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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Il calcio e la crisi: i club italiani investano negli stadi di proprietà

Il calcio e la crisi: i club italiani investano negli stadi di proprietà

Lo Juventus Stadium, unico stadio italiano di proprietà

luca puerari

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La Roma agli americani, l'Inter agli indonesiani: il tabù del calcio italiano agli italiani – per colpa della crisi – sta crollando. In altri Paesi, Inghilterra e Francia, sono arrivati prima: i capitali stranieri hanno portato in alto Manchester City e Paris Saint German. Questo è sufficiente per dire che il calcio è uscito dalla crisi? In assoluto no, ma la situazione è decisamente migliorata e la conferma arriva dal rapporto 'Football Money League' curato da Deloitte e giunto alla 17° edizione. Lo studio si focalizza sulla capacità dei club professionistici di calcio di generare ricavi dagli eventi sportivi (biglietteria e hospitality), dai diritti d’immagine, dalle sponsorship e dal merchandising. 

La fotografia dei top 20 club per la stagione 2012/2013 è di un mercato in grande salute che ha registrato un +8% rispetto alla stagione precedente passando dai 5 miliardi di euro del 2012 agli attuali 5,4 miliardi di euro. Se comparato al clima economico generale, il quadro descrive un exploit che non ha uguali riscontri in altri settori. 

La classifica è guidata da due squadre spagnole, nell'ordine Real Madrid e Barcellona, al terzo posto c'è il Bayern Monaco il cui dominio a livello europeo negli ultimi due anni si riflette anche negli incassi. Proprio grazie a questo i campioni d’Europa scalzano dal podio il Manchester United. Gli inglesi vantano sei squadre nella top 20 (Arsenal, Chelsea, Tottenham, Liverpool e le due di Manchester). Il nuovo che avanza è rappresentato dalle squadre turche: Galatasaray in primis e Fenerbache. Soffre, Paris Saint German a parte, il calcio francese. Le squadre italiane presentano una situazione con varie sfumature. La Juventus vola e ha messo a segno un incremento di fatturato record (+39%) che le permette di scalzare per la prima volta in classifica il Milan. L'Inter, come il Napoli, scontano l’assenza dall’Europa che conta e vedono i loro incassi in calo. La Roma 'americana' entra nella top 20.

Il fatturato di una grande società di calcio è la somma di tanti fattori. Ovviamente i risultati sono fondamentali, ma da soli non sono sufficienti. Una forte azione di merchandising incide parecchio sulle entrate di un top club, così come i ricavi dall'attività dello stadio, se di proprietà. E poi ci sono i diritti televisivi. Spulciando le voci di bilancio delle squadre italiane emerge con chiarezza come le stesse siano ancora eccessivamente legate alle entrate derivanti dai diritti televisivi e come risibile sia l'incidenza delle attività commerciali derivanti dalla vendita del merchandising (magliette, sciarpe, bandiere e oggettistica di vario tipo).

Per quanto riguarda gli stadi il discorso è ancora più complesso e il ritardo che caratterizza il nostro Paese è gravissimo. In Italia abbiamo strutture vecchie, inadeguate e nella quasi totalità dei casi di proprietà pubblica e utilizzate dalle società solo in quanto date in concessione. L'eccezione è il caso della Juventus. I bianconeri, è vero, vincono sul campo ma devono gran parte dell'incremento del fatturato anche allo 'Juventus Stadium', il primo vero stadio di proprietà in Italia, realizzato secondo le logiche del marketing sportivo moderno. E non è un caso che la priorità dei management di Inter, Milan e Roma sia proprio quella di dotare le proprie squadre di uno stadio di proprietà. Lo stadio di proprietà diventa l'elemento attorno al quale la società di calcio può costruire fatturato, futuro e successi, componenti che viaggiano insieme. Gettando lo sguardo oltre la crisi questa è l'unica strada che devono percorrere i grandi club italiani per tornare ad essere protagonisti in Europa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

01 Marzo 2014

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