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Sabato 10 Dicembre 2016

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Thief - recensione PC Steam

Consiglio al buon Garrett qualche ora di sonno e meno trucco

Consiglio al buon Garrett qualche ora di sonno e meno trucco

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Ha impiegato quattro lunghi anni per arrivare alla luce… eppure il suo scopo è quello di restare nell’ombra, in qualche modo è riuscito ad ottenere entrambi gli intenti.


 

Sono trascorsi dieci anni dalla sua ultima apparizione in pubblico e addirittura sedici dal primo capitolo. Thief è stato un gioco rivoluzionario al tempo (parliamo del 1998) dove in un mondo divorato da FPS super dinamici e brutali, vede contrapposta una Eidos in fiore e al culmine della sua creatività (due anni prima aveva stupito il mondo con Tomb Raider), decidendo di cambiare le carte in tavola e fare in modo che il concetto di stealth game diventasse un vero e proprio standard, generando un universo complesso e ben riuscito che ne trae spunto ed ispirazione come nel caso di Splinter Cell o Hitman. Il rischio però di avere una splendida idea che arde come un, ma che non viene costantemente alimentato con succose novità, è che la fiamma si affievolisca e si spenga pure.


Negli ultimi quattro anni quello che doveva essere il capitolo numero quattro è invece diventato per sua stessa definizione un capitolo reboot della serie (o remake probabilmente in questo caso) per cercare di riportare in auge il brand ormai scomparso.


In questo gioco interpretiamo il ladro-dark Garrett, che oltre a bordarsi gli occhi di nero e aver rubato (in tutti i sensi) l’arco di Occhio di Falco dal futuro, dovrà penetrare in una città che inizia a conoscere la modernità dell’era industriale e rubare varie ed eventuali (dai gioielli ai pezzi di un automa o liberare persone ecc.). Una strizzata d’occhio al mondo steampunk è d’obbligo, ma con moderazione.


Per questo articolo ho preferito dividere i pro dai contro per aiutarvi a capire meglio le mie impressioni del gioco.


CONTRO

Il grosso problema di Thief risiede nella sua totale mancanza di originalità, ma anzi nell’inserire una valanga di riferimenti ad altri titoli, senza mai riuscire a portare una ventata di vera novità. Stordire i nemici e toglierli dalla luce è stato propinato in tutte le salse, arrampicarsi in punti della città cementati da qualche spuntone a cui sparare una freccia per salire o non avere la possibilità di avere piena mobilità lungo la città (se non lungo corridoi stretti che portano ad altri corridoi) è una seria limitazione (perchè non posso correre come in Assassin’s Creed da un punto all’altro?) e in generale una mancanza di open world all’interno di questo genere incatena grandemente questo tipo di esperienza. Inoltre avere a che fare con Dishonored, fratello più ispirato di quest’ultimo pesa come un macigno sopra la sua testa. In Thief ad esempio si potrà avere accessi primari o secondari ai vari obiettivi, ma di fatto non cambia nulla al fine degli obiettivi, a differenza di Dishonered in cui un approccio differente cambiava molto e richiedeva una studio più tattico. Perfino i combattimenti qui sono inesistenti o brutti da vedere/subire, preferendo sempre il riavvio del checkpoint, piuttosto che pensare al combattimento vero e proprio. Le voci della versione italiana, per quanto affidate ad un cast di professionisti, risultano sempre troppo alte rispetto a dove le persone si trovano effettivamente, creando disagio e non permettendovi di capire prima dove in effetti siano i nemici.

Nonostante ci sia un pizzico di varietà tra le missioni, dovrete fare sempre più o meno la stessa cosa e nello stesso modo, non avvertendo mai completamente la differenza tra un livello e il rischio noia si fa sentire poco dopo le prime due ore di gioco, oltre al fatto che il nostro avatar ha la voce di un uomo anziano… e proprio non mi ci immedesimo (ancora)!


A FAVORE

Graficamente parlando fa la sua discreta figura con un motore di gioco tutto sommato nella media, non osa ma non si comporta male. Imparerete a muovervi nel buio ed amarlo mentre passate da un posto all’altro. Grande risalto è stato dato all’intelligenza artificiale delle guardie nemiche, con azioni credibili, e mai da sottovalutare. La possibilità di avere tesori sparsi per i livelli e di poter rigiocare le varie ambientazioni è sicuramente un punto a favore dei completisti degli obiettivi e regala qualche ora dopo che lo avrete terminato. Sono certo che coloro che stravedono per gli stealth game si sentiranno a casa ed appagati da un livello di difficoltà ben bilanciato.


CONCLUSIONI

Per divertirsi davvero bisogno alzare l’asticella della difficoltà in modo quasi proibitivo o rischiate di iniziare a correre da un punto all’altro bruciando i livelli senza un perchè. E’ un titolo di nicchia che trova il suo spazio tra i fan e gli irriducibili, ma eliminando da questo gruppo anche coloro che pretendono, giustamente, qualcosa di nuovo ad ogni uscita di un gioco appartenente a questo genere. Non è assolutamente da buttare e supera la sufficienza, ma dovendo bilanciare costi e benefici suggerisco di aspettare un prezzo budget.

05 Marzo 2014

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