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Venerdì 02 Dicembre 2016

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Il declino di Crema

Per le critiche ai padri il tempo è scaduto. Per i giovani è l'ora della sveglia

Demolire senza proporre alternative e aspettare soluzioni 'esterne' è esercizio sterile e nichilista

Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni a Cremarena

antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Basta imputare  ai presunti errori e alle indubbie manchevolezze delle generazioni di padri e nonni la causa del vuoto pneumatico che avvolge la galassia giovanile di casa nostra.  Basta con il penoso, frusto e perdente  ritornello del «noi oggi siamo più sfigati di voi». Non esiste un’unità di misura per  valutare la sfiga. Basta. Si vuole il mea culpa dei vecchi? Okay. Ma poi?

Forever young. Viva Bob Dylan. Tutti giovani. Tutti nella stessa palta. Tutti insieme. Per uscirne. Questo è il punto.

La questione non è generazionale. E’ strutturale. Genetica. E’ insita nell’essenza della città stessa, bastardo posto  dove sono nato direbbe Francesco Guccini.  Esistono eccezioni di singoli e di gruppi ma, in quanto anomalie,  estranee alla morta gora nella quale la città è impantanata. Alieni  che, almeno per ora, non sono contemplati nel  dibattito sul declino di Crema.

L’argomento in discussione non è la diversità, ma la normalità. Quella normalità malata, epidemia diffusa in ogni fascia d’età,  che soffoca la città.  Pestilenza  che, giorno dopo giorno,  consuma,  inaridisce, tarpa le ali anche a chi vorrebbe spiccare il volo. Non c’è posto per gabbiani Jonathan in riva al Serio. No future per loro, stroncati da una patologia endemica,  generata da così tante concause, mutanti e transgenerazionali, da rendere sterile la ricerca di un solo responsabile.  

Ci sono vecchi che, nel Sessantotto, dalla Repubblica del Tortello si recavano all’università con la Porsche, sfilavano in corteo, contestavano. Rivoluzionari snob. Fighetti.  Poi quelli che, partiti da sinistra, si sono ritrovati a destra, nel rispetto del principio che gli estremi si toccano. Altri che, sposata la politica a vent’anni  non si sono mai separati da lei e nonostante il disagio di qualche trasloco forzato, a sessanta, già nonni, continuano a vivere con il primo amore e il primo investimento. Monogami. Non per fede. Per pagnotta e companatico. Non mancano i volontari che pretendono la foto sul giornale e quelli che hanno ballato con Potere operaio, hanno presidiato le ‘quattro vie’ su carriarmati di cartone, e sono passati al tango. Come scordare i compagni che schierati in  piazza Duomo, pugno chiuso e Internazionale e da alcuni anni sono passati dalla lotta di classe alla donna di classe, alla vacanza di classe, alla dimora di classe. All’imbecillità di classe. E ancora: perché non includere nell’elenco i difensori del diritto al lavoro a loro sconosciuto (il lavoro, s’intende)  che da venticinque anni sono in pensione? Sic transit gloria mundi e quella di Crema.

Ci sono giovani, lo ricorda Bruno Mattei su Sussurrandom, che in città si tracannano il drink alcoolico e poi lanciano la sfida  ad altri coetanei. Ci sono pischelli che a scuola si trasformano in cyberbulli (La Provincia, 8 febbraio 2014), ma anche minorenni,  che mettono al mondo un bebè  senza sapere ciò che li aspetta. Succede a Crema. Ci sono giovani che Stefano Zaninelli  descrive  «nebulizzati, annullati diradati per far posto all’ego smodato di voi, vecchi capitani della moderazione».

E poi i fenomeni che trasformano una piazzetta in pattumiera (Provincia 4 febbraio 2014).  Perché non ricordare  gli emergenti che fanno politica per professione  e si comportano come i vecchi che hanno sostituito. E dove sono finiti i virgulti di sinistra e i rossi annacquati?  «Il loro successo in città è dovuto alla trasfusione di sangue rosso cardinale che scorre nelle vene di qualcuno di loro e proveniente da altri lidi», chiosa Gianni Risari, scout, ex deputato.  Doveroso citare i nostalgici trentenni che si atteggiano a reduci: giunti al termine della corsa, prima di iniziarla. Chiedete ad Andrea Spinelli. Perchè tralasciare i ventenni randellati dal Pasquino cremasco? «Non è vero che nessuno se li fila, non è vero che nessuno dà loro opportunità, non è vero che non hanno spazi in cui far valere le proprie ragioni».

Si può continuare. La fauna è ricca e offre numerosi esemplari. I vari tipi si riconoscono e si distinguono al primo colpo d’occhio. Dalle prime parole pronunciate arriva la conferma.  E scusate: il trentacinquenne senza lavoro, ma con laurea e dottorato è giovane o adulto?

Basta piangersi addosso, incolpare gli altri. Individuato il problema, si risalga alle molteplici cause e si intervenga. Se la questione  è genetica, con il Dna ricombinante si fanno miracoli. Un po’ di coraggio, perbacco! La città si può rivoltare.

Forse è giunto il momento di mollare per un po’ di tempo twitter e facebook e riprendere a riflettere. Perché non incominciare da queste parole  di  Hannah Arendt?

«Un’esperienza nuova per il nostro tempo è entrata nel gioco politico: ci si è accorti che agire è divertente. Questa generazione ha scoperto quella che il diciottesimo secolo aveva chiamato la ‘felicità pubblica’ , il che vuol dire che quando l'uomo partecipa alla vita pubblica apre a se stesso una dimensione di esperienza umana che altrimenti gli rimane preclusa, e che in qualche modo rappresenta parte di una felicità completa».

Se avanzano alcuni minuti, si può passare a leggere o rileggere l’Urlo di Allen Ginsberg.

I giovani d’oggi, e quelli di Crema in particolare, non sono più sfigati di quelli di ieri. Più pappemolli. Questo si. Più lassisti. Questo sì. Più inclini al volo radente che a quello d’alta quota. Questo sì. Troppo incartapecoriti questo sì. Forever young non fa per loro. Però si può rimediare.  Se è troppo ottimistico rimediare tout court,  si può almeno provare.  O no?

01 Marzo 2014

Commenti all'articolo

  • Ermanna

    2014/03/03 - 11:11

    Brevemente: faccio fatica pensare ai giovani e limitarmi a Crema. Ormai il respiro deve essere necessariamente globale! Per scelta lo sguardo va oltre, carpisce le esperienze positive di tanti giovani nel mondo, che i media si guardano bene dal proporre come esperienza perché troppo occupati o forse perché è più facile criticare che proporre……….. Sguardo globale quindi e semmai poi, con lo spirito di condivisione perché non proporre esperienze giovanili tanti interessanti che animano il mondo intero ai giovani di Crema? Anche i media hanno delle precise responsabilità. Tutti dobbiamo concorrere al bene di tutti, basta mettersi in cordata e cominciare a camminare insieme sperimentando nuove esperienze. Un esempio? Eccolo: http://www.unitedworldproject.org/it/

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