il network

Sabato 03 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione


CREMA IN DECLINO

Giovani pigri, narcisisti e presuntuosi

Da un articolo del Time si può intravedere il ritratto dei virgulti della Repubblica del Tortello

Giovani pigri, narcisisti e presuntuosi
antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

tutti i post dell'autore

Calendario dei post

Maggio 2013 la copertina di Time urla The Me Me Me Generation. E si riferisce alla generazione Millennials, conosciuta anche come Next generation, quella nata negli anni Ottanta e successivi. Il sommario spiega: I millennials sono pigri, presuntuosi narcisisti che vivono ancora con i loro genitori, ecco perché ci salveranno tutti. Joel Stein, l’autore del pezzo, non bada a spese: «Sto per fare quello che le persone più anziane hanno sempre fatto nella storia: chiamare quelli più giovani di me pigri, presuntuosi, arroganti, superficiali. Ma io ho i risultati. Ho la statistica. Ho dichiarazioni di accademici prestigiosi. A differenza dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei bisnonni, io ho le prove. L’incidenza del disordine narcisistico di personalità è tre volte più elevata nei giovani 20enni rispetto alla generazione che ora ha 65 anni […] Il 58% in più di studenti universitari hanno ottenuto un punteggio più alto su una scala narcisistica nel 2009 rispetto al 1982. Uno studio recente ha dimostrato che il 40% dei giovani pensano che dovrebbero ricevere una promozione ogni due anni, indipendentemente dalla performance».

 

Ma questa non è l’America, è Crema. E’ la Repubblica del Tortello. Non esistono statistiche sui giovani tortelliani. Solo sensazioni, che non hanno valore scientifico ma possono essere più rivelatrici della realtà di diagrammi, percentali, tabulati. Sensazioni scaturite dalla frequentazione dei loro luoghi di ritrovo, da racconti di insegnanti, da discussioni con virgulti già appassiti della politica e del sociale. Provare per credere e, forse convincersi, che è inutile concionare sul futuro di questa generazione se lei stessa non si scuote, si apre e dialoga per uscire dal ghetto nel quale si è autoparcheggiata.

Andate un po’ di sere in un pub o fermatevi al sabato sera ad ascoltare le conversazioni dei tiratardi fermi davanti ai locali di tendenza; parlate con loro. Chiedete cosa vogliono dalla vita, quali gli obiettivi, invitateli a collaborare con gruppi diversi da quelli abitualmente frequentati e traete le conclusioni. Combaceranno con l’analisi di Time. Diverso, un solo un particolare: i giovani di Crema non salveranno il mondo e neppure la Repubblica del Tortello. Troppo fighetti, troppo intellettuali, troppo presuntuosi. Troppo fiacchi. Troppo vecchi. Già, troppo narcisisti. Troppo hipster, ma quelli tarocchi. Troppo molli. Non celenterati, ma quasi. Si piegano e si spezzano.

C’è la crisi e chi ha la fortuna di avere una vita davanti a sé, ha la sfortuna nera di non trovare lavoro e di vedersi le ali tarpate e su questo non si discute e non esiste il problema della performance. John Elkan che dichiara: «molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione» perde un’occasione per tacere. Gli adulti non cedono un centimetro del loro spazio. D’accordo, tutto questo è sacrosanto, ma è indubbio che, a Crema, i giovani non sono una spinta propulsiva, come si diceva una volta. Conoscono i manga e ogni particolare sulla saga di twilight, ma ignorano i tre moschettieri: tutti per uno, uno per tutti. Preferiscono l’alternativa: ognuno per sè, Dio per tutti. Su internet condividono foto e molto altro, ma in piazza, nei teatri, negli spazi pubblici in senso lato non condividono iniziative comuni. Come il mercurio non si aggregano. Quelli che li rappresentano nelle istituzioni e nei partiti pensano alla carriera e, come in America, aspirano a una promozione ogni due anni.

Tanti anni fa almeno ci si provava a essere una comunità giovanile. Ci sono stati il Collettivo, Teatro zero, L’albero del riccio, Il Cortile della lega che non era quella bossiana. Preistoria. Più vicino all’oggi, ma non vicinissimo, c’è stato Marte rock. In tempi più recenti ha fatto parlare di sè Artshot. Oggi fioriscono iniziative personali, per soddisfare, appunto, il proprio narcisismo. Non importa se il pubblico presente si può contare con il vecchio pallottoliere, oggetto misterioso per la generazione digitale. Nell’era della rete, a Crema, non si fa rete: si perdono occasioni e possibili finanziamenti. Per la conferma chiedete a quelli di Screamzine e Sussurandom.

La politica non aiuta e l’Orientagiovani è un’agenzia informativa. Utilissima, ma non punto di coagulo. Non fucina di idee e di progettualità. Onore all’impegno degli operatori che lo gestiscono, ma non possono vicariare qualcosa di inesistente.

I giovani. Generazione senza pace. Da sempre. I giovani. Ubiquitari. Nei bar, per strada, nei dibattiti, nei discorsi dei Cetto Laqualunque, nei programmi elettorali, negli oratori di Don Bosco e in quelli di partito, nei pistolotti dei falsi profeti salvatori del mondo e dei belzebù che, invece, auspicano d’incenerirlo. Anche a Crema. Al centro di sondaggi e indagini di mercato. Vezzeggiati e disprezzati. Coccolati e maledetti dai pubblicitari. Incubo degli uffici marketing, Turlupinati da venditori di illusioni. Fondamentalmente soli. Anche a Crema. Fluttuanti in un mare di noia. Piegati su se stessi. Narcisi e indifesi. Anche a Crema, città in declino. Niente da spartire con Pierangelo Bertoli: «Canterò le mie canzoni per la strada  ed affronterò la vita a muso duro  un guerriero senza patria e senza spada  con un piede nel passato  e lo sguardo dritto e aperto nel futuro». 

 

Un quasi trentenne mi ha confessato: «I giovani hanno troppe cose a cui pensare e nessuna via d’uscita da coltivare». Sarà vero?

 

 

22 Febbraio 2014

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000