestione sono troppo elevati. Un problema congenito: questo il titolo a sette colonne apparso a pagina 9 de La Provincia del 23 luglio 1983: «E scoppiato in consiglio il ‘bubbone’ del bocciodromo. Commissione di tecnici per un’indagine immediata». Troppa la differenza tra il prezzo preventivato per costruirlo e il consuntivo finale. Allora questioni di lire, oggi di euro.

Il velodromo è chiuso da 2 anni. L’Uc Cremasca ha dimezzato i giovani che si dedicano alla pista. Gli emuli di Antonio Maspes sono sempre meno. Si rischia un surplace nell’attività. Un surplace da battere il record di Giovanni Pettenella. Più che pistard, gli amanti dello sprint, sono pendolari: per allenarsi migrano a Montichiari. Sul velodromo è scoppiata una polemica politico-amministrativa. Dura da anni e i quattrini non sono estranei.

Il 10 dicembre 2000 a pagina 27 La Provincia annunciava: «Sport scommessa della giunta. Campi di squash, piste di pattinaggio, ciclismo e nuovo stadio». Guidava la giunta Claudio Ceravolo e l’assessore allo sport era la pasionaria Anna Rozza, oggi ancora sulla breccia nelle file di Sinistra e libertà. Squash e pattinaggio, sport molto di sinistra. Popolarissimi soprattutto. Nei film americani il primo è praticato da giovani rampanti senza scrupoli. In alternativa, da manager dai contorni torbidi, come avrebbe enfatizzato lo speaker nei vecchi provini, oggi chiamati trailer. Lo stesso 10 dicembre 2000, nella medesima pagina, Dario Dolci informava dell’esistenza, in città, di 74 società e gruppi sportivi per un totale di 3 mila atleti coinvolti. Oggi le società sono poco meno di 60. Dello stadio nuovo nessuno ne ha più parlato. Della pista di pattinaggio nessuno si ricorda. Lo squash ha fatto splash e forse è rimpianto dalla sinistra snob che, a Crema, annovera rappresentanti d’alto lignaggio.

Qualcuno ricorda la pista d’atletica prevista a San Bartolomeo e annunciata con squilli di tromba il 6 aprile 1999? Quel giorno, in via Matteotti, presso la sede dell’amministrazione provinciale, veniva firmato un accordo per realizzarla. In calce gli autografi del sindaco Claudio Ceravolo e del presidente della provincia Giancarlo Corada. Presenti all’evento, l’assessore provinciale Claudio Silla e quelli comunali Anna Rozza e Claudio Bettinelli, i tecnici Federico Galli del Comune e Rossano Ghizzoni della Provincia. Erano previste 6 corsie, pedane per il salto in alto e in lungo, spazi per i lanci, una tribuna per 300 persone, spogliatoi e pure un parcheggio di 100 posti. Non mancava un sottopasso per attraversare la Paullese. Figurarsi! Spesa ipotizzata 3 miliardi e 100 milioni. Progettazione pronta per l’estate 1999 e costruzione entro l’autunno 2000. La pista è rimasta sulla carta. Nessun Tommie Smith e John Carlos di casa nostra ha alzato il pugno per protestare.

No, neppure un flebile lamento. Già, qui siamo a Crema non a Città del Messico. E questo non è declino? Nella Repubblica del Tortello i rivoluzionari sono come i nobili: «fanno la rivoluzione come la caccia alla volpe, perché s’annoiano, mica perché je serve» e dopo un partita a squash. Invece del black power, la gnagnera del tortello. Oops, la citazione è tratta dal film Nell'anno del signore di Luigi Magni. Protagonista Nino Manfredi-Pasquino.

Non mancano le eccellenze. Tra questi tennis e basket femminile. Ma sono rarità. Cammei. C’è anche il ping pong. Ma è a Ripalta Cremasca. Per i cittadini è già campagna. E’ Cina.

22 Aprile 2014

Commenti all'articolo

  • Francesco

    2014/03/26 - 10:10

    Innanzitutto ringrazio il dottor Grassi per lo spazio concessomi. Sono estremamente d’accordo sui molti punti. Nello sport, una base economica solida permette di poter progettare nel medio e lungo termine, programmando il futuro. I campionati di un certo livello sono dispendiosi, qualche stagione fa in A2 femminile questi tornei costavano dai 500 ai 700.000 mila euro. Il denaro è stato il nemico delle due squadre cremasche Reima e Crema Volley. Ora il cremasco ha come squadre di punta il Volley Offanengo in B2, il quarto campionato nazionale, e quattro formazioni in serie C, il principale torneo regionale, Golden Volley, Vailate, Castelleone nel femminile e l’Offanengo Reima nel maschile. Il tutto gira attorno al denaro ma se le società valorizzareranno le risorse a disposizione, le giovanili, interessante a questo proposito l’iniziativa Giocavolley. Costruire una società economico sostenibile ossia si spende quello che si ha. Francesco Jacini, referente sport Cremaonline

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